https://www.cpbvcarmelo.it/Objects/Pagina.asp?ID=1793&Titolo=Il%20nuovo%20altare
“…Il costo dell’opera è consistente, ma il libero contributo di 42.000 euro, pervenuto in questi mesi, all’inizio dei lavori, fa ben sperare nel sostegno dei singoli e dei gruppi".
Sant’Antonio, abate ed eremita
17 gennaio 2025, venerdì
Sia lodato Gesù Cristo!
A quanto sto per dire, faccio una doverosa premessa: sarò ben lieta se, carte alla mano, qualcuno mi mostrerà che la comunità parrocchiale di cui sto per parlare, si è già attivata operando notevoli forme di concreto sostegno alle famiglie e alle persone povere, che lì risiedono.
Evidentemente, quanto sto per affermare si basa su ciò di cui io sono attualmente a conoscenza.
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Cari fratelli e sorelle.
Verso la metà di dicembre u.s., nel corso di una Santa Messa festiva, nella chiesa di Appiano Gentile (CO), tra gli avvisi, è spiccato il primario riferimento, fatto personalmente dal parroco, alla consacrazione del nuovo altare; consacrazione che sarebbe avvenuta qualche giorno prima del Santo Natale. Come poi di fatto è stato.
È vero che non è da un giorno che si era progettato di cambiare l’altare preesistente con uno nuovo; però, a fronte di questo altare a proposito del quale lo stesso don Erminio Villa afferma che “il costo dell’opera è consistente”, non posso oggi esimermi dall’esporre alcune considerazioni.
Anzitutto, chiedo pacatamente:
1) Quando si intraprende - all’interno della Chiesa Cattolica e specificamente nella Diocesi Ambrosiana - una qualsiasi concreta iniziativa di rilievo, ci si chiede che cosa ne pensa Nostro Signore Gesù Cristo? Ossia, in concreto, se la tal opera o iniziativa è a Lui gradita.
È necessario, infatti, attuare un santo e saggio discernimento previo; discernimento che ogni credente in Cristo, e, a maggior ragione, ogni Vescovo ed ogni sacerdote, dovrebbe avvertire in coscienza di dover fare: sempre, ma in special modo prima di ogni importante decisione.
Ciò significa arrivare a formulare una seria valutazione, fatta con onestà intellettuale e con retta coscienza, alla luce del Vangelo: cioè, conforme e fedele agli insegnamenti che Nostro Signore, il Divino Maestro, ci impartisce dalle pagine immortali del Libro Santo.
Non siamo infatti la Sua Chiesa in cammino verso la Città Celeste? Non è Cristo il nostro Supremo Pastore e noi il gregge che Egli pasce?
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Ora, nel caso in questione, pacatamente chiedo: si può legittimamente pensare che il Signore Gesù sia d’accordo con una così imponente opera? realizzata, per giunta, in questo tempo nel quale non poche famiglie e persone si trovano in stato di precarietà economica.
- Tra l’altro, a tutt’oggi, non sono riuscita a reperire il costo complessivo del nuovo altare.
Attenzione, cari fratelli e sorelle: non sto affermando che esso non sia stato reso pubblico da qualche parte, ma sta di fatto che io non sono tuttora riuscita a saperlo con certezza: come si dice, a vederlo scritto nero su bianco.
Ritengo che essendo un’opera di interesse pubblico ed ecclesiale - per la quale si sono raccolte e tuttora si raccolgono donazioni - sarebbe correttezza esporre chiaramente quanto costa.
2) Ma torniamo agli avvisi dati verso il termine di quella Santa Messa.
È apparsa palesemente la fierezza per aver già raccolto, in così poco tempo, la cifra di euro 62.000 per il pagamento (parziale) del suddetto altare.
Schiettamente dico che chiunque va tanto fiero di questo risultato, potrà esserlo veramente – e quando dico “veramente” intendo secondo la Volontà di Dio, in quanto: “Chi si vanta, si vanti nel Signore.” (2Corinzi 10,17) – quando si potrà dall’ambone di detta chiesa parrocchiale annunciare che - in poco tempo - si saranno parimenti raccolti almeno 62.000 euro a favore delle famiglie in stato di marcata indigenza materiale.
Famiglie che, come mi è stato riferito, abitano anche in Appiano Gentile.
Altrimenti, che è questo - agli occhi e al cospetto di Nostro Signore - se non un vanto fumoso?
Un vanto che sa di amor proprio e che, come tale, non può esserGli gradito.
- Infatti, che cosa può pensare una persona, mettiamo un padre di famiglia, che fatica a tirare la fine del mese, a fronte di questo così imponente e costoso altare marmoreo?
Forse che non appare davvero troppo stridente il contrasto tra tanto - così inopportuno - sfarzo e la concreta disagevole condizione in cui versano non poche persone?
- Inoltre: abbiamo da poco concluso il prezioso Tempo di Natale.
E dunque, cari fratelli e sorelle, cosa posso dirvi, mirando il presepio?
Ma è davvero così la Chiesa che Nostro Signore Gesù vuole e desidera?
Questo lo chiedo, con il dovuto rispetto, parlando più in generale, ai Vescovi e ai Loro più stretti collaboratori.
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E siamo proprio sicuri, tornando al discorso di cui sopra, che il fine della realizzazione di questo altare sia solamente dare gloria e onore a Dio? o non è piuttosto, almeno in parte, una ennesima ostentazione?
E non dico di più.
Certo, non è mia intenzione annunciare e promuovere uno sterile e fuorviante pauperismo; ma appare davvero troppo grande il contrasto tra il Divino Bambino Gesù che adoriamo giacente nella mangiatoia e, lo ripeto, questo sfarzoso altare.
Invito - di cuore - chi di dovere a pensarci, implorando la Luce Superna del Divino Paraclito: meglio se con le ginocchia piegate dinanzi al Signore Gesù, realmente presente nel Santissimo Sacramento.
Sabrina Luraschi Corbetta