Francesco: maestro e banditore del sincretismo religioso e della falsa misericordia (quella senza verità)
“Francesco ha lasciato a tutti una testimonianza mirabile di umanità, di vita santa e di paternità universale.”
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… Ebbene, se anche non avesse detto e fatto tante nefandezze, personalmente fatico parecchio a perdonare Bergoglio per ciò che disse il 18 agosto 2021, quando dichiarò che “vaccinarsi è un atto d’amore”. Occupandosi di una materia di cui non poteva essere esperto, e allineandosi prontamente ai padroni del pensiero unico, espose milioni di persone ai rischi degli effetti avversi causati dai “vaccini” e diede il via alla persecuzione di tutti noi che subito capimmo l’imbroglio. Si allineò alla logica dei lockdown e dei green pass, che impose ai dipendenti vaticani, e abbandonò al nostro destino tutti noi cattolici diversamente pensanti, che fummo dipinti come pericolosi pazzi “no vax” da emarginare e colpire in ogni modo. Contribuì a privare del lavoro e quindi del sostentamento chi non volle cedere al ricatto. Fece svuotare le chiese ed eliminare le sante messe, e privò i cattolici dei sacramenti.
Fece dire alla Congregazione per la dottrina della fede che assumere vaccini provenienti da cellule di feti abortiti volontariamente è una collaborazione al male solo “remota” e quindi accettabile. Fece dire alla Santa Sede che era importante vaccinare i bambini, a partire dai cinque anni.
Non dimentico le acquasantiere vuote nelle chiese. Non dimentico il flacone del disinfettante sull’altare e la cerimonia apotropaica, a cui assistiamo ancora adesso, del prete che si versa l’amuchina sulle mani.
Il papa non doveva comportarsi come un piazzista delle case produttrici di vaccini.
Per il suo comportamento raccolse l’applauso del mondo. Ma “guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi” (Lc 6,17-26).
No, non dimentico.
https://www.aldomariavalli.it/2025/04/26/non-dimentico/
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La misericordia di Dio è il respiro dell’anima; senza di essa nessuno si salva, né può sperare la salvezza. «Misericordias Domini in æternum cantabo» (Sal 88, 2): la vita eterna sarà un inno perpetuo alla misericordia di Dio, che non ci ha lasciati schiavi del peccato, ma ci ha perdonati e rinnovati con il Sangue del Figlio di Dio versato e corroborati con il Corpo del Signore offerto.
Come insegnava San Giovanni Paolo II, il mistero della Redenzione è il mistero della giustizia che nasce da e porta alla misericordia: «Nella passione e morte di Cristo - nel fatto che il Padre non risparmiò il suo Figlio, ma “lo trattò da peccato in nostro favore” - si esprime la giustizia assoluta, perché Cristo subisce la passione e la croce a causa dei peccati dell'umanità. Ciò è addirittura una “sovrabbondanza” della giustizia, perché i peccati dell'uomo vengono “compensati” dal sacrificio dell'Uomo-Dio. Tuttavia, tale giustizia, che è propriamente giustizia “su misura” di Dio, nasce tutta dall'amore: dall'amore del Padre e del Figlio, e fruttifica tutta nell'amore» (Dives in misericordia, 7). La falsa contrapposizione tra misericordia e giustizia viene sciolta in quella giustizia divina che «nasce dall'amore e nell'amore si compie» e rimette l’uomo in quella «pienezza di vita e di santità che proviene da Dio» (Ibidem) e cauterizza «la radice stessa del male nella storia dell'uomo» (Ibidem, 8).
In questo pontificato abbiamo assistito ripetutamente ad esternazioni verbali e ad espressioni scritte talvolta ambigue e talvolta decisamente erronee, che hanno creato confusione tra i fedeli, portando a pensare che la salvezza sia opera unilaterale di Dio e provocando un pericoloso avvicinamento alla comprensione luterana della salvezza nel duplice assunto del sola fide e sola gratia. Diventa quanto mai necessario ribadire il principio brillantemente sintetizzato da Sant’Agostino: «Senza la tua volontà, in te non ci sarà la giustizia di Dio. Indubbiamente la volontà non è che la tua, la giustizia è solo di Dio. Senza la tua volontà, la giustizia di Dio può esserci, ma in te non può esserci se sei contrario […]. Perciò chi ti ha formato senza di te, non ti renderà giusto senza di te» (Discorsi, 169, 11. 13).
Per questa ragione, particolare preoccupazione hanno destato le ambiguità relative al presunto dovere da parte del confessore di assolvere sempre, come anche della possibilità di ammettere all’Eucaristia le persone che continuano a vivere more uxorio, secondo l’interpretazione che all’esortazione post-sinodale Amoris Lætitia è stata data dalla Lettera dei Vescovi della regione di Buenos Aires del 5 settembre 2016, interpretazione che papa Francesco ha appoggiato nella lettera dello stesso giorno indirizzata a Mons. Sergío Alfredo Fenoy.
Diviene perciò urgente e necessario ribadire questi principi fondamentali e ritornare alla misura del santo Vangelo, che annuncia la misericordia di Dio insieme alla necessità della conversione e della penitenza: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,15).
https://lanuovabq.it/it/tornare-al-vero-significato-della-misericordia-di-dio
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Sabato nell’Ottava di Pasqua, 26 aprile 2025
Il Signore è veramente risorto, alleluia!
Cari fratelli e sorelle, la Pace di Gesù, Vincitore del male e della morte, dimori nei vostri cuori!
Premessa
Dopo avervi proposto alcuni estratti dai significativi articoli di cui sopra, aggiungo qualche considerazione; affermazioni semplici, le mie, che però sento in coscienza di non potermi esimere dal rendere pubblicamente: poiché - davvero - è troppo stridente con la triste realtà dei fatti, questa apoteosi che sta circondando la morte di papa Francesco.
Tali sperticate lodi (senza l’ombra della benché minima critica al suo operato … ma d’altronde, mi dico, è ovvio che sia così …) - a fronte dei danni immani che egli ha procurato alla Chiesa di Gesù Cristo e a molte anime, nel tempo del suo pontificato - sono assolutamente fuori luogo.
Soprattutto a partire dal relativismo/soggettivismo morale avallato e sostenuto nel capitolo VIII di Amoris laetitia, e poi via via … affermando che tutte le religioni sono uguali … e il culto idolatrico della pachamama … e l’eretico Lutero portato in trionfo come se fosse un Santo … eccetera … fino a giungere alla benedizione delle “coppie” omosessuali sdoganata con la devastante dichiarazione Fiducia supplicans …
Sarebbe questo il suo “santo operato”?...
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- Per prima cosa, vi dico come mio marito Angelo e io, da quando, lunedì 21 aprile, abbiamo appreso del trapasso di Jorge Mario Bergoglio, in sincerità di cuore, preghiamo Dio Misericordioso a suffragio della sua anima.
- Tuttavia, questo atto di devota e cristiana pietà – pregare Dio per i vivi e per i morti: e, com’è nel caso presente, per il defunto sommo pontefice – non significa cancellare d’un tratto (come se le sue parole e azioni fossero tutte sante, e degne e meritevoli del più alto encomio) i molteplici cattivi frutti che papa Francesco - con certi suoi insegnamenti dubbi, quando non addirittura palesemente e gravemente erronei - ha diffuso nel giardino mistico della santa Chiesa.
E neppure si cancella il pluriennale e profondo dolore che egli stesso ha inferto alle anime di molti fedeli cattolici: uomini e donne di buona volontà che desiderano (pur consapevoli delle loro proprie povertà e debolezze) seguire fedelmente il Signore Gesù, cercando di vivere secondo la Sua Santa Legge di Grazia e Carità.
Sì, seguire l’unico Dio Vivente e Santo, nella verità: la Verità di Cristo, intendo: quella che, sola, ci renderà davvero liberi! (Gv 8,31-32)
- Infine, leggendo le parole conclusive del Rogito per il transito di papa Francesco, ossia che egli avrebbe lasciato a tutti “una testimonianza mirabile di vita santa”, come posso non esclamare, con un misto di dolore e disgusto interiore (a fronte di tanta clerichese melenseria e inopportuna enfatizzazione): “Ma che Chiesa è questa?! ...”.
Umilmente e fortemente, preghiamo il Signore Dio nostro che ci doni pastori secondo il Suo Cuore. Così sia.
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero!
Sabrina Luraschi Corbetta