- Matrimonio e omosessualità.
- Comunioni sacrileghe.
Beata Vergine Maria del Rosario
7 ottobre 2025
Sia lodato Gesù Cristo!
Cari fratelli e sorelle, la Pace del Signore sia con voi.
Credetemi: non è piacevole per me dire quanto segue, ma va detto.
Per ben comprendere ciò di cui sto per parlarvi, è necessaria la previa visione del breve video: https://www.youtube.com/watch?v=IIF18ZEyKA0 nel quale papa Leone commenta il progetto del cardinale di Chicago, di conferire un premio alla carriera ad un senatore palesemente pro-aborto.
Fatta questa premessa, dico che la risposta del papa è deprimente, sotto vari aspetti.
Prima di tutto, con certe sue affermazioni - non proprio conformi al “sì, sì; no, no” (Mt 5, 37) che Cristo insegna nel Suo Vangelo di Vita vera - egli ha approvato che questa onorificenza sia conferita al senatore Durbin, il quale (come ho detto) è a favore dell’aborto legalizzato.
Purtroppo, Leone XIV non si è dissociato dalla scelta fatta dal cardinale Cupich, di premiare un pubblico peccatore.
Sono rimasta molto addolorata, nonché scandalizzata, nel dover constatare che, persino in una questione tanto grave e certamente non negoziabile, il papa non ha avuto il santo coraggio della verità.
Il Vicario di Cristo - colui che è espressamente chiamato a confermare i fratelli nella Fede - avrebbe dovuto, senza “se” e senza “ma”, ribadire con tutta chiarezza l’insegnamento della Chiesa, in materia di aborto volontario: esso è un grave delitto che non può mai e in nessun caso essere approvato, poiché è l’uccisione di un essere umano innocente.
E che quindi: no, non è accettabile che un senatore pro-aborto riceva un premio da parte del tal cardinale.
Così avrebbe dovuto rispondere papa Leone.
Invece, cari fratelli e sorelle, cosa ha detto?
“Penso che sia molto importante considerare il lavoro complessivo che un senatore ha svolto durante, se non sbaglio, quaranta anni di servizio al Senato degli Stati Uniti.”
Il “lavoro complessivo”? Ma stiamo scherzando?!
Anche nel caso in cui il tal senatore avesse realmente giovato al suo Paese in altri ambiti del vivere civile, resta di fatto che egli ha avallato e pubblicamente sostenuto l’aborto volontario.
Ma papa Leone ci dice che è importante considerare “il lavoro complessivo” da lui svolto in quarant’anni di servizio al Senato.
Ci rendiamo conto della gravità di una tale affermazione fatta dal papa?
Sarebbe come dire: “Ma sì, in fin dei conti, questo senatore dem ha fatto anche del bene, e quindi non stiamo a guardare tutto”.
Solo che in questo caso lo scandalo c’è, ed è enorme, cari fratelli e sorelle, in quanto si tratta dell’uccisione di piccoli esseri umani, i più indifesi.
Rileggiamo cosa è scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 2271:
Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale:
« Non uccidere il bimbo con l'aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita ». 182
« Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo degno dell'uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l'aborto come pure l'infanticidio sono abominevoli delitti ». 183
https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm
Ecco: l’aborto e l’infanticidio sono abominevoli delitti.
Ma questa chiara e forte testimonianza alla Verità, da parte di papa Prevost, non c’è stata.
***
Mi spiace dirlo ma, da ciò che ho visto e ascoltato in questi primi mesi del suo pontificato, ricavo l’impressione (e più che impressione) che papa Leone si barcameni, in certe questioni di grande rilievo dottrinale, tra il “sì, ma anche no; no, ma anche sì”.
Certi affermano che fa così perché vuole l’unità nella Chiesa di Cristo.
Dico: quale unità? Non c’è vera unità al di fuori della Verità, E per noi credenti la Verità è una Persona: Nostro Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio, unico Salvatore degli uomini.
***
Faccio un confronto, tra i più vistosi: nell’omelia della Santa Messa per il Giubileo delle famiglie (Domenica 1° giugno), papa Leone, tra l’altro, ha detto:
Per questo, col cuore pieno di riconoscenza e di speranza, a voi sposi dico: il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo (cfr S. Paolo VI, Lett. Enc. Humanae vitae, 9). Mentre vi trasforma in una carne sola, questo stesso amore vi rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita.
Grazie, papa Leone, per queste parole che ci restituiscono il vero volto del Matrimonio in Cristo.
Però, d’altra parte, il Suo silenzio a fronte di quella specie di gay pride che si è svolto il 6 settembre nella basilica di San Pietro, è, a dir poco, assordante.
E cosa dire del Suo sostegno alla Messa che il vicepresidente della CEI ha celebrato appositamente per loro?
Lo stesso mons. Savino ha infatti riferito che Lei, papa Leone, gli avrebbe detto: “Lei vada a celebrare il Giubileo organizzato dalla Tenda di Gionata e delle altre associazioni che si occupano di fratelli e sorelle”.
Papa Leone, cortesemente, una domanda: in questa “chiesa inclusiva”, Lei e i Vescovi, avete ancora il coraggio di dire alle persone omosessuali e trans che il Signore le chiama a vivere la loro condizione nella castità?
O invece possono anche loro ricevere Nostro Signore nella Santa Comunione Eucaristica pur attuando comportamenti chiaramente omosessuali? E magari certe di queste persone, per le quali mons. Savino ha celebrato la Messa, convivono pure con persona dello stesso sesso.
Papa Leone, Le chiedo: va bene anche così? Cioè, possono accostarsi a ricevere Nostro Signore nell’Ostia Santa pur non volendo rinunciare al peccato contro natura?
Lei, “con una grande tenerezza”, ha esortato a celebrare quella Santa Messa e relativo giubileo lgbt. Quindi…
Domando: esiste ancora in questa “chiesa alla Bergoglio”, la verità - fondata sulla Sacra Scrittura (1Cor 11, 27-29) - secondo cui chi si comunica consapevole di essere in stato di peccato mortale, commette un orrendo sacrilegio contro il Santissimo Sacramento dell’altare, e mangia e beve la propria condanna?
Esiste ancora, nella “chiesa inclusiva”, questa Parola di Dio?
“Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini sé stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.”
***
Venticinque anni fa, San Giovanni Paolo II si espresse con ben altre parole, quando, durante il Grande Giubileo, ebbe luogo il gay pride:
3. Un accenno ritengo, poi, doveroso fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi.
A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l'affronto recato al Grande Giubileo dell'Anno Duemila e per l'offesa ai valori cristiani di una Città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo.
La Chiesa non può tacere la verità, perché verrebbe meno alla fedeltà verso Dio Creatore e non aiuterebbe a discernere ciò che è bene da ciò che è male.
Vorrei, a tale riguardo, limitarmi a leggere quanto dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale, dopo avere rilevato che gli atti di omosessualità sono contrari alla legge naturale, così si esprime: "Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione" (CCC 2358).
https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/2000/documents/hf_jp-ii_ang_20000709.html
“La Chiesa non può tacere la verità, perché verrebbe meno alla fedeltà verso Dio Creatore e non aiuterebbe a discernere ciò che è bene da ciò che è male.”, disse il Santo Padre.
Venticinque anni dopo, la chiesa “erede di Francesco I”, il 6 settembre 2025, ha fatto esattamente il contrario; e continua a farlo, annunciando un vangelo che non esito a definire diabolico.
Mi mostrino, infatti, papa Leone e i vescovi pro lgbt, in quali Libri e passi della Sacra Scrittura – Nuovo Testamento, in primis – la Parola di Dio approverebbe l’omosessualità.
Così non è e così non potrà mai essere: infatti, il Sommo Bene – Dio – vuole e desidera l’autentica realizzazione di ogni persona, la quale si edifica nella carità, secondo Cristo.
Il grave male morale che è la condotta omosessuale, con tutta evidenza, non potrà mai, in nessun caso, corrispondere al vero bene dell’essere umano.
Quindi, compito precipuo del Papa e dei Vescovi è chiamare le persone omosessuali a sincera e fattiva conversione, secondo quella che è veramente la Santa Volontà di Dio, rivelata a noi tutti nell’immortale Vangelo del Verbo Incarnato: l’Uomo Dio Cristo Gesù.
CONCLUSIONE
Cari fratelli e sorelle, umilmente e con tanto amore, offriamo riparazione a Dio, poiché è evidente che, come quelle piccole creature che vengono massacrate nel seno materno, non hanno ricevuto giusta e amorevole attenzione da parte del papa (nell’intervista di cui sopra), così pure Gesù Ostia è stato trascurato – e peggio che trascurato: oltraggiato – in nome di una falsa e fuorviante inclusività: la Chiesa ufficiale, a partire da papa Leone, ha di fatto avallato delle Comunioni Eucaristiche ricevute da persone che non hanno alcuna intenzione di convertirsi. Questo è gravissimo.
Domine salva nos! Perimus.
Sabrina Luraschi Corbetta