San Bernardo di Chiaravalle, 20 agosto 2024
Sia lodato Gesù Cristo!
Cari fratelli e sorelle, la Pace del Signore dimori, oggi e sempre, nei vostri cuori.
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Luglio e agosto sono per antonomasia i mesi delle vacanze: almeno per coloro che hanno la possibilità di andare al mare o ai monti.
Ma anche per le persone che, per vari motivi, non si allontanano dal proprio domicilio, l’estate - con le sue giornate (spesso) segnate da bel tempo e da molte ore di luce diurna - costituisce senza dubbio un salutare richiamo ad un ritmo di vita meno stressante e indaffarato rispetto a quello che si conduce negli altri mesi dell’anno.
Ciò, evidentemente, per un’anima credente nel Cristo, non deve tradursi in uno sterile e ingannevole “lasciarsi andare” come è uso dei mondani.
I quali (purtroppo!) non posseggono la Speranza che invece anima, sostiene e conforta il cuore di ogni vero cristiano. E così essi cercano la felicità - senza trovarla, poiché non è lì - nelle vanità effimere di vario genere.
Il discepolo di Cristo, invece, crede fermamente che la morte corporale non sarà la fine di tutto, la dissoluzione nel nulla del suo essere personale.
Ne consegue che il cristiano cerca, pur con i propri limiti e mancanze, di conformare sempre più la propria esistenza nel tempo a quella del suo Maestro e Signore: Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio fatto uomo.
Ciò, se da una parte è molto impegnativo - e può compiersi esclusivamente per il dono della Grazia santificante unita alla buona volontà del discepolo: poiché senza Dio non possiamo far nulla (Gv 15,5) -, dall’altra la sequela di Cristo dona significato vero e profondo ad ogni singola giornata - ad ogni momento, lieto o triste che sia -, quale nessun’altra cosa, in questo esilio terreno, può infondere nell’animo umano.
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Tuttavia, non bisogna dimenticare che lo stesso Maestro Divino – Via, Verità e Vita – disse ai Suoi discepoli (Mc 6,31):
«Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'».
Quindi, attualizzando ai giorni nostri, ritengo che anche la Sacra Liturgia, ben lungi dal divenire sciatta ed affrettata (come invece purtroppo, delle volte, si constata; e non solo d’estate…), debba però tenere nel giusto conto il bisogno - determinato dal fatto che siamo creature umane e non Angeli del Cielo - di evitare eccessive prolissità.
Questo, in concreto, significa:
- che nelle omelie non ci si deve disperdere nell’annuncio di mille concetti; ma piuttosto focalizzarne uno o due primari, tratti preferibilmente dal Vangelo proclamato, e su quelli portare l’attenzione dei fedeli, concludendo con una fattiva esortazione al bene, alla virtù.
E perché, reverendi sacerdoti, non invitare i credenti a riservare parte del loro tempo libero all’adorazione silenziosa e personale - personale sì, ma che andrà a vantaggio di tutto il corpo mistico della Chiesa - del Signore Gesù realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare?
Tra l’altro, nei frangenti attuali (conflitti bellici ed altre problematiche sociali tutt’altro che secondarie), chi potrà efficacemente aiutarci ad uscire dalle gravi crisi in atto, se non Colui che ci ama e che è morto e risorto per noi?
Dobbiamo avere fede, però! Altrimenti l’adorazione al Santissimo ci apparirà null’altro che una “perdita di tempo”. E idem dicasi della preghiera, quando la fede non c’è o scarseggia alquanto…
- che nella scelta delle Letture, soprattutto quelle proposte nelle Sante Messe feriali, sarà bene attuare un sano e prudente discernimento.
Schiettamente: a questo riguardo, il Rito Ambrosiano – del quale potrei, in assoluta sincerità e con letizia dell’anima, enumerare molti pregi e meriti indiscussi – è però poco “pastorale”.
Infatti, in piena estate, quando tutti (più o meno) siamo già messi a prova dal caldo eccessivo, dalla quotidiana fatica - e ognuno dalle sue proprie croci: grandi o piccole lo sa Dio, ma comunque presenti -, ecco che frequentemente, noi fedeli ambrosiani, ci troviamo a dover ascoltare brani tratti dall’Antico Testamento, lunghi e non poco “impegnativi”.
E questo, con quale risultato? Non di rado, dato che la Lettura, appunto, è lunga, la si legge in modo molto affrettato… e c’è da chiedersi se colui/colei che la proclama stia capendo ciò che legge; e, inoltre, se lo capiscano gli uditori presenti in chiesa.
Infatti, spiace dirlo ma, più che proclamazione della Divina Parola, somiglia alquanto a quel rovesciare parole proprio di molti (vacui, e non dico di più) spettacoli televisivi.
Sotto questo aspetto - cioè, le Letture proclamate nel corso delle Sante Messe in tempo d’estate - è fuor di dubbio che il Rito Romano mostri maggior acume, nel proporre brani scritturistici “adeguati” a tale stagione, che – lo ripeto – dovrebbe, almeno per quanto possibile, segnare per ogni persona un tempo di minore stress e di impegno “ridimensionato” nel giusto modo.
E ciò a vantaggio di tutta la persona umana, anima e corpo: affinché, terminata l’estate, ciascuno possa riprendere con speranza e rinnovato slancio gli impegni di un nuovo anno pastorale.
L’amatissima Madonnina, che svetta sul Duomo di Milano, preghi per tutti noi il Cristo, Suo Figlio e Suo Dio: affinché esso sia vissuto secondo le Volontà e i santi aneliti del Sacratissimo Cuore di Gesù. Così sia.
Sabrina Luraschi Corbetta