C’era una volta l’uomo.
L’uomo è il più intelligente degli animali del suo pianeta.
Eppure l’uomo è una specie strana.
Se volessimo paragonare la specie umana a una sola persona - cosa complicata, ma non del tutto impossibile -, sarebbe il bulletto della classe, quello che ama farsi dare le merendine altrui all’ora di ricreazione, perché sa che l’altro è più debole e avrà paura di sfidarlo.
Talvolta, però, può succedere di rubarla alla persona sbagliata, che non si spaventa affatto e magari reagisce in maniera sorprendente e inaspettata. È così che scoppia la rissa.
Quando, poi, il professore entra in classe e vede la scena, è probabile che non punisca solo i colpevoli. Più spesso accade, infatti, che tutta la classe ne risenta.
Ovviamente è una metafora non applicabile a tutte le persone e a tutti i contesti, ma in alcune situazioni è quantomeno vicina alla realtà. Una di queste situazioni può essere proprio quella descritta: per il comportamento di alcuni individui, tutta la classe viene punita.
Ora pensiamo più in grande. La classe si trasforma nel mondo intero, mentre gli alunni sono gli Stati. Quando due o più ragazzi iniziano a fare a pugni, scoppia una guerra. Alla fine della guerra, non solo i due Stati protagonisti del conflitto, ma anche tutti gli altri subiranno le conseguenze: gli “alleati” dell’uno e dell’altro, che prendono parte alla rissa, ma anche chi trae beneficio da uno dei due attaccabrighe. Per esempio: in una ipotetica situazione in cui non fossimo alleati degli Stati Uniti e quindi ci limitassimo ad essere “spettatori” in un eventuale conflitto, se la Russia entrasse in guerra con gli Stati Uniti -chi se lo aspetterebbe? -, alla fine del conflitto la situazione italiana, oltre a quella dei due Stati notoriamente guerrafondai, sarebbe disastrosa. I costi dell’energia elettrica -e non solo -, per tornare all’esempio, crescerebbero in maniera esponenziale in quanto il nostro principale fornitore è la Russia, che non avrebbe quasi più la possibilità di sopravvivere, figuriamoci “condividere” -ovviamente la “condivisione” è metaforica. In realtà l’energia elettrica viene pagata dal nostro Stato-; nella stessa situazione si ritroverebbero tutti gli altri stati dipendenti dalle due superpotenze.
Ma qual è la ragione che spinge due o più Stati ad entrare in guerra?
La risposta non è semplice. Possiamo, però, riassumere i motivi più comuni nei seguenti punti:
Affermazione della propria supremazia sugli altri Paesi. Nella metafora, chi vincerà probabilmente non verrà più disturbato da nessuno per paura che reagisca bruscamente e con violenza. Una situazione simile si verificò, ad esempio, durante la cosiddetta Guerra fredda, periodo che si estende dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (1945) alla caduta del Muro di Berlino (1989); in questo periodo, infatti, il mondo vide in competizione le due superpotenze vincitrici del conflitto mondiale, Stati Uniti e Unione Sovietica, nel campo della progettazione e costruzione di ordigni nucleari (la famosa “corsa agli armamenti”). Una competizione volta alla dimostrazione della propria potenza, nella speranza di evitare un nuovo conflitto che sarebbe stato fatale per l’umanità. Per quanto questo sia effettivamente servito a proteggere il mondo da un probabilmente autodistruttivo nuovo scontro, ha anche contribuito al formarsi di una psicosi collettiva (e giustificata) nei confronti delle bombe atomiche e a idrogeno. Molti bambini e adolescenti, all’epoca, pensavano che il futuro consistesse in una guerra nucleare che avrebbe portato alla distruzione della razza umana.
Presenza di interessi economici. Come, nella metafora, il bullo vuole ottenere la merenda senza doverla pagare o portare da casa, così gli Stati, in una guerra, vogliono appropriarsi di un territorio e, soprattutto, delle risorse presenti su quel territorio per non doverle pagare o ottenere dal proprio. Questo solitamente vale solo per lo Stato (o gli Stati) che attacca, in quanto presumibilmente lo Stato attaccato non avrà la pretesa di vincere la guerra, ma quantomeno di non perderla. È una situazione ricorrente e di cui si hanno vari esempi, come le guerre volte all’acquisizione di importanti giacimenti di petrolio. Anche le guerre mondiali nascono per la volontà di espandere i propri confini, spesso dovuta a un malcontento popolare diffuso. La Seconda Guerra Mondiale, ad esempio, vide contrapporsi i Paesi cosiddetti “dell’asse” (Germania, Italia e Giappone furono i principali) agli Alleati e all’Unione Sovietica e scoppiò a causa della volontà della Germania di “riacquisire” i territori che aveva perso insieme alla Prima Guerra Mondiale con il Trattato di Versailles.
Intolleranza verso minoranze. Nella Storia dell'uomo si sono ripetuti svariate volte episodi di razzismo o discriminazione verso piccoli gruppi dalle diverse credenze religiose, o dal diverso colore della pelle, o dal diverso orientamento sessuale. Nella metafora, il bullo o il gruppo di bulli potrebbe prendersela con una piccola parte degli studenti, o addirittura con uno solo, ma questa volta non per rubargli il panino (o almeno, non solo), bensì perché viene considerato "diverso": ha un'altra nazionalità, un'altra religione, oppure fa parte della comunità LGBT. Trasportando la metafora nella realtà, è un esempio di questo tipo di discriminazione la Seconda Guerra Mondiale, durante la quale Ebrei, omosessuali e diversamente abili (in realtà anche altre categorie vennero perseguitate) venivano deportati in campi di concentramento e sterminati.
Un altro esempio sono le guerre “sante”, portate avanti nel nome della propria religione contro altre culture.
Detto questo, ci sarebbero molte altre situazioni anche molto complesse da aggiungere: non ho menzionato, per dirne una, le guerre civili, particolari momenti nella storia di una nazione in cui sono gli stessi abitanti a schierarsi su due o più fronti contrapposti, dando vita a una vera e propria guerra interna che spesso porta a colpi di stato e rovesciamenti politici.
Abbiamo analizzato, seppur brevemente, i motivi che possono spingere degli Stati ad entrare in conflitto, e accennato alle ripercussioni che questi conflitti possono avere sul resto del mondo.
Ma ora la domanda che tutti aspettavamo:
Potremo mai riuscire a porre fine ai conflitti, a capire che sono inutili spargimenti di soldi e, soprattutto, di sangue?
È una questione aperta. Siamo davvero i più intelligenti? L’essere arrivati a farci la guerra è un sintomo di stupidità? O una manifestazione della grande intelligenza che caratterizza ognuno di noi? Probabilmente entrambi.
Allora come evitare di commettere gli stessi errori che abbiamo commesso in passato?
Non c’è bisogno di diventare più intelligenti. Le persone che pensano che i polpi o i delfini siano gli animali più intelligenti del mondo forse non sono mai entrate in un supermercato. Dobbiamo solo renderci conto, una volta per tutte, dell’immensa fortuna che abbiamo anche solo ad avere la capacità di capire che c’è qualcosa che non va ed essere in grado di trovare il modo di cambiarlo in meglio.
Come disse Albert Einstein,
"la misura dell’intelligenza è la capacità di cambiare".
E dato che l’intelligenza di sicuro non ci manca, direi di iniziare a darci da fare per cambiare.