Caro Diario,
diario che mi accompagni in questo percorso di crescita e di tanta confusione, ti cerco nella speranza che tu possa ordinare quelle idee irregolari nella mia mente. Il futuro mi spaventa terribilmente e la paura di lasciarmi trasportare dalle decisioni sbagliate mi travolge. Ho così tante aspettative, tipiche della mia generazione, da immaginare scenari splendidi nella mia città dei sogni. Amo scrivere e mi piace fantasticare sui giorni tipici del mio futuro: in giro per Milano che penso alla prossima testata giornalistica adatta; basco, cappotto e taccuino pieno di storie, pronto a raccontare la realtà attraverso i miei occhi.
Girovagando senza meta in Brera o contando le guglie del Duomo nascerà qualche nuova storia; ogni giorno un nuovo capitolo della mia vita.
Milletrentadue chilometri di distanza dalla mia famiglia, dai miei amici e dalla mia vecchia quotidianità, sarà il preludio di un sogno o l’alba di un incubo?
Rino Gaetano scrive: “chi vivrà vedrà” nel 1978 e quarantadue anni dopo è ancora una filosofia di vita, la mia filosofia di vita.
In camera, accanto al comodino, c’è Valigia. Mi osserva e percepisce l’oscillazione delle mie emozioni: eccitazione e terrore senza fasi intermedie. Valigia sa che è ancora un po’ presto ma sembra ogni giorno pronta a fare un passo più vicino all’ignoto. Chissà cosa prova lei, magari condivide la mia mancanza di equilibrio o magari sa bene che il suo posto è lì, sopra la mia testa in un volo di sola andata.
In camera, accanto alla scrivania, c’è l’ultimo biglietto Lecce-Milano, di inizio ottobre, meno ingiallito del biglietto dell’anno scorso ma pronto ad essere sostituito presto.
Mi piace conservare i biglietti dell’andata, perché mi piace immaginare di essere ancora in quelle strade, tra quelle persone, come se non fossi mai tornata. Così facendo, basta solo uno sguardo per ricordare tutti i dettagli, come un immenso dejavù che si appropria della mia testa per lunghi istanti. Mi aiuta a ricordare il colore della prima metro, i capi di quel mercatino vintage e la maestosità dei grattacieli più vicini al cielo che alla terra. Dettagli insignificanti dell’ultima, si spera, breve permanenza a Milano.
Un anno come adesso, sarò la classica "fuori sede al Nord”, quella che avrà bisogno dì quarantotto ore in un giorno per rispettare tutti gli impegni in agenda, quella entusiasta di conoscere la nuova realtà, quella con alti e bassi e tante emozioni folli.
Caro diario,
ti porterò con me, promesso.