Il fantomatico otium di cui si sente tanto discutere era per i Romani il tempo libero dalla vita pubblica, dedicato all’introspettività della vita privata e alle attività di autorealizzazione. Questo tempo veniva impiegato per arricchirsi spiritualmente, secondo una concezione che vedeva l’ozio non come “dolce far niente” ma come opportunità di crescita, principio della creatività e ricerca dell’identità personale.
Se anche in epoca moderna il diritto allo svago è garantito, perlomeno formalmente, dall’articolo 24 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall’ONU, è perché “oziando” ci si dedica al perseguimento dei propri desideri, liberi dal fardello delle incombenze quotidiane.
Il desiderio altro non è se non la ricerca di una mancanza, volta all’ottenimento dell’oggetto a cui si aspira, e comporta inevitabilmente lo sviluppo delle capacità meta-cognitive.
Queste costituiscono l’insieme dei processi mentali che permettono di riflettere ed organizzare le attività cognitive e di pensiero, affinando la capacità di risolvere problematiche.
La competenza di trovare e vagliare possibili alternative e valutare i pro ed i contro di ognuna sono essenziali per scegliere consapevolmente tra le opzioni e le soluzioni, come è nostro diritto fare.
Questa nostra libertà, l’autonomia di scelta, è però minacciata dalla consueta pratica per la quale a fronte di un problema il primo impulso è quello di controllare su Internet, che fornisce tutte le informazioni necessarie in un battito di ciglia.
Bisogna precisare come l’utilizzo dei media non si possa considerare ozio dal momento che il bombardamento mediatico inibisce la capacità di analizzare criticamente le informazioni ed il tasso di influenzabilità è altissimo.
L’istantaneo soddisfacimento di qualsiasi “desiderio di conoscenza”, sebbene rappresenti l’alternativa più conveniente nel breve termine, mina il potenziamento delle capacità meta-cognitive e per proprietà transitiva anche il diritto di scelta.
È quindi in funzione dell’ozio, che non è nullafacenza bensì fermento di idee e capacità cognitive, che si delinea e si afferma il diritto di scelta, principio fondiario di ogni forma organizzativa democratica e non totalitaristica.