Quest’anno sta per volgere al termine e come da tradizione il 31 dicembre tutti noi riguardiamo le foto dell’estate, degli amici, della primavera, della famiglia e pensiamo che in fondo anche questa volta ce l’abbiamo fatta, soprattutto di questi tempi.
Sono convinta che siamo tutti stanchi del covid-19: vorremmo la noiosa normalità di qualche anno fa, ci manca ogni singola parte della nostra vecchia vita, anche le banalità. Eppure questo virus sembra non voler andarsene, anche se la colpa un po' è nostra: molti si ostinano a non vaccinarsi, a non indossare i dispositivi di protezione per il Covid, ad essere spavaldi e prepotenti perché si sentono immuni. Purtroppo, nessuno può considerarsi tale in questo periodo in quanto siamo tutti esposti ad un alto rischio ogni giorno.
Rispetto al 2020 comunque, non possiamo lamentarci perché quest’anno abbiamo avuto maggiore libertà, ma anche più consapevolezza del pericolo; ognuno di noi ha fatto le proprie scelte: c’è chi ha deciso di andare alle feste con mille persone senza mascherina e chi invece è uscito con le giuste attenzioni e precauzioni.
Dobbiamo ricordare anche i numerosissimi operatori sanitari che sono deceduti o si sono ammalati a causa della pandemia. Loro hanno dato la vita per salvaguardare la salute pubblica, si sono sacrificati per noi, hanno rinunciato a tutto, sono rimasti nelle corsie degli ospedali giorno e notte.
Adesso siamo noi che non dobbiamo dimenticarli, dobbiamo ricordarli e ringraziarli per come hanno svolto il loro lavoro.
È stato un anno difficile per molti Paesi come la Palestina e l’Afghanistan che ci hanno raccontato storie di guerra, di vite che hanno imparato troppo presto a volare o di sogni infranti dietro ad un velo. Anche se, sono rimasta piuttosto delusa da come è stata gestita l’informazione: dopo neppure due mesi dalle prime notizie degli attacchi nell’uno e nell'altra nazione, nessuno ne parlava più. Sembra che tutti noi ce ne siamo dimenticati e forse è proprio così.
È triste pensare che il problema principale di molte persone è quello di creare green pass falsi o raggirare il sistema sanitario mentre degli esseri umani uguali a noi ma che hanno avuto la sfortuna di nascere al di là del confine lottano per la vita ogni secondo.
Siamo diventati più superficiali? Non ci interessa più vivere in una comunità? Non ci dispiace più vedere qualcuno soffrire?
A me sembra che sia così, ci stiamo omologando a dei modelli sbagliati che puntano solo alle formalità senza considerare davvero l’animo di una persona.
Il covid mi ha insegnato che le mie azioni possono essere dannose per la salute degli altri, dei miei nonni, genitori, amici, parenti; ho imparato ad assumermi le mie responsabilità senza cercare capri espiatori o giustificazioni.
Questo anno così ricco di esperienze, emozioni, sensazioni mi ha insegnato a crescere e a stare al mondo perché finalmente mi sono sentita parte di un piccolo pezzo di esso.
Spero che con il nuovo anno le famiglie delle vittime di Covid possano trovare conforto sapendo che non saranno abbandonate, così come le famiglie dei paesi in guerra, quelle dei migranti, quelle dei malati, quelle di chi soffre e non trova la pace.
Auguro a tutti un 2022 ricco di gioia e di sincerità ma soprattutto pieno di umiltà perché purtroppo manca in troppi animi.