I talebani non amano l'arte che non sia strettamente legata alla religione.
Sotto il loro governo, negli anni ’90, ricorda la BBC, musica, televisione e cinema erano severamente vietati e infrangere le regole era molto pericoloso.
Il 26 agosto di quest'anno, il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid vieta la musica nel Paese da loro appena conquistato, perché considerata impura.
Sono drammatiche le testimonianze di musicisti, ballerini, intellettuali e persone di cultura che ora sono finite nel mirino dei terroristi.
"Ci hanno picchiato, tanto, prima i talebani e poi i pachistani" dichiarazione di Jawad Saberi, rapper e ballerino afghano, raccolta dalla giornalista Barbara Schiavulli e riportata da Repubblica.
“Sono entrati nella mia classe e hanno distrutto tutti gli strumenti”, ha confermato un insegnante di pianoforte in una scuola di musica a Kabul, dove potevano studiare maschi e femmine senza distinzione di genere.
Il cantante folk afghano Fawad Andarabi è stato ucciso nell'Hindukush da un combattente talebano che gli ha sparato alla testa davanti alla sua famiglia.
Come nel precedente regime talebano, sono in pericolo anche tutti gli intellettuali, i giornalisti, i pittori e chiunque abbia a che fare con l'arte e la cultura.
Sono stati infatti vietati i ritratti e ritirati i quadri nelle gallerie d'arte. È possibile dipingere solo una natura morta, un paesaggio o delle composizioni con i caratteri arabi, in risposta a ciò, segue una dichiarazione di Iqbal Tarnak, celebre artista di kabul:«fare paesaggi non mi permette di esprimermi, l’arte mi serve come indicazione da seguire per costruire la mia vita, vedo cose che non esistono e cerco di raccontarle. Vedo quello che potrebbe essere e cerco di raccontarlo».
Altro avvenimento sconvolgente riguarda un iconico murales realizzato a Kabul dal collettivo di artisti ArtLords cancellato dai talebani, lo ha denunciato su Twitter uno degli autori, Omaid H. Sharifi.
Al suo posto una scritta in bianco e nero che dice 'Non ti fidare della propaganda del nemico', una citazione del mullah Haibatullah". L'opera, diventata una delle immagini simbolo degli accordi del febbraio 2020, ritraeva l'inviato speciale di Trump per l'Afghanistan, Zalmay Khalilzad, che tende la mano al mullah Abdul Ghani Baradar.
Omaid H. Sharifi ha poi aggiunto in un tweet successivo: "Potrete essere in grado di cancellare i murales dalle strade dell'Afghanistan, potrete essere in grado di mettere a tacere le voci in alcune parti del paese per un po', ma urleremo così forte che saremo ascoltati. Non sarete in grado di cancellare questo dai ricordi e dalla coscienza del mondo. Vi vedo."
Tutto ciò è solo una piccola parte di tutto il terrore, la violenza e i soprusi che i cittadini afghani purtroppo subiscono ogni giorno.
Per concludere, credo sia opportuno parlare di una recente notizia che riguarda anche il nostro Paese.
"A difesa della libertà creativa, l'Italia accoglie l'artista afghano Rahraw Omarzad". Lo annuncia il ministro della cultura Franceschini.
Atterrato a Roma con la famiglia l'artista afghano, professore, curatore e protagonista della scena creativa afghana, si stabilirà a Torino dove collaborerà con il Castello di Rivoli - Museo d'Arte Contemporanea e insegnerà alla Accademia Albertina.
Un gesto concreto che ha anche un valore simbolico a difesa delle libertà creative, un passo avanti per l'Italia sperando in una lunga pratica di vicinanza al popolo afghano.