ANNO 1936
MANIFESTAZIONE DI GIUBILIO PER LA PRESA DI DESSIE
La notizia che le nostre truppe hanno occupato Dessiè è stata accolta con grandissimo giubilo dalla popolazione. Improvvisamente sono comparse alle finestre ed ai balconi delle case le bandiere. Alla sera autorità e cittadini si sono riuniti presso la Casa del Fascio ed in corteo hanno sfilato al suono degli inni della Guerra e della Rivoluzione per le vie principali del paese. (16)
Il 9 maggio, 4 giorni dopo l'entrata vittoriosa delle truppe italiane capeggiate dal Generale Badoglio in Addis Abeba, a Roma Mussolini proclamò la nascita dell'impero, con l'annessione dell'Abissinia alle colonie italiane Eritrea e Somalia. Si costituì così l'Africa Orientale Italiana.
LA GRANDE VITTORIA ITALIANA
L'altissimo entusiasmo che ha pervaso tutta la Nazione all'annuncio della grande Vittoria italiana ebbe profonda vibrazione anche a Vimercate, vibrazione manifesta da un travolgente entusiasmo. Coloro che possiedono la radio furono i primi a darne la nuova, ed allo istante il paese apparve fasciato di tricolore. Ad ogni balcone, ad ogni finestra vennero esposte bandiere, striscioni ineggianti al Duce ed ai nostri eroi; piccoli stendardi dai colori nazionali apparvero ovunque. Quando poi la voce delle campane si è levata per chiamare tutto il popolo al grande raduno, l'animazione delle contrade divenne ressa, da impedire la circolazione. Ogni cuore, ogni anima, uniti come in un blocco spirituale, esultavano di gioia pensando alla gloria di questa pagina nuova della storia italiana.
Alla Casa del Fascio affluivano intanto i fascisti in camicia nera, gli avanguardisti, i balilla, le piccole italiane, le tesserate al Fascio femminile. Apposta colà la loro firma, attesero la parola del Duce esplodendo il loro entusiasmo col canto di inni patriottici confondendo la loro voce coi canti che in quel momento si levavano in tutta l'Italia. Non appena il Duce ebbe terminato il suo nobile discorso tutti proruppero in una irrefrenabile ovazione. In corteo si recarono poscia al monumento dei Caduti. La gran piazza sembrava una marea umana. Il Segretario del Fascio invitò il popolo a ricordare i Morti; tosto s'elevò un fascio di razzi di fuochi artificiali, il cui frastuono si unì alla comune esultanza. Fu allora un vero delirio d'amor patrio. Canti di giubilo, evviva all'Italia vincitrice ed il suono del Corpo Musicale formarono uno spettacolo indimenticabile, una tipica espressione dell'Italia rinnovata. Intanto dalle finestre apparvero le luci colorate dell'illuminazione, mentre la manifestazione continuava fino a tarda notte, manifestazione espressa da tutto il popolo che cantava a piena voce, che urlava la sua gioia. (17) .
La conquista diede modo a Mussolini di esclamare, con la sua solita retorica, che l'impero era tornato sui "Colli fatali di Roma" ma le conseguenze furono molto gravi per l'Italia. Sul piano economico fu costretta a spendere alcuni miliardi (al valore di allora) per questa spedizione, miliardi che, al solito, furono pagati, come scrisse lo stesso "Popolo d'Italia", dagli "umili che danno l'esempio di una più ampia giustizia sociale e del loro altissimo senso del dovere".
PREFETTURA DI MILANO
Oggetto: Esecuzione in marmo di Carrara delle pietre ricordo dell'assedio economico
(...)il Gran Consiglio del Fascismo, con sua decisione del 16 novembre u.s., stabilì che sulle case di tutti i Comuni del Regno fosse murata una pietra ricordo dell'assedio economico. Sua Eccellenza il Capo del Governo ha disposto che le targhe ricordo vengano eseguite in "marmo bianco di Carrara". Egli ha anche approvato il modello delle targhe e ha deciso che le targhe stesse vengano predisposte in tre formati, a secondo della importanza dei Comuni, e cioè:
Formato primo - M. …………………………………………………… 2.00>< 1.00 per spessore M. 0.20 costo L.1650
Formato secondo ……………………………………………………… 1.80>< 0.90 per spessore M. 0.15 costo L.1200
Formato terzo …………………………………………………………. 1.60>< 0.80 per spessore M. 0.125 costo L. 850
I prezzi sopra esposti si intendono franco camion o franco stazione della località di partenza, restando pertanto a carico dei comuni la spesa del trasporto a destino.
Per corrispondere alla analoga richiesta del ministero dell'Interno e allo scopo di assicurare la regolarità della fornitura, invito le SS.LL. a deliberare l'acquisto della lapide, secondo il formato che sceglieranno, tenuto conto dell'importanza del comune, e a inviare subito a questa Prefettura la deliberazione stessa.
Mi riservo dare disposizioni per il pagamento della targa. Gradirò un segno di ricevuta.
Milano, 28 febbraio 1936 - XIV
IL PREFETTO
F.to R. Motta
Il formato designato per il comune di Vimercate fu del secondo tipo e costò L.1.200 franco ferrovia ad Arcore.
Oggetto: Lapidi a ricordo dell'assedio economico
(...)con richiamo alla circolare 28 febbraio scorso confermo che le targhe da apporre sulle case dei comuni del Regno a ricordo dell'assedio economico, devono essere in marmo bianco di Carrara, del tipo prescelto, del quale sono predisposti tre formati diversi, e portanti la iscrizione approvata da S.E. il Capo del Governo e la cui riproduzione è vietata.
E' da escludere che si possano fare in terracotta imitazioni in marmo, come da reclame diramata da una ditta identificata di Firenze. .
Rammento, altresì, alle SS.LL. che le pietre a ricordo dell'assedio, in conformità della deliberazione adottata dal Gran Consiglio del Fascismo, devono esser apposte per ora soltanto sulle case comunali.
Milano, 18 Marzo 1936 - XIV IL PREFETTO
F.to R. Motta
E da evidenziare che tra i proprietari delle cave di marmo bianco di Carrara vi erano Italo Balbo e Galeazzo Ciano, recentemente divenuto genero di Mussolini e nominato Ministro degli Esteri.
Un esempio di come il regime soleva ricompensare i valorosi reduci della campagna d'Africa traspare dalla seguente testimonianza.
"(...) tornato dalla guerra d'Africa, Berra, allora Commissario politico del P.N.F. a Vimercate, decise di organizzare una parata di onore dei reduci. Era la prima domenica che trascorrevo a casa, e, cogliendo l'occasione della bella giornata calda, decisi di andare con alcuni amici e amiche a Brivio, per fare una scampagnata e festeggiare in allegria il mio rimpatrio Mentre stavamo brindando, giunsero alcuni miei ex commilitoni vimercatesi che mi dissero di tornare al più presto per partecipare ai festeggiamenti organizzati in nostro onore. Ero stanco, avevo solo voglia di stare un poco con gli amici; dopo tanto combattere e dopo tanto sangue sparso non ero entusiasta di vedere ancora divise militari, di assistere a parate e a simulati combattimenti, anche se incruenti. Così risposi che preferivo stare in lieta compagnia e gestire liberamente il mio tempo. Questi insistettero e mi avvisarono di essere estremamente cauto nelle mie decisioni, che avrebbero potuto portarmi conseguenze non proprio felici. Ribadii di avere preso l'atteggiamento più consono alla situazione e che nessuno mi avrebbe convinto a lasciare quel luogo di pace per tuffarmi nel caos di una parata militare; così non vi andai.
Il giorno seguente fui convocato alla Casa del Fascio di Via Garibaldi, dove Berra mi accolse insultandomi e pronunciando un'invettiva nei miei confronti.
Sosteneva che fossi un sobillatore, un traditore e tante infamie del genere; mi disse inoltre che mi avrebbe mandato al confine. Grazie a un fascista vimercatese, che prese le mie difese, riuscii ad evitare l'allontanamento forzato." (Cesare Radaelli).
Con le elezioni del febbraio, la Spagna aveva nominato una nuova costituente formata dal Fronte Popolare che raggruppava gli schieramenti politici socialisti, comunisti, repubblicani ed anarchici. Anche in Francia, nello scrutinio di aprile, il Fronte Popo lare ottenne la maggioranza dei suffragi, consentendo così a Lèon Blum, leader di una coalizione socialista-radicale, di pervenire al governo del paese.
Le mire espansionistiche italiane, tese ad ampliare la sfera d'influenza al di là dei "patrii lidi", subirono un momento di stasi forzata a causa della precarietà della situazione politica che si era venuta a creare nel bacino del Mediterraneo.
Il 17 luglio, con l'aperta collaborazione del governo italiano, scoppiò una rivolta militare, prima in Marocco, colonia spagnola, e successivamente in Spagna, capeggiata dal Generale Franco. Mentre Francia e Gran Bretagna proposero alle nazioni europee il non intervento nella questione spagnola, il 30 settembre Franco venne scelto come Generalissimo, Capo Supremo del Governo e dello Stato iberico, e il Governo fascista italiano cominciò ad inviare uomini e mezzi in sostegno ai "falangisti".
Un contingente di fascisti vimercatesi, destinato alla guerra spagnola, venne addestrato per circa 40 giorni a Concorezzo, all'interno della falegnameria Monti. Oltre alla preparazione militare grande importanza fu data, come al solito, all'apprendimento degli inni di guerra, esaltanti l'Italia e il suo Duce, e allo sfarzo tipico delle parate fasciste. Così da tutti i comuni, volontari fascisti, militarmente inquadrati, partirono cantando per il suolo iberico.
Di riflesso il 6 ottobre le prime Brigate Internazionale varcarono il confine Spagnolo per combattere contro i rivoltosi in difesa della democrazia.
Intesa e immediata fu la partecipazione degli antifascisti di ogni paese e soprattutto da parte degli esuli italiani. Rosselli, e con lui Longo e Nenni con gli esuli antifascisti, si recò da Parigi in Spagna proclamando: "Oggi in Spagna, domani in Italia!", volendo intendere che una eventuale sconfitta del fascismo spagnolo avrebbe poi consentito ai fuorusciti italiani di rovesciare la dittatura in patria.
Il contingente di antifascisti italiani, che si schierò dalla parte della democrazia contro chi voleva la negazione di essa, fu di 4.500 uomini.
"Nel 1936 volevo arruolarmi nelle Brigate Internazionali per contribuire alla difesa della democrazia in Spagna, ma il Partito Comunista, al quale appartenevo, ritenne che la mia opera fosse in quel momento più importante a Vimercate che non altrove, esortandomi a continuare nel mio compito politico." (Ambrogio Vergani).
Il 18 novembre Mussolini e Hitler riconobbero in Franco il legittimo capo della nazione iberica, incrementando le forniture militari a favore dei falangisti.
Il 5 ottobre, a causa degli alti costi della guerra in Abissinia e del nuovo intervento spagnolo, Mussolini svalutò la lira del 4%, ed istituì il Comitato di Vigilanza sui prezzi. Il malcontento popolare, dovuto oltre che alla situazione bellica alla oggettivamente grave situazione economica, crebbe ulteriormente, anche se privo di segni manifesti, perchè represso dal controllo che il regime esercitava.
Dalla politica delle "frasi fatte", tra cui: ... l'asino ha bisogno della carota e del bastone", "meglio un giorno da leone che cento da pecora", ecc., emergeva la figura paternalistica del regime. Il Governo, buon padre, sosteneva economicamente i figli meritevoli per atti di coraggio portandoli ad esempio con la propaganda. Un tentativo di tale genere si evidenziò anche a Vimercate.
L'avanguardista Giuseppe Motta, l4enne, mentre in bicicletta transitava sul ponte del Molgora sito presso l'industria Filati, fu richiamato da disperate invocazioni di soccorso che provenivano dal torrente sottostante. Resosi conto che un giovinetto caduto nelle acque stava per affogare, si gettò prontamente traendo in salvo Brambilla Eugenio di 11 anni. Il Podestà Gallarati Scotti, venuto a conoscenza dell'episodio, informò la Prefettura affinchè si provvedesse ad una ricompensa per l'eroico gesto.
Il Prefetto richiese a sua volta un'accurata descrizione dell'avvenuto salvataggio per verificare se gli estremi per la ricompensa fossero evidenti.
Allora il Podestà inoltrò la seguente relazione:
"(...)l'avanguardista Motta Giuseppe di Francesco, nato il 13 Marzo 1922 a Vimercate, rispondendo alle invocazioni di soccorso del Balilla Brambilla Eugenio, che affannosamente si dibatteva nelle torbide acque del torrente Molgora, profondo in quel punto m 1.40, si precipitò in suo soccorso, dopo essersi tolto la camicia tuffandosi con prontezza e sprezzo del pericolo. Si propone, pertanto, il sopracitato avanguardista per una onorificenza economica per l'eroico gesto."
Inoltrata la richiesta al competente ufficio della Prefettura, ritornò un sollecito in cui specificare esattamente le condizioni dell'argine, del fondo, la velocità della corrente, il tempo atmosferico e se nella vicinanza vi fossero state altre persone, in attesa di provvedere al pagamento del premio.
La successiva relazione podestarile assunse toni perlomeno comici: l'altezza dell'acqua salì a m 2,5. L'argine divenne a picco, con scarsa vegetazione costituita da arbusti di debole consistenza insufficienti ad offrire appigli, la velocità della corrente paragonabile a quella acquisita da un fiume in prossimità di una cascata, il fondo melmoso e, in aggiunta, la presenza di insidiosi gorghi che rendevano ancora più eroica l'impresa. Venne modificata anche la versione iniziale sostenendo che l'avanguardista fu richiamato, oltre che dalle grida, anche da alcune operaie resesi conto dell'accaduto. L'avanguardista si spogliò completamente, tratto in salvo il Balilla, gli praticò la respirazione artificiale e caricatoselo sulle spalle lo riportò, montando in bicicletta, al proprio domicilio. Aggiunse, inoltre, che la famiglia dell'avanguardista versava in precarie condizioni economiche e che tale premio, per il gesto di coraggio, avrebbe giovato all'immagine vimercatese. Nonostante tutti gli sforzi compiuti dal Podestà, la risposta del Prefetto fu negativa sottolineando l'inesistenza degli estremi prescritti per riconoscere tale gesto come "atto di valore".
Il 20 ottobre, a Berlino, i Ministri degli Esteri d'Italia e Germania, rispettivamente Ciano e Ribbentrop, sottoscrissero un protocollo in base al quale la politica estera dei due Paesi avrebbe dovuto essere concordata. Nacque così l' "a