L'IMPERO
ANNO 1933
IL 21 APRILE NATALE DI ROMA
È stato commemorato anche a Vimercate con doverosa festività. Fin dal mattino il paese imbandierato assunse un aspetto insolito e gaio. Nel pomeriggio il vivace raduno dei Fasci maschili e femminili, degli Avvanguardisti, dei Balilla, delle Giovani e delle Piccole Italiane, fu tenuto presso la sede del Dopolavoro, e di qui in corteo si recarono sul Campo Sportivo del Littorio per assistere alla Leva Fascista. (2)
La facciata del regime tende alla "rispettabilità". Si introdusse gradualmente lo sfarzo che diventerà tipico dell'epopea fascista, che volle plagiare la passata romanità, evidenziando, in particolare, l'embrione della riedizione dell'antico impero romano. Furono proprio in questi anni che si sviluppò l'architettura che sarebbe divenuta simbolo dell'era fascista, architettura che si rese palese soprattutto negli edifici pubblici di maggiore importanza (scuole, palazzo di giustizia, municipi, Stazioni ferroviarie, ecc.). Per il raggiungimento degli obiettivi sopra esposti, si rese necessario dare maggior spazio alle riunioni celebrative, che assursero a veri e propri trionfi degni della Roma imperiale, e alle legazioni corporative. La partecipazione e il coinvolgimento popolare a tali manifestazioni doveva essere il più ampio possibile, come prevedeva il cerimoniale, lasciando al singolo individuo il ruolo di comparsa.
ITALO BALBO E I SUOI 100 EROI
La Promessa del Duce si è avverata in una smagliante luce di gloria.
La preparazione dell'impresa si è svolta in un profondo silenzio che tutta l'avviluppava di una suggestione maestosa. Poi, d'un tratto, le tenebre si diradano, e lo stormo compatto si slancia verso il suo nuovo destino. I motori rombanti sorvolano le Alpi e toccano terre straniere. Ma un'ala, stanca, declina, e un'aquila, quasi abbagliata dalla luce della sua stessa gloria, roteando, cade sul mare che invano aveva tentato di vincere. La salma del giovanetto eroe, vittima della grande impresa, biancheggia sul lido.
Quanto pianto nell'animo dei compagni! Ma anche, ma soprattutto in quest'ora d'angoscia i loro animi devono essere forti. Un saluto, una prece; e, più temprati ancora dal dolore, alla prova gli eroi riprendono la meravigliosa fatica...
Le tappe d'Europa si susseguono tra l'entusiasmo travolgente delle folle: Amsterdam, Londonderry, Reykjavjk. Un breve riposo e poi il balzo stupendo: Cartwringt, Shediac, Montreal, Chicago.
Ora, le ali nostre riposano. Ma, comunque, o sulle rive del Michigan, o sulle spiaggie dell'Atlantico, il riposo sarà di breve durata. Le aquile fasciste non possono avere posa. Il caldo entusiasmo delle popolazione è uno stimolo, per i piloti nostri, a continuare l'impresa. Ancora una volta essi vogliono mostrare al mondo di che cosa è capace l'imperitura e gentile stirpe d'Enea, che cosa sa osare l'Italia nata e rinata sorta e risorta nel segno e nel nome del Littorio. Ma chi spinse quei giovani forti a lottare contro i flutti dell'aria, a lottare contro la furia dei venti, pronti a incontrare la morte o a raggiungere la meta? L'amore di Patria può tutto se ci sprona il Supremo Fattore. Non è l'Onnipossente che pose in mano all'uomo il vasto regno del creato perchè lo scrutasse e prono lo rendesse ai suoi voleri? Tutto può l'amore e l'incoercibile ardore del sapere!
O Italo Balbo, o valoroso stuolo! È questa la gloria di voi, uomini forti: osare ciò che altri non hanno mai concepito d'osare. Ed è gesta romana e insieme altamente cristiana, con i sacri nodi che la civiltà ne appresta, reggere ed associare i popoli che dal lume della lampada di Roma accesero la loro prima fiamma e ne accenderanno l'ultima.
O Italo Balbo, condottiero dell'epico volo, i nostri animi, le nostre menti sono con Te, i nostri cuori sognano da Te voli ancora più alti e stupendi. Italo Balbo, ascolta, nel nome Duce le acclamazioni che rivolgono i popoli, a Te vincitore di ogni distanza. (3)
RITORNO
Ritornano. Ventiquattro alcioni dall'ali candide poderose, che mai non cedettero al furore della tempesta, trasvolano trionfalmente l'Oceano, piegano verso il trionfo di Roma.
Nel nome di Dio e della Patria, nel nome del Fascismo e del suo Duce, artefice infaticabile di possenti opere nuove, ispiratore superbo di ogni più ardua impresa, la crociera Aerea più grande dei tempi moderni si è chiusa trionfalmente tra l'invidia attonita dei popoli.
Là dove un tempo gli antichi conquistatori del Mediterraneo, dalle alte prore delle vittoriose navi rostrate, venivano a cogliere i lauri delle loro eroiche imprese, sono calate, in fulgida apoteosi di gloria, le Aquile infaticabili dell'Italia nuova, ancor pregne del salmastro degli oceani, superati e vinti.
Per quante settimane, stupita, l'ammirazione dei popoli si è riconcentrata su noi? Era ormai leggendaria quella centuria di uomini che si erano spinti verso continenti lontani, in una consapevole sfida contro la cieca furia degli elementi scatenati.
Non è mancata la denigrazione, non è mancato lo scetticismo. Ma, impavida, questa superba schiera di forti, ha saputo lanciarsi senza tema verso il suo nuovo destino, ha saputo combattere con lealtà e con fede. Ed ha saputo vincere.
Ritornano. Nella gloria del trionfo Romano, gli eroi della Crociera del Decennale, sfilano maestosi sotto l'Arco di Costantino che, vigile scolta nei secoli, conobbe altri trionfi d'Italia. In alto, sulla rocca del Campidoglio, Roma risorta a vita nuova e gloriosa, "nave immensa lanciata verso l'impero del mondo" attende i figli che ritornano per cingerne il capo col lauro della Vittoria. Il Duce, intelletto superiore, che con la irresistibilità del genio, seppe suscitare e dirigere la leggendaria impresa, sorride alla smagliante riuscita dell'opera sua. A lato ha un'ala vittoriosa e un covone del primo grano di Littoria. Tenente Squaglia, Sergente Quintavalle! Anche voi siete presenti nell'ora del Trionfo: voi soprattutto che, vittime dell'Oceano, insaziabile di giovani vite gloriose, additate ai compagni eroi la via del dovere, stendentesi sino al contributo del sangue, sino all'olocausto della vita per la Patria. (4)
La tranquillità, dovuta alla strategia di regime, era una ragnatela finemente tessuta per intrappolare l'opinione pubblica e costringerla su temi di prospettive future di tipo economico più rosee: si voleva che gli Italiani, raggiunta la "pace" interna sperassero e si convincessero della futura ripresa dell'attività lavorativa che avrebbe apportato il grande avanzamento economico sempre propagandato dalla pubblicità fascista. Onde inculcare nella mente dei lavoratori questi concetti, si abbattè l'orario di lavoro riducendolo a 8 ore giornaliere (i primi a goderne furono i dipendenti di industrie a partecipazione statale) col triplice scopo di fare in modo che la popolazione partecipasse alle manifestazioni organizzate di piazza, che la ripresa economica prevista procedesse spedita verso gli indirizzi considerati e, per ultimo, la riduzione delle ore di lavoro avrebbe fatto diminuire il costo del lavoro incidendo positivamente sul bilancio dello Stato. L'informazione pubblica, filtrata dalla censura e monopolizzata dalla stampa fascista, "congelò" il cittadino e gli impose un altro aumento delle imposte indirette: divenne obbligatoria la tassa di circolazione per le biciclette (veicolo ad altissima diffusione) e perfino per i carri agricoli. La ripresa industriale e l'ingente numero di disoccupati, circa un milione di unità, divennero il punto focale della politica fascista; il crollo del 60% delle esportazioni sentenziò la rinascita forzata di una forma di prodotto vendibile nonostante la crisi economica mondiale: le armi.
Si predispose la ristrutturazione e la riconversione economica puntando sull'industria bellica; conseguenza di ciò fu l'individuazione dell'obiettivo militare da colpire: l'Abissinia.
L'intensificarsi dei comizi propagandistici, magistralmente curati dall 'abile regia fascista, spinse la gente comune alla convinzione che, tutto sommato, il regime era veramente dalla parte del cittadino e che le misure restrittive prese, anche se in un primo tempo considerate antipopolari, avevano finalmente dato luogo alla realizzazione di tutti i contenuti fissati come prioritari dal potere centrale, portando la nazione a quel grado di presunta grandezza che le doveva competere.
Gli antifascisti, in particolare i membri attivi dei partiti politici, continuarono instancabilmente la loro lotta clandestina, cercando di fare comprendere alle persone quanto fosse aleatorio ciò che la dittatura cercava di "vendere" come miglioramento collettivo del tenore di vita, lasciando intendere che tale interesse e profitto era sempre e solo di pochi privilegiati.
Così la diffusione clandestina della stampa, messa all'indice dal regime, continuava attraverso i corrieri volontari che, rischiando il duro carcere o il confino, si facevano portatori di un messaggio democratico la cui vitale importanza mai doveva e poteva venire meno.
Tale clima di apparente tranquillità trovava riscontro anche a Vimercate.
L'amministrazione comunale, in armonia con le disposizioni dettate dall'alto, volle la costruzione di un nuovo fabbricato scolastico che potesse contenere l'aumento della popolazione dovuto all'annessione di Oreno e Ruginello. La necessità di un capiente edificio scolastico era già stata colta sin dal 1922 dall'amministrazione Origgi, il quale, per impiegare la manodopera locale disoccupata, premeva per ottenere i fondi statali necessari. Fu stilato un primo preventivo di spesa fissato in L.1.900.000.
L'anno successivo, con l'amministrazione Bollani, venne ripreso l'accantonato problema della scuola e, per dimostrare come si poteva pervenire alla sua costruzione utilizzando meno soldi, venne presentato un nuovo bilancio corrispondente a L.1.700.000. Tale progetto restò sulla carta, per mancanza di fondi, fino al 1929, anno in cui viene riproposto con un costo di L.1.400.000 relativo alla sola struttura; tale progetto volgeva l'ingresso dello stabile verso la Via De Castillia quindi verso il centro di Vimercate. La crisi economica di quell'anno bloccò per l'ennesima volta l'attuazione del tanto protratto disegno che venne ripresentato nel 1932 modificato nel bilancio che assommava a L.1.552.000, ma anche nella disposizione: l'ingresso come l'attuale, perchè nella relazione di unificazione di Oreno a Vimercate si era più volte sottolineato l'utilizzo di tale struttura da parte degli allora due comuni.
Venne predisposta la gara d'appalto alla quale concorsero diverse imprese edili della zona. Come da prassi, il comune fissò i limiti economici ipotetici di detta gara; la Ditta Caversasio Romualdo centrò i parametri che segretamente erano stati stabiliti dai funzionari comunali. Il ricorso, presentato da una ditta partecipante di Milano, portò all'invalidazione di tale gara che venne, di lì a poco, ripetuta ed andò in appannaggio ad un cantiere non vimercatese.
La costruzione fu completata entro la fine dell'anno; successivamente nacque il problema della denominazione. Si pensò a S.E.R.E. Filiberto Duca d'Aosta e vennero intrapresi i contatti con l'attendente di campo del defunto duca.
Questi, con accorato orgoglio, accettò, in nome della Casa Savoia, la proposta avanzata dal Comune di Vimercate.
Il piazzale antistante all'edificio venne intitolato a S.E. Benito Mussolini; su tale piazzale sarebbe dovuta sorgere una fontana degna di nota per la ricchezza e la particolarità dei suoi giochi d'acqua. Il progetto, sia della scuola che della fontana, fu affidato all'architetto Pogliani. L'esiguità dei fondi comunali consigliò una drastica revisione di tale ambizioso fine, si pervenne così alla costruzione di quella fontana che, fino a poco fa, occupava la parte centrale del piazzale.
VIMERCATE NUOVA
Vimercate sta rinnovandosi con impeto di baldanza in questi anni miracolosi di opere. Sempre nuovi, superbi edifici sorgono per il benessere materiale e morale del popolo. Ed ecco innanzi tutto la mole imponente delle scuole in costruzione. E' passato ormai il tempo in cui aule chiuse e severe accoglievano e riserravano folle di fanciulli stanchi e assonnati, chini sui libri aridi e astrusi. La fatica della gioventù deve essere serena. I fanciulli devono amare la scuola e ad essa rivolgersi liberamente, spontaneamente, sicuri di trovarvi tutto ciò che si addice alla loro indole chiassosa e gaia. Tale è lo scopo della nuova Educazione Nazionale. Perfezionare l'elevamento dello spirito mediante l'opera fisica, assimilare e fondere queste due forze che sembrano contrarie, ma che invece sono strettamente unite. Che di meglio per raggiungerlo di aule spaziose e comode, inondate di aria e di luce, unite ad un'ampia ed atta palestra? Un'altra mente direttiva ha saputo compiere opere mirabili. Così sono sorti, quasi improvvisamente, svariate associazioni e comitati di beneficenza. La miseria della disoccupazione è stata, con saggi provvedimenti governativi, di molto diminuita, e così pure la mortalità tra i fanciulli, grazie alle assidue e disinteressate cure della benemerita opera "Maternità e Infanzia".
La gioventù, un tempo abbandonata a se stessa, nei giorni di vacanza, ora, incanalata in associazioni religiose e statali, riscuote l'universale ammirazione per lo spirito nobile, e sovente eroico, di disciplina e di abnegazione.
La vita della nazione risorta appare possente, anche in questo nostro paese che, rivendicando un primato perduto nei secoli, torna ad essere la cittadina fiorente della meravigliosa Brianza. Che dirò della grande opera della rimodernizzazione delle strade? Dove un tempo era l'insidioso acciotolato, grande preoccupazione non solo pei ciclisti ma anche pei pacifici cittadini, ora si stende l'asfalto, tenuto costantemente sgombro da ogni rifuto, da un servizio di pulizia inappuntabile.
(...) Le linee di comunicazione, infine, sono state meravigliosamente migliorate.
Non più lo sconnesso "Gamba de legn" scodinzolante per le vie del paese, ma tram elettrici e ad accumulatori, che in poco tempo ci portano a Milano, a Monza, e ben presto a Bergamo. Vimercatesi! La vostra opera è stata stupenda. Non occorrono lodi! Il buon cittadino, colui che a ragione merita questo titolo, nobile ed onorifico, non ama le lodi; gli basta la coscienza d'aver compiuto con lealtà e con fede il suo dovere di ogni giorno, per la prosperità e la gloria della sua terra. (5)
ANCORA VIMERCATE NUOVA
Molteplici e svariate le opere benefiche del Governo Nazionale!
Ma in modo speciale il Fascismo ha voluto svolgere la sua azione riformatrice in ciò che riguarda l'istruzione artistica dei giovani. Così è sorta e si è sviluppata in questa ridente cittadina la scuola di disegno. In aule comode e spaziose, giovani assecondano la loro inclinazione artistica curando in particolar modo il folklore locale, preparandosi ad essere ottimi operai, sotto la generosa protezione del Cav. Stucchi che è per essi direttore, mecenate e padre, al quale si deve in modo speciale quest'opera benefica. Già mostrammo, inoltre, quale sia lo scopo della nuova Educazione Nazionale: elevare lo spirito anche mediante l'opera fisica, insegnare ai giovani a rispettare il proprio corpo, non per vano sentimento di mondanità, ma perchè esso è sacro e appartiene alla Patria. A questo tende l'istruzione fisica impartita nelle scuole, nelle palestre, nel nostro Campo Littorio ampio, spazioso, che in nulla la cede a quelli delle altre cittadine. (...) servizio ottimo d'illuminazione elettrica notturna, locali spaziosi e comodi per tutte le istituzioni statali o benefiche, strade ampie e ben pavimentate, arricchite in questi ultimi tempi da numerosi orologi elettrici, in perfetta uniformità con quello del campanile, un tempo uso a correre precipitosamente o ad arrestarsi di scatto, eterna preoccupazione dei viaggiatori in ansia perenne.
Molto si è fatto, molto siamone certi si farà: chè i meravigliosi progressi compiutisi in questi ultimi anni ben ci possono indurre ad avere speranza, certezza nell'avvenire. (6)