CAPITOLO NONO
Dalla primavera del 1944 all’autunno inoltrato si svolse una intensissima attività politica per discutere del futuro dell’Italia: Repubblica parlamentare, nuova Costituzione, democrazia, libertà. Noi ne discutevamo appassionatamente, pieni di speranza per il futuro democratico del nostro Paese.
Ricordo anche la lettura e la discussione del libro di Massimo Gorki “La Madre”, che c’era stato dato dal commissario politico Aldo Diligenti.
Avevamo creato anche un’orchestrina: Aldo Motta, mandola; Aldo Diligenti, chitarra; Pierino, armonica a bocca.
I preti che rappresentavano il clero locale, don Attilio Bassi, don Luigi e don Enrico Assi, chiesero un incontro per farci sapere che erano d’accordo con la Resistenza armata. A Pasqua del 1944 ci fu un secondo incontro, al termine del quale ci lasciarono una immaginetta con la preghiera del ribelle.
Ottenemmo il loro appoggio, oltre che morale, anche materiale al momento opportuno; infatti un gruppo di giovani dell’Oratorio era già pronto a mettere tutto il proprio impegno nell’addestrarsi alla guerra clandestina. Questo gruppo di giovani si riuniva alla loro base soprannominata “la Cava”: era la cava dei fratelli Cantù dove, di sera, io avevo il compito di addestrarli all’uso delle armi e alla guerriglia, coperti dal rumore dei macchinari. Impararono bene ad usare il moschetto, a sparare senza sprecare colpi, a lanciare bombe a mano e a preparare le bottiglie “molotov”. Altri giovani, aderenti all’organizzazione del fronte della gioventù, venivano preparati politicamente dagli antifascisti del P.C.I. e successivamente, attraverso il Commissario politico del distaccamento, addestrati oltre che all’uso delle armi, al sabotaggio di linee telefoniche e telegrafiche, all’inversione di cartelli di segnaletica stradale e al lancio di chiodi speciali prima del passaggio dei camion militari.
Fu altrettanto necessario riprendere contatti con la 104^ brigata Garibaldi, la quale operava nel territorio di Arcore, Bernate, Velate, Usmate, sino ai confini di Casatenovo. In una riunione comune svoltasi alla nostra base risultò utile esporre le nostre esperienze. Si stabilirono delle regole ben precise su come svolgere delle azioni di una o dell’altra brigata, così da potersi soccorrere e vicenda. Un secondo contatto avvenne a Velate, presso un’osteria isolata. I posti degli incontri cambiavano sempre, e un giorno, mentre ci stavamo recando ad uno dei consueti appuntamenti, e precisamente a Valaperta, proprio nel momento in cui stavamo per entrare in una posteria, una voce di donna ci chiamò. Era la staffetta partigiana della 104^ brigata Garibaldi, la quale ci invitò a seguirla perché doveva darci delle comunicazioni urgenti; appena fuori dall’abitato, e dopo esserci assicurati che nessuno ci seguisse, ci informò che poco prima era stato ucciso un fascista e di conseguenza era in corso un rastrellamento. Noi rientrammo alla base; più tardi la staffetta ci mise al corrente dell’arresto di due giovani del luogo e dell’incendio dell’abitato di Valaperta, provocato dai fascisti di Vimercate. I due giovani vennero processati per direttissima e condannati a vent’anni di carcere: non vennero fucilati perché di età inferiore ai 18 anni.
Per rappresaglia, in seguito, vennero fucilati i partigiani Natale Beretta, Nazzaro Vitale, Mario Villa e Gabriele Colombo.