LE LEGGI SPECIALI
ANNO 1925
L'anno terzo dell'era fascista si presentava alla ribalta della Storia d'Italia col discorso che Mussolini stesso fece in Parlamento in risposta alle accuse rivolte al regime dall'opinione pubblica sconvolta dal delitto Matteotti: "...se il fascismo è stato un associazione a delinquere, io sono il Capo di quest’associazione a delinquere!". In concomitanza avvenne l'insediamento di Roberto Farinacci a Segretario del PNF Emersero così le correnti estreme del partito.
Gli obiettivi della nuova ondata d’aggressioni e di assassinii non furono più soltanto gli esponenti e i militanti della sinistra, ma anche i popolari e i liberali schierati contro il governo; fra le vittime più note vi fu Giovanni Amendola, selvaggiamente aggredito a Montecatini nel Luglio e morto l'anno successivo anche per i postumi delle percosse. Contemporaneamente la stampa fu asservita al regime, i partiti d'opposizione sciolti, i deputati dell'Aventino dichiarati decaduti.
"Dopo il delitto Matteotti e le Leggi eccezionali fasciste del Gennaio '25, l'organizzazione locale del P.C. d'I. dovette rifugiarsi nella clandestinità, imperniata sui compagni: Vittorio Parma, Gianni Luigi, Cesarino Levati, Fermo Pellegatta, Martino Calloni, ed il sottoscritto allora facente parte dei giovani comunisti. Ricordo, in proposito, il congresso clandestino della nostra sezione tenutosi presso il Montalino di S. Maurizio. Il filo, pur tenue, dell’organizzazione politica clandestina antifascista della nostra zona non fu mai interrotto: in quegli anni la stampa comunista era ricevuta tramite Bonalumi Giuseppe, muratore. Questi doveva avere successivamente una parte importante nel salvataggio del compagno Cesarino Levati sfuggito all'irruzione della polizia fascista nella sua abitazione". (Ambrogio Scaccabarozzi)
"Mio padre, socialista ed intimo amico dell'On. Riboldi, fu per questi motivi preso di mira dai fascisti. Diverse volte vi furono irruzioni nel negozio di panetteria di Via Cavour di nostra proprietà, alle quali egli sfuggiva prendendo la via dei tetti a lui ormai ben noti. Mio padre m’impose il nome di Ezio in segno dell'amicizia che lo legava a Riboldi; questa serie di eventi portarono sviluppi non certo considerati.
Un giorno, mentre si apprestava al suo lavoro, mio padre aprì lo sportello del forno per pulirlo prima dell'accensione e con sorpresa notò, all'interno dello stesso, uno strano involucro che apparì essere un ordigno esplosivo di fabbricazione rudimentale.
Chiamati i Carabinieri essi rimossero la bomba spiegando che la mancata deflagrazione era dovuta alla primitiva costruzione della stessa". (Ezio Riva)
A Ruginello il Circolo Cattolico San Cristoforo fu chiuso il 18 Giugno con procedura d'urgenza fino a nuovo ordine "...per le persone che vi convengono e per l'attività politica che esse vi svolgono, la quale costituisce, nell'attuale momento, un pericolo di turbamento dell'ordine pubblico". (f.to Sottoprefetto Pallante)
La politica del regime era quella di emarginare i sovversivi, rompere tutti i legami che tali persone potevano avere e fare in modo che il cittadino comune denunciasse ed estraniasse dal proprio contesto la figura del "non allineato".
Il Sig. Ronchi Federico, Presidente del Circolo Agricolo Cattolico San Cristoforo, rispose il 4 Agosto al Sottoprefetto Pallante attestando che "...nel suddetto locale si tengono discussioni prettamente agricole e non contrastanti con le Istituzioni del momento; ... inoltre sarà affisso nel locale l'elenco dei soci ed essi risponderanno personalmente delle idee politiche del Circolo. Aggiunge che in via cautelativa sono stati allontanati Marchesi Gaetano e Ronchi Pietro". (N.d.R. i suddetti erano iscritti al partito socialista).
Il 21 Agosto dalla Regia Sottoprefettura di Monza pervenne l'autorizzazione a riattivare il Circolo sotto l'osservanza che "...vi siano ammessi soltanto i soci muniti di tessera e dei quali dovrà essere esposto l'elenco nominativo".
Il mutamento sociale voluto dal regime coinvolse anche il mondo e l'organizzazione del lavoro. Con il patto di Palazzo Vidoni, dell'ottobre '25, la Confederazione generale dell'industria e le Corporazioni nazionali si riconobbero reciprocamente uniche rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori. Ciò stava a significare l'abolizione dei Sindacati e l'unificazione in un solo organismo della classe lavoratrice ed imprenditoriale, con le ovvie conseguenze.
"Nel '25, in piena attività fascista, l'industria filati di Vimercate entrò in sciopero per protestare a causa del salario insufficiente ad assicurare il sostentamento per le famiglie operaie. I lavoratori incrociarono le braccia ed organizzarono un corteo di protesta all'interno della fabbrica. Bastò una telefonata alla locale sede fascista, fatta dalla Direzione, per comunicare l'astensione dal lavoro da parte delle maestranze, e subito arrivarono le squadracce di picchiatori.
Il Direttore, Sig. Goodman, ci convinse a desistere dal nostro proposito e a rientrare in fabbrica sotto la minaccia di un licenziamento collettivo in tronco, certo di potere facilmente assumere altre persone al nostro posto dato l'elevato tasso di disoccupazione esistente. Così rientrammo contenti d’avere comunque fatto notare la nostra presenza attiva alla Direzione dell'azienda". (Armando Giambelli)
La politica del PNF era duplice: mentre da un lato adottava misure repressive per appiattire le divergenze ideologiche evitando attriti che ostacolassero la forzata alienazione che contraddistingue i regimi dittatoriali, dall'altro doveva offrire al popolo una facciata di paternalismo e falso benessere cercando di incentivare l'economia e di illudere la folla con piccole soddisfazioni in cambio della morte delle libertà individuali.
A Vimercate l'amministrazione Bollani fece proprie le problematiche che già la precedente amministrazione aveva individuato come esigenze prioritarie della popolazione, contraddicendosi con quanto esposto nella prima seduta consigliare. Il 26 Aprile, nella seduta ordinaria del Consiglio Comunale, il Cav. Elli Leone plaude pubblicamente l'operato del Sindaco Bollani per la riattivazione dell'officina del gas e per il completamento dei lavori di costruzione dell'acquedotto. È da sottolineare che sia l'ampliamento della rete idrica sia il trentennale contratto stipulato con l'officina del gas furono espressamente voluti dal Sindaco Bollani e i contratti da lui personalmente firmati. Solo a cose fatte all'Amministrazione Comunale furono resi noti i termini degli accordi, e non poté che avallare la decisione già presa.