Distruzione del bosco planiziale di San Siro a Bagnoli di Sopra
Di seguito è pubblicato il testo che l'architetto Maria Letizia Panajotti, presidente della sezione di Padova di Italia Nostra, ha spedito ad Alessandro Borile, sindaco di Bagnoli di Sopra, e a Vittorio Casarin, presidente della Provincia di Padova, l'8 febbraio 2005.
Ancora una volta ci troviamo costretti a recitare il De profundis per la incivile e miope cancellazione di un brandello del nostro paesaggio.
In questi giorni a Bagnoli di Sopra è stato distrutto quello che restava del bosco di San Siro, 4 ettari di rarissimo bosco planiziale. Un bosco in condizioni seminaturali reso vivo dalla presenza di molte specie faunistiche. A salvarlo non sono serviti né il vincolo paesaggistico comunale né la valenza ambientale attribuitagli dal Piano Territoriale Provinciale in itinere.
Questo è un fatto gravissimo perché chiaramente mostra la carenza di sensibilità per le testimonianze storiche del territorio dell'amministrazione che dovrebbe essere la protagonista della tutela dell'identità del territorio e quindi della comunità stessa.
É troppo semplice demandare la responsabilità alla Soprintendenza e approfittare del prevedibile "silenzio assenso", quando a tutti è nota la crisi economica e funzionale in cui si è voluto far precipitare questo Istituto carente di fondi e di personale.
Noi, come Associazione, non possiamo che limitarci a deprecare questo tipo di azioni che impoveriscono l'immagine del nostro territorio agricolo, sempre più spesso simile ad un deserto, ma per la comunità di Bagnoli si tratta di una ben più grave perdita, quella di parte della propria memoria collettiva. Ora del Bosco di San Siro restano solo le pagine del testo "I Biotopi della Bassa Padovana".
Altro fatto grave è la fine della boaria "Santa Maria". Caduta o demolita poco importa, quello che continua a sorprendere è il disinteresse di quanti, a livello locale, hanno la responsabilità della tutela, i quali, non sufficientemente motivati e coscienti del valore del paesaggio e dei manufatti storici, non riescono a proporre degli incentivi, anche di carattere economico, per favorirne la salvaguardia.
Queste azioni ci rendono tutti più poveri, perché per obiettivi spesso dovuti a indifferenza, avidità e ignoranza si continua a cancellare la memoria di una collettività e si distrugge il paesaggio che è il risultato di millenari rapporti fra l'azione antropica e le forze naturali.
Se è vero che ogni comunità, a specchio della propria cultura, ha plasmato il proprio territorio, guardandoci intorno dovremmo preoccuparci di quali siano i nostri valori culturali ed etici se i risultati riflessi sul territorio sono, da una parte, desertificazione e omogeneizzazione e dall'altra disordine e confusione.
la presidente
Maria Letizia Panajotti