34. In vista dell’auspicata nuova evangelizzazione e della riconciliazione e comunione fra Zingari e gağé, occorre valorizzare adeguatamente la “diversità zingara”, riconoscendo a pieno titolo la sua esistenza, senza tuttavia tagliare i ponti d’incontro con la cultura dei gağé. Il sano e giusto equilibrio di questa valorizzazione risulta infatti indispensabile per una corretta impostazione del rapporto fra evangelizzazione, inculturazione e promozione umana.
35. Poiché la salvezza raggiunge l’uomo tutto intero, l’evangelizzazione non può certo trascurare quegli aspetti culturali, linguistici, tradizionali, artistici, e altri ancora, che plasmano l’essere umano e i popoli nella loro integrità. Nel farlo la Chiesa «nulla sottrae al bene temporale di qualsiasi popolo, ma al contrario favorisce e accoglie tutte le ricchezze, le risorse e le forme di vita dei popoli in ciò che esse hanno di buono e accogliendole le purifica, le consolida ed eleva» (LG 13). Lo spirito genuinamente cattolico dell’evangelizzazione conduce inoltre a un reciproco arricchimento, visto che «le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, in modo che il tutto e le singole parti si accrescono per uno scambio mutuo universale» (LG 13).
36. Orbene, in questa visione trovano la loro adeguata comprensione alcuni criteri-guida per l’animazione dell’azione pastorale con gli Zingari, vale a dire non solo l’accettazione della loro legittima rivendicazione di un’identità specifica e del diritto a inserirsi, in quanto tali, nel tessuto vitale della società civile ed ecclesiale, ma anche l’apprezzamento reale – affettivo ed effettivo – degli autentici valori della loro tradizione, che va non solo rispettata ma anche difesa. Più ancora, da tale prospettiva soteriologica, occorre leggere dall’interno la cultura di questa popolazione quale elemento da integrare nel disegno salvifico divino.
37. La peculiarità della Weltanschauung zingara e della caratteristica loro forma di vita non sono facilmente paragonabili ad altre realtà sociali dell’umanità, per cui rientrano pienamente in quelle per le quali la Chiesa, esperta in umanità, ha applicato, in prassi missionaria, l’assioma «a qualsiasi condizione o stato devono poi corrispondere atti appropriati e strumenti adeguati» (AG 6). Ne segue il bisogno e la convenienza di un’assistenza pastorale specifica per gli Zingari, non ridotta alla facile soluzione di spingerli a “integrarsi” nell’insieme del resto dei fedeli. Essa deve essere diretta soprattutto verso la loro evangelizzazione e promozione.
Occorre, cioè, prendere atto che la struttura ecclesiastica ordinaria e territoriale per la cura delle anime non permette, in genere, a questa popolazione un inserimento effettivo e duraturo nella vita e nella comunità ecclesiale. Si rende, pertanto, necessario un avveduto discernimento al fine di trovare un giusto equilibrio anche nell’adattamento delle piattaforme pastorali ordinarie alle particolarità che ogni situazione esige.
38. La specificità della cultura zingara, in effetti, è tale da non rendere a loro consona un’evangelizzazione semplicemente “dall’esterno”, facilmente giudicata come un’invadenza. Sulla scia della vera cattolicità, la Chiesa deve diventare, in un certo senso, essa stessa zingara fra gli Zingari, affinché essi possano partecipare pienamente alla vita della Chiesa. Ciò porta a prospettare un atteggiamento pastorale improntato alla condivisione e all’amicizia, per cui risulta importante per gli Operatori pastorali specifici immergersi nella loro forma di vita e condividerne la condizione, almeno per un certo tempo. Per essi vale dunque in modo del tutto speciale ciò che la Chiesa esige da quanti sono impegnati nei territori missionari, vale a dire che «debbono conoscere gli uomini in mezzo ai quali vivono e improntare le relazioni con essi a un dialogo sincero e comprensivo, affinché questi apprendano quali ricchezze Dio nella sua munificenza ha dato ai popoli» (AG 11).
39. Un incontro autentico fra vangelo e cultura zingara non può comunque legittimare indiscriminatamente ogni suo singolo aspetto. La storia universale dell’evangelizzazione attesta, infatti, che la diffusione del messaggio cristiano è stata sempre accompagnata da un processo di purificazione delle culture a cui esso è riferito, purificazione che va vista in realtà come aspetto necessario della loro elevazione cristiana. Non dovrebbe perciò stupire che a fianco della “accettazione” di una tale cultura, la Chiesa orienti la pastorale anche verso il superamento di quegli aspetti non condivisibili dalla visione cristiana della vita o che, in un modo o nell’altro, costituiscono ostacoli sulla strada della riconciliazione e comunione fra Zingari e gağé. Un atteggiamento minimalista nei confronti di questi ostacoli, o una difesa indiscriminata di tutto quanto è presente nelle tradizioni zingare, senza le dovute distinzioni e i relativi giudizi evangelici, non può giovare quindi alla causa dell’evangelizzazione stessa.
40. In questo contesto, è necessario aggiungere che la custodia delle proprie tradizioni non dovrebbe diventare un alibi per giustificare un atteggiamento d’isolamento, chiuso anche al giusto progresso delle società dei gağé. La riconciliazione e la comunione fra Zingari egağé include cioè l’interazione legittima delle culture, e in questo processo l’iniziativa deve venire anche da parte zingara. Occorre prendere atto, cioè, che l’attuale configurazione generale della società non permette il necessario progresso delle culture che restano isolate dal flusso centrale dello sviluppo. Anche se, evidentemente, esistono molte situazioni d’ingiustizia sociale che, in ultimo termine, hanno la loro origine nel peccato, bisogna tuttavia riconoscere, contemporaneamente, che le situazioni di sottosviluppo sociale non sempre provengono dalla cattiva volontà degli altri strati sociali, ma anche dalla struttura del tessuto sociale stesso, che richiede integrazione come condizione di progresso.
41. È altresì tratto caratteristico della società contemporanea la necessità dell’educazione, della qualificazione professionale e dell’iniziativa e responsabilità personali, come condizioni indispensabili per risalire a una qualità di vita almeno degna. Sono valori che vanno dunque apprezzati e fomentati, specialmente dai genitori. Gran parte della popolazione zingara trascina ancora, in effetti, un’eredità nella quale manca questa consapevolezza, anche come conseguenza dell’isolamento. Benché spesso non li si possa e debba colpevolizzare, si rende comunque necessario superare questa carenza, specialmente in vista delle future generazioni.
L’uguaglianza di diritti fra uomo e donna, in questo contesto, va decisamente fomentata, togliendosi ogni forma di ingiusta discriminazione. Ciò non significa peraltro stravolgere l’istituzione familiare, come capita purtroppo quando tale uguaglianza è mal intesa, non accettandosi la differenza tra uomo e donna in una cultura della reciprocità. L’uguaglianza richiede però il rispetto della dignità della donna, l’elevazione della cultura femminile, la promozione sociale, ecc.
42. Il senso forte di famiglia, così radicato presso gli Zingari, non può permettere poi che offese personali o collettive, ricevute, diventino un risentimento permanente trasmesso di generazione in generazione, prolungando nel tempo l’inimicizia fra famiglie e/o etnie.
L’onestà e la rettitudine in ambito lavorativo è altresì un valore civile e cristiano che non può essere mai disatteso. Le attività che producono “denaro facile”, al margine o addirittura fuori della legalità, vanno quindi decisamente abbandonate. Occorre prendere atto del danno rilevante che ciò provoca sia alla popolazione circostante gli Zingari che a loro stessi, in quanto contribuisce ad alimentare i pregiudizi dei gağé.
43. La purificazione della cultura zingara, tuttavia, non dovrebbe significare un suo svuotamento. Ma assieme al rispetto e all’apprezzamento dei suoi legittimi valori, va decisamente spinto il processo della sua integrazione nel seno della cultura della società circostante, il che implicherà un atteggiamento di accoglienza da parte di quest’ultima. Tanto per motivi di carità cristiana, quanto per esigenze della vita civile, il non-incontro o l’opposizione delle culture zingara e dei gağé è infatti realtà da superare e ciò richiede un grande cambiamento di mentalità, sia in ambito ecclesiale che civile.
44. In questo processo, peraltro, gioca un ruolo decisivo l’educazione impartita nelle scuole dei gağé. Effettivamente, i comuni testi scolastici presentano spesso una visione storica e sociologica della popolazione zingara ereditaria dei pregiudizi che si sono trascinati di generazione in generazione, continuando così ad alimentare l’atteggiamento generale di diffidenza. In modo analogo, l’informazione diffusa attraverso i mass-media solo raramente porta a conoscenza del grande pubblico i valori positivi della cultura zingara, essendo assai più frequente la diffusione di notizie negative che contribuiscono a danneggiarne ancor più l’immagine. Lo zelo per il rispetto delle minoranze, sempre più esteso ai nostri giorni, dovrebbe invece trovare anche in questi ambiti la sua realizzazione, senza discriminazione di nessun tipo. In questo caso ciò che è valido per tutte le minoranze è anche da applicare a quella zingara. Resta quindi da compiere un grande lavoro di apertura e di informazione, per strappare dagli animi la diffidenza, sostenuta da una letteratura acritica e tristemente diffusa nella società, che alimenta l’atteggiamento di rifiuto.