ASIANOMADS
Gesù, un uomo firmato da Dio
di don Renato Rosso
Bozza del libro
di don Renato Rosso
Bozza del libro
di don Renato Rosso
Bozza del libro
Tu solo il Santo,
Tu solo il Signore,
Tu solo l'Altissimo Gesù Cristo,
con lo Spirito Santo,
nella gloria di Dio Padre.
Caro lettore,
se questa mattina, a scuola o in un circolo culturale, qualcuno ti ha parlato di Gesù affermando che è solo un mito, o semplicemente un uomo intelligente e santo, ma solo uomo o, addirittura, che non è mai esistito; o, ancora, se ti hanno detto che si è sposato con la Maddalena e che, nonostante la flagellazione, la crocifissione e quell’ultimo colpo di lancia al cuore, la sua morte è stata solo apparente, per cui ha potuto essere rianimato e raggiungere il Kashmir in India, fermandosi poi là a predicare fino a oltre cent’anni di età; ebbene: se hai sentito racconti come questi prova a leggere le semplici pagine che seguono. Potrebbero indirizzarti e aiutarti a leggere il Vangelo, il vero e intramontabile libro di Gesù Cristo. Gesù è certamente l’uomo più straordinario della storia dell’umanità e la sorpassa. Qualcuno ha preteso di svuotarlo delle sue prerogative divine e ha voluto ridurlo a un povero carpentiere, che doveva lavorare per vivere in un paese povero e sconosciuto (tutto vero); morto come schiavo su una croce (anche questo non si può negare); un predicatore itinerante con un gruppo di seguaci (una dozzina), il quale sarebbe stato divinizzato da alcuni fanatici. Ebbene, come si spiega che un uomo così normale, questo Gesù Cristo, di fatto abbia diviso la storia in due: prima di Lui e dopo di Lui? Tutti i teologi e i filosofi della storia (almeno degli ultimi duemila anni) hanno sentito il dovere di porsi di fronte al fenomeno Gesù per adorarlo o condannarlo, per prenderne le distanze o, ancora, per combatterlo, ma non hanno potuto fare a meno di confrontarsi con Lui.
Migliaia di teologi cristiani e padri della Chiesa hanno studiato, approfondito e sviscerato il mistero di Gesù, Messia e Figlio di Dio. Milioni di simposi e decine di concili hanno predicato il messaggio di questo “carpentiere”. Solo nel secolo XIX (quando il libro cartaceo aveva ancora un’importanza rilevante) sono stati scritti oltre 62mila libri su di Lui. E anche un filosofo, per altro molto critico nei confronti della religione cristiana di Roma come Benedetto Croce, scrisse: «Il cristianesimo è stata la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuto». 1 Kant, Hegel, Marx e tutti i filosofi degli ultimi venti secoli hanno dovuto porre il problema di quest’uomo.
Si aggiunga poi che nessuna delle intelligenze umane di questi due millenni è riuscita a mettere Gesù in una cornice che lo abbia
imprigionato in un quadro, senza più interrogativi. Anche chi ha dedicato l’intera vita allo studio di quest’uomo così divino ha dovuto rimandare alcune risposte all’incontro definitivo con Dio, alla fine dei tempi. Che cosa non hanno prodotto l’arte pittorica e la scultura – incaricate di raccontare e approfondire i misteri della fede – nelle migliaia delle nostre chiese, musei e case? Quale personaggio ha occupato più spazio su tele, mosaici, pareti affrescate e in tutta la statuaria del mondo?
Anche i milioni di cappelle, chiese, cattedrali e basiliche in tutto il globo testimoniano una fede in Gesù Cristo robusta, equilibrata, espressa in straordinaria bellezza. E la musica? Quanti milioni di spartiti per strumenti musicali hanno prodotto inni, canti, sinfonie e corali nelle chiese, nei teatri e nelle case, glorificando questo nome: Gesù?
La stessa religione musulmana, presentata dai suoi teologi più aperti, attribuendo a Maometto il sigillo della profezia in quanto egli sarebbe l’ultimo profeta, riconosce però a Gesù il sigillo della santità, in quanto è l’uomo, il profeta più santo, che non ha mai dovuto chiedere perdono e che è stato pure incaricato del Giudizio finale alla fine dei tempi.
Il racconto che viene proposto in queste pagine ci fa intravedere il Dio predicato da Gesù Cristo, il Dio buono, il Dio dei poveri e dei peccatori, che hanno solo bisogno di perdono, misericordia e compassione. Mentre prega, alcune volte Gesù rivolge gli occhi al cielo, attratto dal Padre, ma non perde d’occhio nessun uomo, nessuna donna, nessun bambino che possa aver bisogno di Lui. I poveri e i malati sperano che ritorni presto nel loro villaggio e nei loro accampamenti, perché hanno proprio bisogno di Lui.
Nel testo che segue si incontrano i dubbi e le risposte più comuni, affinché in modo semplice, ma non superficiale, ciascuno sia in grado di dar ragione della propria fede. Se, ascoltando un testo del Vangelo, qualcuno ci dice che tutti quei racconti potrebbero essere fiabe per bambini, dovremmo poter dare una risposta sensata. Avere dei dubbi è segno che pensiamo e quindi è un bene, ma rimanere senza risposte è anche segno di pigrizia.
Un pensatore sosteneva che chi pensa poco non ha mai la tentazione di dubitare, ma non ha nemmeno tanta probabilità di ottenere delle certezze. Poiché nell’epoca contemporanea l’occhio capace di intravedere l’invisibile, il divino, si è in parte atrofizzato, dobbiamo rettificare la nostra capacità di vedere prima di accostarci al discorso di Cristo.
La trattazione delle fonti bibliche è fatta secondo le acquisizioni del metodo storico-critico. L’intento che mi propongo è quello di
presentare al lettore moderno ciò che si può ritenere storicamente fondato; nello stesso tempo, voglio sottolineare che gli evangelisti intendevano darci non un “resoconto bruto” dei fatti secondo gli odierni criteri storici, ma di narrare eventi che rivelano la storia di come Gesù ci ha salvati. Crediamo infatti che la Sacra Scrittura, essendo ispirata dallo Spirito Santo, dev’essere letta e interpretata nello stesso spirito con cui fu scritta (DV 12,1).
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[1] - Cfr. B. Croce, Perché non possiamo non dirci cristiani, Torino, C. Pannunzio, 2008, p. 15
Mi sembra doverosa una seconda premessa, per dichiarare il motivo per cui è nato questo testo. È stata una triste esperienza quella che mi ha imposto di sviluppare la mia riflessione sul Gesù dei Vangeli, ovvero la necessità di evitare che avvenga ad altri ciò che è capitato a me. Da dieci anni vivevo tra i nomadi del Bangladesh e dell’India.
Le mie giornate erano dense di attività, di amicizia con la mia gente e di preghiera. Il tempo della preghiera – devo pur dirlo – è sempre stato importante nella mia vita, probabilmente per la preziosa eredità che mi hanno lasciato i miei maestri di formazione.
Era il 2002: mi accorsi che le pratiche dell’Eucarestia, dell’adorazione e meditazione erano diventate aride, prive di vita, tanto che quelli mi sembravano tempi morti. Sapevo comunque bene che, nella vita spirituale, possono alternarsi momenti simili, i quali, se ben gestiti, possono anche far crescere. Quindi avevo anche la risposta: i periodi di aridità sono normali. Sapevo di notti molto più prolungate delle mie in Santa Teresa, San Giovanni della Croce e molti altri. Questi mistici avevano saputo vivere la fedeltà in un buio che sembrava uccidere lo spirito. Ero in compagnia di grandi santi, quindi non c’era nulla da temere.
Mi sentivo comunque smarrito. Non ero più in grado di sentire quel Dio buono che mi aveva gratificato e consolato tante volte, ma mi auguravo che quel senso di gratificazione e di consolazione si stesse evolvendo in una spiritualità più vera e autentica.
Eppure mi sembrava di essere abbandonato da Dio. Facevo fatica a interpretare ciò che stavo vivendo. Speravo che quel periodo di silenzio e aridità potesse diventare un passaggio di purificazione della mia fede troppo bambina per recuperarne una più adulta. Anche il mio direttore spirituale lo riteneva una prova che avrei comunque superato. Con lui, però, non avevo condiviso un particolare della mia vita che avevo semplicemente sottovalutato, o meglio, a cui non attribuivo minimamente la causa di una situazione che avrebbe potuto diventare drammatica e irreversibile.
Che cos’era capitato? Cercando di approfondire il Vangelo fui catturato dal fascino della storicità dei fatti, di ciò che era veramente capitato 2000 anni fa, degli eventi che avrebbero cambiato la storia dell’umanità. Sentii l’esigenza, peraltro giusta, di capire ciò che Gesù aveva detto veramente e che cosa avevano interpretato i primi discepoli. Attratto poi dal bisogno di razionalizzare tutti i dati che riuscivo a raggiungere nelle mie indagini, incontrai una serie di ipotesi che risolvevano tutto il mistero, che mi sembrava gratuito, nei racconti del Vangelo.
I razionalisti che mi avevano incantato sostenevano che, se si è parlato di una moltiplicazione dei pani, occorreva intendere che i discepoli avevano portato il giorno prima i pani e i pesci nel luogo dove Gesù avrebbe predicato e che li avrebbero distribuiti prima di tornare a casa. Per quanto riguarda il miracolo di Cana, invece, Gesù avrebbe fatto portare il vino a Cana, prima della festa, come regalo di nozze per gli sposi.
A questo punto, chi legge ha già capito: ciò che stavo vivendo non era aridità e non ero in compagnia di nessun santo. Io mi sentivo abbandonato da Dio, mentre in realtà l’avevo abbandonato io. Alla fede stavo sostituendo il solletico della ragione. Avevo praticamente cancellato tutto ciò che nei Vangeli poteva essere sostituito dalla razionalità, senza dover fare sforzi di fede.
E, proprio perché i miracoli sono segni che Dio non impone per forzare la nostra fede, ma che offre nella libertà di accoglierli, interpretarli o rifiutarli, senza accorgermi e pensando di approfondirli li avevo in realtà respinti: con essi erano così sfumate la risurrezione, la salvezza e la divinità di Gesù.
Avevo tuttavia conservato alcune testimonianze di Gesù, ma le sue parole, anche queste ridotte, erano insufficienti per poter conoscere un Gesù che meritasse il mio innamoramento per Lui.
Rimasi così con i tempi di preghiera vuoti e l’eucarestia: una semplice memoria di qualcuno che non riuscivo più a raggiungere. L’amicizia con i nomadi e un intenso impegno sociale mi aiutarono a conservare ancora un barlume di fede, che però si stava spegnendo irreversibilmente.
Quando professavo il Credo, compivo un atto incoerente che non era il risultato delle premesse che avevo posto. E, per questa ragione, quando il Signore Gesù è tornato a riprendermi in braccio, ho sentito il dovere di approfondire la mia fede senza ingenuità e senza sconti.
Mi sono fatto aiutare da teologi e biblisti, antichi e contemporanei, per offrire un contributo popolare, semplice, ma spero non ingenuo – anche se non rivolto agli specialisti, i quali hanno altri mezzi per approfondire i loro percorsi – e così è nato questo libro: Gesù, un uomo firmato da Dio.
Il testo è diviso in due parti: una più descrittiva, che riporta la storia di Gesù, i suoi discorsi, le parabole, i miracoli e, in particolare, la sua passione e morte e la risurrezione. C’è poi una seconda parte che riporta gli allegati, ovvero riflessioni o informazioni utili che vengono segnalate, volta per volta, nella prima parte e che accompagnano i paragrafi descrittivi.
Se preferisce, il lettore può anche leggere separatamente le due parti, purché sappia che sono intersecate una nell’altra e nessuna delle due è completa senza l’altra. Sempre nella seconda parte sono presenti appunti di teologia popolare, semplici e accessibili anche a chi non è specialista in materia.
Avrei desiderato eliminare tutte le citazioni, anche se l’ho fatto in parte, affinché il testo non assomigliasse a una ricerca strettamente scientifica. Meglio se lo si legge come una serie di omelie, anche se le informazioni riportate sono state scrupolosamente vagliate e non solamente da me. I contenuti del libro sono riportati da diversi autori, che generalmente usano un linguaggio più tecnico e meno accessibile.
Le riflessioni e i commenti personali sono sempre stati confrontati con persone competenti, alcune delle quali, vivendo e studiando nella terra dove è vissuto Gesù, hanno a disposizione qualche mezzo in più, come le librerie e gli archivi di Gerusalemme e l’archeologia,
nonché la geografia di quei luoghi santi, che è sotto i loro occhi.