L'album tributo al grande Fabrizio De André. Reinterpretato e modernizzato dai nuovi esponenti della musica italiana. Progetto riuscito? Oppure fallimento totale?
Per rispondere a questa domanda è logico innanzitutto, per chi non lo conoscesse, fare un introduzione sul personaggio di Faber, appellativo datogli dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio per l’uso continuo dei pastelli e matite Faber-Castell. Considerato da gran parte della critica come uno dei più grandi cantautori che il nostro Paese abbia avuto, Fabrizio Cristiano De André è stato un poeta, un pensatore e un punto di riferimento fondamentale per intere generazioni di artisti e non solo che ancora oggi continuano ad ascoltarlo e a studiarlo. Nasce a Genova il 18 febbraio 1940, trascorre un’infanzia non certo semplice, colpa la guerra e la famiglia. Fabrizio cresce, studia ma a sei mesi dalla laurea in giurisprudenza lascia gli studi per intraprendere una vita diversa: quella della musica.
“La musica? Mi sedusse un pò alla volta [...]. Cominciò con qualche mormorio fioco, poi divenne balbuzie e piano piano acquistò la franchezza di un linguaggio che, per quanto era elementare era comunque il mio. Ma la musica fu anche una necessità. In famiglia tutti si esprimevano in modo non truccato, in assoluta coerenza con le scelte di ciascuno […]. Io non ero capace di esprimermi a quei livelli […]. Scoprì che, se prendevo la chitarra, la suonavo meglio di tutti, e stupivo gli altri più che con un tema di classe. Ed ero esonerato dai loro cerimoniali, perché a un musicista nessuno rimprovera di essere un tipo ruvido, chiuso in se stesso, o di mangiare con le mani. A un avvocato o a un insegnante, sì.”
In questi anni, conduce una vita sregolata e in contrasto con le consuetudini della sua famiglia,viaggia e frequenta amici di tutte le estrazioni culturali e sociali, sempre accompagnato dal grande amico d’infanzia Paolo Villaggio. Il 29 luglio 1962 sposa Enrica Rignon, detta Puny, una ragazza che ha quasi sette anni più di Fabrizio. Dalla loro unione il 29 dicembre nasce il figlio Cristiano e nell’ottobre dello stesso anno, Faber incoraggiato da Gino Paoli, si esibisce al Circolo della Stampa di Genova. Con la nascita del figlio, comincia a scrivere canzoni, tra cui La guerra di Piero e La canzone di Marinella e sperimenta il cabaret insieme al amico d’infanzia. La sua carriera musicale comincia a decollare, il 27 gennaio 1967 Luigi Tenco si suicida a Sanremo e Faber compone Preghiera in gennaio, dedicata all’amico. L’anno dopo, a Canzonissima, Mina interpreta La canzone di Marinella: è la svolta nella carriera artistica di Fabrizio.
Nel 1973 inizia a lavorare ad uno dei suoi più celebri album, storia di un impiegato (contenente il bombarolo), che venderà più di 120mila copie. La pubblicazione di quest’ultimo coincide con un periodo di crisi professionale e anche personale che nello stesso anno porta la fine definitiva del matrimonio con Puny. La pubblicazione di un nuovo disco, intitolato Canzoni, darà inizio alla collaborazione con Francesco De Gregori e proprio durante le registrazioni di questo disco, nello studio a fianco sta registrando il suo nuovo disco da solista Dori Ghezzi: è l'inizio di una nuova e duratura relazione, che sfocia nel matrimonio tra i due il 7 dicembre 1989, dopo quindici anni di convivenza, non certo semplice. Il ‘77 è un anno ricco di eventi per Fabrizio, la nascita della figlia Luvi, l’acquisto della terra in sardegna e l’uscita di un nuovo album, Rimini (contenente Sally e Rimini). I due, però, il 27 agosto del 1979 vengono rapiti per 4 mesi fino a che non viene pagato il riscatto ai rapitori. De André scrive varie canzoni riferendosi a questa esperienza, come Hotel Supramonte (nome in codice usato dai banditi, anche se in effetti non si trovavano sul Supramonte), brano simbolo di un altro suo grande album: L’indiano.
Iniziano così gli ultimi dieci anni di vita del più anarchico cantautore della storia italiana, decennio segnato dalla scomparsa del padre Giuseppe nel ‘85 e del fratello Mauro quattro anni dopo. Sette anni più tardi, Fabrizio torna in tour, in occasione del concerto del Primo Maggio 1992 canta insieme a Roberto Murolo Don Raffae’. Che porta alla stesura nel 1996 dell’ultimo suo album: anime salve, che rappresenta un viaggio ideale nella solitudine e nell'emarginazione, sia quella dei generici "ultimi", sia quella dei rom, del marinaio, della transessuale e dell'artista stesso; allo stesso tempo rappresenta un attacco alle "maggioranze" che opprimono le minoranze, al razzismo e all'indifferenza della società di fine millennio. Anime Salve viene consacrato da “Musica” miglior disco italiano. Seguito da un altro successo, Fabrizio l’anno seguente a settembre incide a Lugano con Mina La canzone di Marinella, pubblicata nella raccolta Mi innamoravo di tutto.
Quella stessa serie di brani che accompagnò il suo ultimo concerto interrotto da un malore. Qualche giorno dopo De André viene sottoposto ad esami medici ad Aosta e, in spiegazione a quanto accaduto, gli viene diagnosticato un carcinoma polmonare, che lo porta a interrompere definitivamente i concerti. De André è ricoverato solo verso la fine del novembre 1998, quando ormai la malattia è a uno stato avanzato: esce dall'ospedale solo il giorno di Natale, per poter trascorrere le festività a casa insieme alla famiglia, quando i medici ormai disperano di salvarlo.
Il grande ed eterno Fabrizio De André muore alle 2:30 dell'11 gennaio 1999, un mese prima di compiere 59 anni.
Così al ventesimo anno dalla sua scomparsa Gazzelle, Willie Peyote, Ex-Otago, Canova, Motta, i Pinguini Tattici Nucleari, Zen Circus e molti altri artisti della nuova musica italiana, decidono di pubblicare un album considerato “tributo”. Non è la prima volta che le canzoni di De André vengono reinterpretate, i casi più famosi sono quelli del concerto-tributo del 12 marzo 2000 da cui è stato tratto l'album Faber, amico fragile, con Celentano, Battiato, Finardi, Vecchioni, Ligabue, Jovanotti, Bertè e Vasco, la riproposizione filologica di Non al denaro non all'amore nè al cielo di Morgan del 2005 e i vari tour del figlio Cristiano che canta suo padre con arrangiamenti nuovi e molto discutibili.
Questo ultimo nuovo progetto si rivela - per i ‘puristi del cantautore ligure’ -, una sorta di affronto alla grande inventiva musicale di De Andrè, ma ha in sé degli elementi di novità. Come dichiara Dori Ghezzi: “Sono senza dubbio favorevole a rivisitazioni che comportano scelte coraggiose e quasi spericolate, per poi scoprire, piacevolmente, che hanno ragione di esistere. Del resto, anche Fabrizio sentiva di volta in volta l’esigenza di sperimentare e innovarsi cercando di non ripetere se stesso”. E’ un progetto che manifesta una buona dose di coraggio da parte degli autori. “Il bombarolo”, ad esempio, canzone ripresa nell’album da Willie Peyote, è stata modernizzata ed attualizzata con riferimenti a situazioni dei nostri anni.
Faber Nostrum non è quindi un fallimento; tuttavia sono convinto che, come gran parte dei tributi, vada “preso con le pinze”, con l’importanza di non dimenticare l’idea di fondo e cosa sta dietro a quel componimento. Il disco sa regalare emozioni e catapulta in una musica lontana, ma più attuale che mai, nonostante qualche azzardo. E’ un buon modo per far conoscere il genio di De André anche ai giovani, una specie di ‘ponte’ per scoprire il maestro nelle sue versioni originali, perché è davvero imprescindibile.
Ecco la tracklist di questo lavoro e tutti gli artisti che vi hanno partecipato: