"LA REGINA DEGLI SCACCHI"... E ANCHE DI NETFLIX!
Il 2020 non sarà un anno memorabile per i cinema e i teatri, ma per i siti streaming è stato il periodo migliore degli ultimi tempi. Mentre Disney+ registra 86,8 milioni di abbonati - numero impressionante per una piattaforma nata da poco più di un anno -, Netflix ne conta 195 milioni (di cui 11,4 milioni iscritti provenienti dall’Italia), grazie anche alle numerose serie tv prodotte. Ma quale di queste è stata la più influente?
Secondo il Sito web IMDb (Internet Movie Database) e Netflix stessa, tra le principali serie tv di successo è presente la miniserie The Queen’s Gambit, tradotta in italiano “La regina degli scacchi”.
La storia, ispirata all’omonimo romanzo di Walter Tevis (1983), è stata scritta e diretta dal regista Scott Frank, che già in passato aveva collaborato per la realizzazione Godless, altra miniserie Netflix che però non ebbe il successo sperato.
Nel cast sono presenti numerosi attori ben noti nel mondo cinematografico, come ad esempio la carismatica protagonista Anya Taylor-Joy – recentemente apparsa nelle sale cinematografiche grazie al film Fox-Marvel The new mutants -, l’attore, considerato “perennemente bambino”, Thomas-Brodie Sangster nei panni del grande giocatore “Bennie Watts”, ed Harry Melling (ben noto per il suo personaggio Dudley Dursley in Harry Potter) che interpreta Harry Beltik.
Thomas-Brodie Sangster e Anya Taylor-Joy
TRAMA: Elisabeth “Beth” Harmon è una ragazza che, per sentirsi più a suo agio all’interno dell’orfanotrofio dopo la morte della madre, inizia a giocare con il custode Shaibel (Bill Camp) a scacchi, attività che negli anni ’60 è principalmente maschilista. Ma ad accompagnarla in questo percorso di crescita non è soltanto la scacchiera, ma anche gli psicofarmaci (come le pillole per l’umore che le davano all’istituto) e l’alcol, le cui dosi variano in base all’andamento delle giornate (le vittorie, le sconfitte, gli amori e tutto ciò che può influenzare la vita di una giovane ragazza). I medicinali la aiutano a giocare meglio a scacchi, ma riusciranno a farle raggiungere la vittoria contro il Grande Maestro Vasily Borgov?
Harry Melling e Anya Taylor-Joy
La serie TV, nonostante ruoti attorno agli scacchi (considerati da molti noiosi), è riuscito a fare breccia nel cuore degli spettatori: ma rappresenta fedelmente il gioco?
Daviddol è un esperto giocatore appartenente al circolo di Pistoia, che ha un canale YouTube inerente agli scacchi che conta più di 30 mila iscritti, e ha voluto dire la sua opinione riguardo alla serie Netflix. Secondo lui:
“La regina degli Scacchi è veramente una delle prime opere in cui gli scacchi hanno un ruolo fondamentale a sviluppare i personaggi e la storia e sono trattati, finalmente, con il rispetto che si meritano e non come il solito cliché. La produzione si è avvalsa per curare la parte scacchistica di alcune tra le personalità più riconosciute nel mondo scacchistico quali Garry Kasparov (ex campione del mondo di scacchi) e Bruce Pandolfini (uno dei più famosi divulgatori ed istruttori del gioco negli Stati Uniti). Questa scelta si vede tutta, tant’è che eventuali piccole difformità tra quello che possiamo ritenere realistico in un torneo di scacchi e quello che vediamo su schermo, sono tutte giustificate da scelte che rendono l’opera più godibile per i tempi televisivi”
La regina degli scacchi, nonostante sia uscita quasi due mesi fa (23 Ottobre 2020), rimane nella top 10 dei contenuti più popolari di Netflix in tutto il mondo (attualmente in Italia si trova in terza posizione) e conta 526.2K utenti su “TV Time”, app fortemente consigliata per monitorare le tue serie e i tuoi film preferiti. La serie di Scott Frank ha anche invogliato moltissima gente a giocare a scacchi: all’inizio di novembre le ricerche su Google “Come giocare a scacchi” hanno raggiunto i massimi storici, il romanzo è diventato un bestseller 37 anni dopo la sua pubblicazione e gli acquisti di scacchiere su eBay sono triplicate.
Ancora una volta il mondo cinematografico è riuscito a mandare in tendenza ciò che mai nessuno si sarebbe aspettato!
Non solo agli scacchi il pubblico ha rivolto il proprio interesse, ma anche agli ideali espressi lungo i 7 episodi della miniserie: il carattere sicuro e determinato di Beth ha fatto sì che la protagonista potesse concentrarsi più su sé stessa che sugli altri, e imparando attraverso la propria pelle.
Tutti i suoi sbagli e i suoi fallimenti saranno utili per la piena realizzazione del personaggio: quando tutto sembra remare a nostro sfavore, la vita ci riserva una realizzazione personale più completa. Un messaggio iconico e fondamentale in tempi come questi.
In soli 7 episodi da 50 minuti circa, La regina degli scacchi è riuscita a darci un efficiente esempio della condizione umana.