Temi
Il Seicento e Gli Umili
Come i temi vengono trattati
L’assalto alla casa del vicario, che segue la rivolta del Forno, è sempre parte dei fatti storici avvenuti l’11 novembre 1628.
Manzoni, oltre a portare avanti il racconto della giornata di San Martino, rincara la dose con un’altra pesante critica ai rivoltosi, affiancata però da un giudizio positivo nei confronti di chi cercava di calmarli (Ne’ tumulti popolari c’è sempre un certo numero d’uomini che […] fanno di tutto per ispinger le cose al peggio; propongono o promovono i più spietati consigli, soffian nel fuoco ogni volta che principia a illanguidire: non è mai troppo per costoro; non vorrebbero che il tumulto avesse né fine né misura. Ma per contrappeso, c’è sempre anche un certo numero d’altri uomini che, con pari ardore e con insistenza pari, s’adoprano per produr l’effetto contrario […] Il cielo li benedica.). Inoltre, lo scrittore spiega dettagliatamente varie personalità della rivolta, definente un’ambiguità della folla: è un miscuglio accidentale d’uomini, che, più o meno, per gradazioni indefinite, tengono dell’uno e dell’altro estremo: un po’ riscaldati, un po’ furbi, un po’ inclinati a una certa giustizia, come l’intendon loro, un po’ vogliosi di vederne qualcheduna grossa, pronti alla ferocia e alla misericordia, a detestare e ad adorare, secondo che si presenti l’occasione di provar con pienezza l’uno o l’altro sentimento; avidi ogni momento di sapere, di credere qualche cosa grossa, bisognosi di gridare, d’applaudire a qualcheduno, o d’urlargli dietro. […] pronti anche a stare zitti, quando non sentan più grida da ripetere, a finirla, quando manchino gl’istigatori, a sbandarsi, quando molte voci concordi e non contraddette abbiano detto: andiamo; e a tornarsene a casa, domandandosi l’uno con l’altro: cos’è stato? Siccome però questa massa, avendo la maggior forza, la può dare a chi vuole, così ognuna delle due parti attive usa ogni arte per tirarla dalla sua, per impadronirsene: sono quasi due anime nemiche, che combattono per entrare in quel corpaccio, e farlo movere. Fanno a chi saprà sparger le voci più atte a eccitar le passioni, a dirigere i movimenti a favore dell’uno o dell’altro intento; a chi saprà più a proposito trovare le nuove che riaccendano gli sdegni, o gli affievoliscano, risveglino le speranze o i terrori; a chi saprà trovare il grido, che ripetuto dai più e più forte, esprima, attesti e crei nello stesso tempo il voto della pluralità, per l’una o per l’altra parte.)
Perché vengono trattati
L’autore continua fedele alla sua poetica del vero per soggetto, e amplia sempre di più il suo giudizio sugli umili, distinguendoli in due categorie ben diverse: istigatori e pacificatori, aizzatori e ragionevoli. La folla si distingue quindi in due parti, ma quella che prevale è quella che manda avanti la rivolta, questo per intendere che, di fronte a tutto il raziocinio del mondo, seguiremo sempre e comunque i pochi che fanno più rumore degli altri, coloro che gridano di più. Non importa la situazione, ma quando c’è di mezzo una folla la decisione del gruppo sarà sempre una decisione di pancia, che risponderà alla demagogia della gente come Ferrer: seguiremo chi ci promette il pane.