Educazione alle scelte

Genitori di fronte alle scelte dei figli

Oggi si continua a parlare di "scelte". E comprendiamo bene i motivi; siamo, infatti, in una società delle molte informazioni sia attraverso la stampa che la televisione ed internet. La pluralità di informazioni può offrire una maggior possibilità di scelte, ma può anche ingenerare confusione ed incertezza, e far abitare nel mondo dei sogni e dei desideri non appagati.

Tuttavia rimane il fatto che grandi e piccoli siamo continuamente nella necessità di fare delle scelte, partendo dalla vita quotidiana fino ai grandi impegni. Il problema è quello di riuscire a fare le scelte migliori, quelle cioè più giuste sul piano dei valori ed in grado di arricchire la propria personalità.

Va da sé che qui è in gioco la responsabilità, che nulla può toglierci in quanto essa è la più personale delle proprietà umane, che non può essere né ceduta né disattesa. Essa esiste prima di ogni scelta, e testimonia la libertà nel porsi di fronte alle scelte, scelte che saranno fatte sulla base delle proprie convinzioni e a seconda dei valori a cui si crede.

Si nasce liberi, protesi alla affermazione di sé, della propria personalità e identità, facendo leva sulle proprie risorse. Si nasce con la dignità di uomini ma ci si deve formare. Nessuno può sostituirci nell'attività ordinata alla propria formazione; ma nessuno giunge alla maturazione della propria personalità senza adeguati aiuti che sono propri dell'educazione. E' un cammino da percorrere attraverso tappe successive graduate a seconda dell'età, o più precisamente in norma alla capacità di pervenire a fare scelte personali. Ritorna, per questa via, il principio che si educa alla libertà, ma nel rispetto della libertà del soggetto.

Educazione alle scelte

Il figlio va aiutato a ponderare le cose, a soppesarle e valutarle e tirarsi fuori dalle suggestioni dei compagni e della moda. Deve imparare a prendere una decisione che sia sua, o che venga fatta sua. Non gli si può consentire di vivere nell'indecisione, nel continuo rinvio, nella costante incertezza, o nel conformismo.

Ai genitori si chiede di seguire il cammino della maturazione del figlio, sapendo interpretare le sue aspirazioni e le sue possibilità ed insegnargli a decidere ed a prendersi le conseguenze delle proprie decisioni.

  • Nell'adolescenza l'educazione alle scelte rappresenta un compito ineludibile perché la capacità di impegnarsi nella realizzazione di un progetto di vita si forma in età adolescenziale. Rispetto al proprio futuro, la scelta della scuola superiore, predetermina il cammino verso un progetto di vita.

    Man mano che i ragazzi crescono aumenta naturalmente il loro desiderio di autonomia personale, che li porta a prendere le distanze dai loro genitori: l'adolescente può dare l'impressione di sapere quello che vuole e di saper affrontare le situazioni; in realtà ha ancora bisogno di una guida che gli fornisca dei punti chiari di riferimento.

    Si rivela allora particolarmente importante la vicinanza dei genitori ed anche degli insegnanti per orientare alle scelte. Il genitore e l'insegnante non possono limitarsi ad indicare le varie possibilità, o un obiettivo o una meta; non devono limitarsi ad informare, a prospettare le ragioni di una scelta e le conseguenze di detta scelta, ma devono stimolare l'adolescente ad appropriarsi dei mezzi e degli strumenti che consentano di scegliere in modo responsabile.

    E' esperienza comune che quando gli adolescenti avvertono di essere rispettati e presi sul serio nella loro libertà, pur con la loro incostanza e fragilità, non sono affatto indisponibili a lasciarsi interpellare da proposte esigenti: anzi si sentono attratti e spesso affascinati da esse. Ciò tanto più vale quando avvertono che l'amore del genitore e dell'insegnante è "disinteressato", ossia non egoistico ma altruistico.

  • Nella giovinezza. L'educazione alla scelta costituisce un antidoto a modi di essere e stili di vita fortemente condizionanti; contro le scelte non scelte, bensì subite. Ormai è noto che l'attenzione non è centrata sul genitore o altri che accompagna o sostiene una scelta, ma su colui che sceglie: il giovane dovrà fare la propria scelta. Vuol dire risvegliare la coscienza personale, ridestare il senso del proprio impegno intimo per camminare verso la maturità orientativa, verso il saper scegliere autonomamente e responsabilmente con la capacità di accettare il rischio e quindi anche l'errore.

    Considerato il protagonismo del giovane nelle sue scelte, è più esatto parlare di formazione che di educazione alle scelte perché si tratta di intraprendere iniziative per sostenere nel figlio la sua capacità di progettare e di far convergere le varie risorse intellettuali e morali verso il progetto nel quale intravede la realizzazione di sé.

  • Nell'età adulta. Oggi si parla del "giovane-adulto", nel senso che un insieme di cause lo trattengono nella famiglia d'origine negandogli di entrare nella vita adulta prima dei trent'anni. Dalla famiglia il giovane esce sempre più tardi perché preferisce affrontare i conflitti esistenziali all'interno di un ambito il più possibile di sostegno differendo nel tempo la completa assunzione delle personali responsabilità. Al riparo di scelte impegnative, la famiglia garantisce una sorta di parcheggio dove le scelte possono essere ancora libere.

    Cosa possono fare i genitori? Le risposte dipendono dalle cause del detto comportamento, e che non sempre risultano chiare. C'è chi parla di immaturità psicologica ed allora qui si riapre il discorso educativo sul cammino verso la maturità. C'è chi fa colpa ai genitori di essere iperprotettivi ed allora forse ha ragione chi dice ai genitori di spingere il figlio ad uscire dalla famiglia anche con interventi drastici.

    In ogni caso resta la considerazione che il ritardo al matrimonio, protrae la dipendenza e l'assunzione di responsabilità. Tra l'altro il matrimonio in età avanzata rende più problematica l'educazione dei figli.

    In conclusione diciamo che nelle scelte dei nostri figli nulla è fatale. Tutto può essere ricondotto a razionalità attraverso l'educazione. Anche se questa ha i suoi limiti e rischi, resta sempre la via maestra in mano agli educatori, genitori anzitutto

    Luigi Secco

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