La formazione della coscienza

La formazione della coscienza (n.131)

Tema purtroppo dimenticato o eluso dalle agenzie educative (famiglia, scuola..), ma che va affrontato anche ai nostri giorni in tutta la sua valenza etica ed umana.

La coscienza è il luogo della risonanza dei valori

L'uomo è fatto per il bene e, quantunque la natura umana possa essere disturbata da ciò che non è bene o giusto, tuttavia in essa risuona, per naturale costituzione, l'appello a ciò che è bene sia per sé che per gli altri. Qualora così non fosse dovremo cercare le motivazioni al di fuori di ciò che è naturale.

Tutti noi nasciamo dotati di coscienza: intesa come capacità di percepire il bene e di orientarsi verso di esso. Nessuno nasce naturalmente cattivo, portato alla malvagità.

Dire che la coscienza è fatta per il bene non significa e non comporta che il bene, i valori, tutto ciò che è positivo sia già iscritto in essa: possiamo immaginarla come una struttura in cui nulla è scritto, ma che è in attesa di essere istruita e illuminata, o come direbbe il primo pedagogista dell'epoca moderna Comenio essa reca in sé i semi per la conoscenza della verità, della virtù e della bontà. Così entriamo nel campo della "formazione della coscienza".

E', dunque, un compito educativo. La conoscenza dei valori costituirà definitivamente il punto di riferimento per i suoi pronunciamenti: essa va "educata" o più esattamente "formata". La sua dinamica propulsiva verso il bene, i valori, la bontà, attende di essere messa in attività.

La "formazione" della coscienza

Agli educatori ed agli insegnanti spetta "formare" una retta coscienza nei propri figli e nei propri allievi attraverso una obiettiva e serena illuminazione. Ricordiamo che si può ferire la coscienza del giovane sia omettendo l'istruzione, sia attribuendo un peso esagerato o minimizzato rispetto alla obiettiva importanza di questo e di quel valore. E quel che è peggio si può sfalsare la coscienza del giovane facendo passare per valore ciò che valore non è.

Quando poi il giovane cresce, tocca lui rivisitare i propri convincimenti per verificarne la verità ed il valore, soprattutto di fronte ai problemi posti dall'età che sale e dalla società in cui va a inserirsi. E' importante che egli possa dire: "la mia coscienza mi dice", in quanto qui si esprime il vertice della propri autonomia e responsabilità.

Si tratta dell'etica della responsabilità

Ed infatti ognuno risponde per sé; l'altro non ha da diventare il mio alibi. La coscienza e la responsabilità sono personali. In una concezione personalistica del valore dell'uomo, nulla può essere giustificato perché voluto da altri sia nel bene come nel male. La vera obbedienza promana da sé e si esplica nella responsabilità individuale e mai collettiva.

Anche per questa via si esalta il valore della persona umana ed il suo impegno verso l'autoperfezionamento. L'uomo nobile non dimentica mai il suo valore. Egli non si aliena mai, né mai si perde in cose che stanno al di sotto di lui.

L'acquisto del senso del dovere

Quando l'individuo si appella alla sua coscienza è perché sperimenta il senso della "doverosità", quella cioè della coerenza tra i propri convincimenti ed i propri comportamenti.

Il senso del dovere è una grande conquista e, a causa delle conseguenze che porta nella vita del soggetto, occorre anche che gli impari a mettere in discussione i propri convincimenti per verificarne la difendibilità obiettiva. Tutta la tradizione classica ci ha avvertito e ci avverte che "è proprio del sapiente saper mutare parere": ovviamente non si tratta di aforismi da banderuola o dovuti a convenienze di basso profilo. Questo si dice perché talora l'uomo è tentato ad agire contro la sua stessa coscienza. Ben per questo diciamo che la maturità di un soggetto si testimonia nella "saggezza" delle sue scelte e dei suoi comportamenti.

In conclusione

Il valore oggettivo dell'uomo sta nel suo essere individuale; ma la sua esplicazione avviene mediante la scoperta del senso della vita, dei valori che la esaltano, e della responsabilità che ciscun si prende ad ogni scelta. Gli altri possono e debbono aiutare i più giovani, ma poi ognuno risponde per sé.

Nota. La coscienza è propria solo dell'uomo.

Anzi tutto va rilevato che la coscienza è una qualità specifica ed esclusiva dell'uomo. Gli animali non hanno consapevolezza di ciò che è bene e di ciò che è male; solo per istinto, o al massimo per addomesticamento, assumono comportamenti che a noi uomini possono far piacere od esserci utili; ma essi non sono frutto di libera scelta; prova ne è che nessuno condanna o premia un animale per meriti liberamente acquisiti. C'è chi dice bene del suo cane, del suo cavallo od altro animale; c'è chi si affeziona più o meno fortemente; ma tutto si racchiude nella sfera dell'istinto o delle abitudini che l'uomo li ha fatto apprendere e non tanto per spiegazione razionale, quanto per ripetizione, per addomesticamento.

Al circo vediamo tanti di questi fenomeni ed ammiriamo il domatore che ha ottenuto quanto ci stupisce. Ma da qui ad arrivare ad ammettere che l'animale è responsabile di quello che fa in quanto avrebbe un'intelligenza razionale e libera, non ci passa niente. Non parliamo dunque né di anima, né di immortalità, e tanto meno di premio dopo la morte.

Tutto questo era doveroso sottolineare perché nella società contemporanea assistiamo a tante aberrazioni in merito; colpa ne è talora il fatto che persone "frustrate", "insoddisfatte dei rapporti umani", "deluse" sul piano affettivo, possono affezionarsi all'animale ed attendersi da esso quanto non hanno ottenuto dai propri simili e quindi attribuirgli qualità che non ha.

Luigi Secco

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