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Educare attraverso lo sport

Parte prima: Lo sport: fenomeno complesso concettualmente controverso

Non vi è consenso unanime sul significato da attribuire al termine "sport".Talora esso è usato per indicare attività agonistiche (una gara olimpica di salto in lungo, una partita di campionato giovanmile di pallavolo,…); altre volte indica esperienze ricreative su base motoria (una gita in bicicletta), altre ancora attività fisiche dirette al mantenimento della forma, oppure l'attivtà di educazione fisica scolastica ed anche diverse forme che nulla hanno a che fare col movimento (vestiti sportivi, un'auto sportiva o essere sportivi cioè tifosi di qualche squadra o campione)

Lo sport, da sempre radicato nel vissuto di ogni società (Cfr. il saggio di J. Huizinga, Homo ludens risalente al 1938), richiama oggi l'attenzione degli studiosi per le implicanze educative che esso comporta. Si tratta di un'attenzione tardiva, ma obbligata per l'importanza culturale e sociale che il fenomeno sportivo è venuto ad assumere, grazie anche al rinforzo dei mass-media. Non è che il discorso pedagogico ed educativo sia venuto avanti con chiarezza e condivisione da parte degli addetti ai lavori. Si veda ad esempio lo studio di Mariacarla Andrianopoli Cardullo "Valenze educative dello sport", pubblicato in Ped. e Vita nel 1984, pp.499-510 con ampi riferimenti bibliografici.

Per tali ragioni le riflessioni che vanno a seguire, intendono rivestire il carattere critico onde fornire il massimo di chiarezza e di condivisibilità di pareri.

Stando alle indicazione di Attilio Carraro dell'Università di Padova (Educazione fisica e scienze motorie:quale epistemologia ?. In A.Carraro e M.Lanza (a cura di),Insegnare/Apprendere in educazione fisica. Armando Roma 2004) occorre evitare di confondere insieme tre ambiti, ciascuno dei quali ha le sue connotazioni specifiche, quello dello sport di prestazione (lo sport competitivo), quello dell'educazione fisica e quello dello svago motorio del tempo libero.

La distinzione è possibile rilevando gli elementi caratterizzanti i singoli ambiti. Così:

A) Prino ambito: lo sport propriamente detto:

  • è un'attività fisica che ha elementi competitivi
  • può essere dilettantistico o professionistico
  • presuppone costi per il suo svolgimento
  • …….

    B) Secondo ambito: quello dell'educazione fisica

  • è regolamentata da programmi scolastici nazionali
  • è generalmente obbligatoria nel curricolo
  • vi sono accertamenti valutativi che vengono trasmessi agli allievi e alle famiglie
  • non prevede costi aggiuntivi per gli allievi
  • può prevedere anche attività sportive extracurricolari
  • è generalmente centrata sull'allievo piuttosto che sulla prestazione

    (Ci ricorda P.Viotto (Enciclopedia Pedagogica) che i giochi della gioventù ed i campionati studenteschi organizzati dal Ministero della Pubblica Istruzione sono impostati con criteri educativi facendo prevalere la formazione sulla selezione, anche se interessano il Comitato Olimpico Nazionale Italiano per una prima ricognizione delle disponibilità giovanili per l'avviamento alla sport)

    C) Terzo ambito: quello dello svago motorio, proprio del tempo libero

  • ricomprende varie attività del tempo libero
  • i partecipanti intendono rilassarsi, mantenere o promuovere la salute, per divertirsi e stare con gli altri
  • comprende attività fisiche generalmente non competitive
  • i partecipanti non sono necessariamente coinvolti in funzione del loro livello di performance, non ricevono compensi e la partecipazione può essere regolare o saltuaria
  • non vengono coinvolti spettatori

    Distinguere tra sport, educazione fisica e tempo libero comporta fissare il ragionamento sul contesto in cui l'attività viene proposta e praticata e sulle finalità che vengono perseguite. Non si può dire che una disciplina sia più "formativa" di un'altra e che gli sport di squadra educhino più delle attività individuali. Si può dare il caso che nei tre contesti ricordati venga praticata la medesima attività. Si può giocare il calcio nella squadra che partecipa al campionato federale, ma anche a scuola o nell'oratorio parrocchiale, ma non si può certo dire che in queste tre realtà vengano perseguite, attraverso il gioco del calcio, le stesse finalità

    Qual'è allora la posizione critica che è necessario assumere per interrogarsi sul valore educativo dello sport?

    Parte seconda: Educare per lo sport

    Ritenere Sport = Educazione rappresenta un grande rischio. Lo sport non è sempre educativo e non è sempre possibile un'educazione attraverso lo sport; è sempre auspicabile,invece, un'educazione per lo sport.

    Le forme sportive ad alto livello in cui si privilegiano il rendimento, il risultato e la competizione, non sono per sé educative. Al di là degli eventi che talora offrono un'immagine negativa dello sport ad alto livello, generalmente vengono chiamati in campo notevoli valori quali la correttezza del proprio comportamento, il rispetto delle regole e dell' avversario. In altri termini lo sport ad alto livello è eticamente positivo o negativo dipendentemente da come viene praticato, ossia l'essere positivo o negativo non è automatico. Non appartiene a me ora sottolineare i fenomeni di devianza ossia il ricorso a mezzi illeciti pur di vincere: sono purtroppo fenomeni che per la loro frequenza hanno ingenerato un clima di sospetto.

    Per il nostro discorso vale più propriamente esaltare il compito di educare per lo sport, ossia educare alla legalità, al rispetto delle regole, alla prestazione secondo le proprie risorse naturali, alla capacità di saper perdere e di non vedere nell'altro un nemico da abbattere.

    L'educazione sportiva riguarda anche lo spettatore che deve imparare a "leggere lo sport", a considerarlo e valutarlo nelle sue regole, a giudicare le prestazioni tecniche degli atleti con consapevolezza critica, ma anche partecipare alla festa con spirito ludico, ad apprezzare la lealtà dei giocatori, a liberarsi dalla faziosità, a gioire delle vittorie e ad accettare le sconfitte (Cfr. P.Viotto l.cit.)

    Parte terza: Educare attraverso lo sport

    Vi è una corale condivisione che lo sport forma il carattere per le qualità che esso richiede: principalmente, ma non solo, lo sforzo fisico, l'accettazione dei propri limiti e dei propri errori, l'osservanza delle regole ed il rispetto dell'altro.

    Più propriamente: lo sport, a differenza delle attività fisiche ricreative, riguarda la competizione, che per essere tale deve essere leale, senza trucchi e senza imbrogli.

    Attilio Carraro,sopra citato, ci chiarisce che l'essenza della competizione sportiva è di essere aperta: un atleta può essere il primo a ideare una nuova tecnica o una nuova strategia, ma nello stesso tempo in cui questi la usa altri concorrenti sono liberi di provare quella stessa strategia e di usarla a loro volta nella competizione per trarne vantaggio. La competizione leale richiede che ogni giocatore e ogni squadra realizzino le tecniche e le tattiche consentite dai regolamenti: lo sport pulito permette a tutti i rivali di dimostrare le proprie abilità e consente di vincere al giocatore con le migliori abilità, quello che si impegna di più e che è più creativo.

    Recuperare lo sport a una dimensione educativa significa orientare tutta una serie di decisioni e di comportamenti a diversi livelli, da quello del singolo praticante a quelli delle differenti figure che ruotano attorno al mondo dello sport (allenatori, istruttori, insegnanti, dirigenti, arbitri, famiglie, giornalisti, pubblico), sino a quello dell'amministrazione pubblica

    Tre sono le grandi priorità da far valere secondo AAHPERD (International standard for physical education and sport for school children, 1992. In www.ichperdsd.orgRiportato in Orientamenti Pedagogici nov.-dic.2004 pag. 977)

    1.- Allargare sempre più il numero dei praticanti di tutte le età, attraverso il miglioramento dell'accessibilità alle proposte sportive e la fondamentale riscoperta della dimensione ludica, divertente e aggregativa dello sport. (NB. Non è pura curiosità disturbare Aristotele, in quanto già egli nella sua Politica al n.1337a scriveva "E' necessario che lo Stato abbia cura affinché sia evitata l'inattività fisica"e più avanti al n.1337b afferma che la "polis" deve dare ai giovani "abitudinariamente l'esercizio fisico, il

    quale comporta lo sviluppo del corpo". Cfr. Aa.Vv., Pedagogia politico-sociale dello sport secondo Aristotele in Ped. E Vita 2002 ,p.140).

    2.- Trovare criteri adeguati per la distribuzione delle risorse, in particolare delle risorse pubbliche, che oggi vengono in buona parte "drenate" dallo sport di alto livello e dai fenomeni che gravitano attorno (es. le misure di sicurezza dentro e fuori gli stadi)

    3.- Rivalutare e potenziare, in termini qualitativi e quantitativi l'educazione fisica scolastica come momento partecipativo fondamentale per la crescita di persone fisicamente educate. Per fisicamente educato intendiamo colui che ha appreso le abilità necessarie per partecipare ad un'ampia varietà di attività fisiche, è fisicamente in forma, partecipa regolarmente ad attività fisiche, conosce le implicazioni e i benefici legati all'impegno nelle attività fisiche e valorizza l'attività fisica e il suo contributo a uno stile di vita attivo.

    In conclusione piace rilevare che l'attività educativa attraverso lo sport è destinata a tutti, giovani e meno giovani, normodotati e diversamente abili,

    primo perché consente al proprio organismo di acquisire duttilità, prestazioni utili per la vita e sostiene la sanità fisica

    secondo perché inserisce nel circuito delle relazioni sociali, le quali, oltre a dare il senso del proprio esistere umano, danno anche la possibilità di confrontarsi con altri.

    Prof.Luigi Secco

    Bassano del Grappa 15 febbraio 2005

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