Cairoli Isabella

Cairoli Isabella

Critico d'Arte

EFFETTO ARTE aprile-giugno 2016

Isabella Cairoli Critico D'Arte

“Sento che vi domandate: cosa vuol dire essere un colore? Il colore è il tocco dell’occhio, la musica dei sordi, un grido nel buio. Dato che sono decine di migliaia di anni che ascolto, di libro in libro, di oggetto in oggetto, quel che dicono le anime, come il ronzio del vento, lasciatemi dire che il mio tocco somiglia a quello degli angeli. Parte di me richiama i vostri occhi, è la mia parte pesante. L’altra parte vola in aria con i vostri sguardi, è la mia parte leggera”

Orhan Pamuk, Il mio nome è rosso

Paola Moglia nasce a Cremona nel febbraio del 1963. Si dedica agli studi artistici sin dalle scuole secondarie, frequentando il Liceo Artistico Bonifacio Bembo di Cremona. Prosegue il suo percorso tra Verona e Venezia, dove frequenta la Scuola Internazionale di Grafica e a Milano, presso la Scuola Politecnica di Design. Nel capoluogo lombardo, inizia a collaborare come Art Director con note agenzie pubblicitarie, come curatrice di immagine per numerose aziende italiane ed internazionali: Fiat, Surgela, Timberland, Clarks, Grigio Perla, Mandarina-Duck, Caffè Hag e altre.

Il percorso professionale e quello più artistico, proseguono intrecciandosi strettamente: a 21 anni, riceve il premio per la grafica pittorica della Tate Gallery di Londra, realizzando numerose mostre personali a Roma, Bressanone, Cremona e Piacenza.

Con la mostra “Gioia di colore” Paola Moglia arriva a Milano.

Il tema del colore appare essere piuttosto trascurato oggi, nell’ambito dell’arte contemporanea. Il solco diffuso ed incatturabile di quanto includiamo in questo mare magnum - poiché prodotto nell’epoca presente e prevalentemente da artisti ancora in vita - è disperso in mille rivoli, spesso proteso in una apparente fuga da qualunque definizione ulteriore, pur bramandola in sé stesso.

Nei vernissage, sovente si presta scarsa attenzione alle opere stesse. L’artista ha normalmente poco tempo per dedicarsi al racconto di sé, intrecciando un contatto vero con i portatori degli occhi che guardano le sue opere, dietro ai quali si muovono pensieri e sensazioni. L’affollamento in apertura delle mostre personali fa da premessa ad un tempo di maggiore calma, nel quale solo Gallerie posizionate in luoghi cittadini strategici possono garantire un passaggio dal quale scaturiranno nuove soste, domande, interesse e acquisti. È importante recuperare il tempo della narrazione di sé e delle proprie opere, ritrovare ascolto.

La dedizione al colore nell’artista stesso, oggi cede facilmente il passo ad altre dimensioni forse più legate all’affannosa ricerca di un media sufficientemente innovativo o ben rivisitato, alla distanza tra il soggetto da raffigurare e la sua raffigurazione. Al contempo, il medio visitatore risulta essere piuttosto distante da una predisposizione ad avvicinare l’arte contemporanea senza inciampare nella conclusione di non riuscire a comprenderla, poiché in possesso di chiavi di lettura inadatte. Queste due tendenze contribuiscono ad allontanare artisti ed estimatori da una lettura di profondità del produrre e guardare arte. Vi sono state epoche in cui il colore era tutto per un artista, tanto da oscurarne la stessa personalità nella tensione di porsi al servizio del suo soggetto, nelle quali l’assoluta similitudine tra esso e la sua raffigurazione costituivano dei canoni universalmente riconosciuti nella valutazione della Bellezza. Oggi non è più così.

Il percorso artistico di Paola Moglia nelle sue più recenti realizzazioni - presentate in questa mostra personale - recupera invece fortemente la dimensione del colore, unito a sostanze materiche discrete e pastose: idropittura, pietra pomice, colle. Il risultato è un armonioso intreccio che dona al colore la concretezza del suo appartenere alla composizione stessa della terra, alla materia una dimensione palpabile e spirituale al contempo.

Le sue sfumature di bianco e chiari, fondendosi con la composizione di tinte più calde ed apporti materici naturali, catturano in un’elegante fusione l’appartenenza dell’umano guardare a orizzonti lontani, così come al soffio di eterno nascosto nella quotidianità. Nostalgie del deserto, lande di nuda luce offerta in tutte le sue sfumature, l’Africa e il mare, si fondono nelle opere più ricche di colori forti e caldi. Tinte rosate di delicatezza, pur senza smarrire il tratto deciso della fusione colore-materia, contraddistinguono le tavole più dedicate all’universo femminile e alla sua interiorità.

Accudimento del tempo e del suo declinarsi in stagioni e paesaggi sia interiori che esteriori, trasmettono un senso di materna comprensione della Vita, di legame gioioso con la Terra ed il Cielo.

Isabella Cairoli

La rivista EFFETTO ARTE aprile-giugno 2016

La rivista EFFETTO ARTE aprile-giugno 2016

La rivista EFFETTO ARTE aprile-giugno 2016

La rivista EFFETTO ARTE aprile-giugno 2016

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