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PIETRO LA BARBERA
ADDETTO ALLE COMUNICAZIONI, ITALIA
MEMBRO, PILF 2024
Panorama International Literature Festival (PILF) 2024 è molto orgoglioso di accogliere Pietro La Barbera, forza dinamica di creatività e attivismo, come Ufficiale alla comunicazione e membro illustre per il nostro prossimo festival.
Il viaggio di Pietro La Barbera testimonia il suo impegno incrollabile per le cause sociali e l'arricchimento culturale.
Nato a Casacalenda nel maggio 1966, Pietro ha incanalato la sua energia in una moltitudine di iniziative che trascendono i confini convenzionali.
Il suo portfolio include supporto allo studio, workshop di di dizione e lettura espressiva, workshop di scrittura creativa e uno spettro di esperienze sensoriali come Cene, Aperitivi, Teatro e Cinema al buio.
L'impatto di Pietro La Barbera si estende al regno letterario, dove fa da giurato per stimati riconoscimenti come il Premio Letterario Nazionale "Costa Edizioni" e il Premio Letterario Nazionale "Francesco Giampietri".
La sua partecipazione a programmi televisivi e numerosi libri pubblicati riflettono la sua profondità e versatilità.
Tuttavia, la vera passione di Pietro sta nel mondo della radio, delle interviste e della comunicazione attraverso l'ascolto reciproco.
Dal condurre programmi come "Desideri Distonici" su Radio Orizzonte Molise a "Quasi Paradiso" e "L'altro sono Io" su Radio Thor Italia, ha scolpito una nicchia nell'esplorare l'esperienza umana attraverso il dialogo e la musica.
Dedicato al progetto "La Voce del Buio" dall'aprile 2019, Pietro, accanto alla moglie Florence, offre una prospettiva unica attraverso il proprio canale YouTube, rivolgendovi ai non vedenti e a chi ha difficoltà di lettura.
PILF 2024 è onorato di avere Pietro La Barbera come Addetto alla comunicazione e membro stimato, portando la sua passione per la comunicazione, l'accessibilità e la cultura al nostro festival.
Titolo: La luce del buio
di Pietro La Barbera
Nel cuore di una terra antica e misteriosa, il fuoco era più di una semplice fiamma che danzava tra legna ardente. Era l'emblema stesso della vita e della trasformazione. La tribù di Buio, custode delle antiche tradizioni, onorava il fuoco come un santuario vivente.
Il capo della tribù, Luce, conosceva il potere del fuoco e la sua importanza nelle cerimonie sacrificali. Ogni solstizio d'estate, la tribù si riuniva attorno a un grande altare di pietra, dove ardeva una fiamma alta e luminosa. Era il momento del sacrificio, un rituale antico tramandato di generazione in generazione.
Luce si preparò con il suo popolo per l'evento sacro. Indossava abiti ornati con simboli tribali mentre portava con sé un'offerta per gli dei. Gli altri membri della tribù portavano a loro volta doni: frutti, animali e oggetti preziosi, tutti destinati al fuoco sacrificale.
La notte era calda e stellata quando la cerimonia ebbe inizio. I tamburi riecheggiavano nel silenzio della notte mentre il fuoco crepitava, sprigionando scintille verso il cielo scuro. Luce si avvicinò con rispetto all'altare, offrendo l'oggetto sacro agli dei, che lo ricevevano tramite il fuoco.
Gli occhi della tribù erano fissi sulle fiamme, trasportati dallo spettacolo dell'energia che si liberava nel cielo notturno. Il fuoco, al centro del rituale, bruciava intensamente, accogliendo e trasformando le offerte in uno spettacolo di luce e calore.
Luce recitò antiche preghiere mentre il fuoco si nutriva degli omaggi offerti. Le fiamme danzavano in un ritmo ancestrale, evocando la connessione tra gli uomini e gli dei. Il calore avvolgeva la tribù, simbolo di benedizione e purificazione.
Il sacrificio al fuoco rappresentava la connessione tra il mondo terreno e quello spirituale, l'offerta della tribù per ottenere la benevolenza degli dei e garantire prosperità, pace e armonia alla comunità. Era un atto di devozione, di fiducia nel ciclo eterno della vita e della rinascita.
Quando il rituale giunse alla sua conclusione, il fuoco si placò lentamente, lasciando solo braci fumanti sull'altare. La tribù si dispersa silenziosamente, con il cuore colmo di speranza e gratitudine per il dono della vita e la promessa di un futuro prospero.
Il fuoco, testimone silenzioso di quel sacro momento, continuò a bruciare nella notte, custode dei segreti e delle speranze di un popolo che aveva imparato a rispettare il suo potere trasformativo. Era più di una fiamma: era la luce della speranza, il veicolo per la connessione con l'eterno.