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Domenico Ricciardi è nato a Bari nel 1989. Esperto di tarologia, astrologia, Ching e in generale dell'interpretazione dei segni, è attualmente medico ospedaliero specializzato in diagnostica per immagini e vive nella provincia tarantina. I fiori dell'Antartide è la sua raccolta d'esordio.
«In questa sua silloge d’esordio, intitola- ta I fiori dell’Antartide, Domenico Ricciardi affronta più tematiche e forme espressive, puntando tutto sul gioco dei sensi e dei suo-ni, talvolta narrando altre evocando, ma sempre rimanendo fedele alla radice dell’ascolto, alla metafisica del prossimo, prossimo che per l’autore pugliese sembra essere sempre postumo di sé. E se l’io qui attraversa l’intera raccolta più che altro per farsi evaporazione, smarrimento, così anche come fenomeno resiliente alle grammatiche sorde del quotidiano, una più matura densità di estraniamento si avverte laddove Ricciardi punta tutto sulla visione della senescenza del paesaggio con i suoni contorni, tanto appartenenti alla natura quanto a quelli legati agli esseri umani. […]»
dall’introduzione di Antonio Bux
vento di grecale
Rimestavo in un bagno di bile;
a bordo vasca se ne stava
chi si fingeva sensibile,
ma erano solo letterati,
inesperti per definizione.
Poi un vento sconosciuto
con parole, parole nuove
come retini per raccogliere
le uniche lacrime che so
come liberare,
si faceva chiamare
vento di Grecale
e legandola ad una ad una
soffiava parole, parole note.
Dice il vento che non appassisce
il mio albero ancora nudo
né quello stesso pescatore,
non sfioriscono le città sventrate,
non guariscono le gobbosità dei campi,
né gli squarci delle scogliere.
latrati
Non si spezza la frasca
alla raffica di vento
ma s’accartoccia
e io uguale in quello che era
eterno scalpitare.
Un’erosione continua, a goccia lenta,
terrilunei,
le notti in colata per le stalagmiti
e poi tremende cadute:
si corrompe così
la natura carsica
e non ne resta
che un mucchietto di latrati
a rimbalzare per la murgia.
Ricordi?
Ne facemmo insieme un coro
in attesa del miracolo,
pregammo per lo spandimento organico
che dove tocca, lì risveglia,
per una nuova ripartizione
fra cielo e terra.
trattenere
Hai detto che lo butteresti quel cuore
poi te ne sei pentita,
dici che ci sono altri alberi,
foglie e profili di colline da vedere.
Sei come terra
e non solo Sei terra
ti fai brucare addosso senza pietà,
di continuo amputano i tuoi filamenti
e ti tieni tiepida, anche quando arsa.
Solo ti consola di sapere
che i fiotti d’acqua
confluiscono sempre solidali
e si fanno fiume nella pancia
e con la pancia piena e pieno il centro
sei pronta ancora
a farti fango e poi terra
e ancora polvere
ed è per mutamento che trattieni quel cuore
ed è cuore il tuo mutamento
e non puoi buttarlo
che in quello solo germinano
nuovi semi.
fiore selvatico
Cose semplici
risvegli di baci
nenie di gemiti
la tua pelle lunare
e i seni boschivi
E io rapito
nei cespugli che hai disposto
fra corone di fiori dai nomi dimenticati,
ad abbeverarci di saliva,
a masticarci le membra.
Oggi la redenzione
trapassa le tapparelle.
odore
Ti sei detta molte cose,
più spesso inutili:
un’anziana levatrice di primule,
trombettaia ammattita dalla vita
una volta, un soprano
con la voce arrochita dalle Vogue.
Ma la verità si rivela
quando vibri tamburo
e sei bevuta anfora
quando ti carezzi i seni,
che vorresti più vicini
così possano baciarsi.
La verità sta nella perdizione
e nell’innocenza,
tu sei solo odore.