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Marcello Buttazzo è nato a Lecce nel 1965 e vive a Lequile, nel cuore della Valle Della Cupa salentina. Ha studiato Biologia con indirizzo popolazionistico all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha pubblicato numerose opere, la maggior parte di poesia. Scrive periodicamente in prosa su Spagine (del Fondo Verri), nella rubrica Contemporanea, occupandosi di attualità. Collabora con il blog letterario Zona di disagio diretto da Nicola Vacca. Tra le pubblicazioni in versi ricordiamo: “E l’alba?” (Manni Editori), “Origami di parole” (Pensa Editore), “Verranno rondini fanciulle”(I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). La sua ultima raccolta di versi “Ti seguii per le rotte” è stata pubblicata nel 2024, per I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno.
Ti troverò
nella cruna dell’ago
nello strepito dell’onda
nello smarrimento
d’un giorno sventato.
Ti ritroverò
nelle brume del mattino
perché la vita è foschia
che va rischiarata.
Ti cercherò
negli occasi solitari
di serafica disperazione
quando le nuvole del cielo
saranno una promessa, un’attesa.
Sempre ti cercherò
di là della notte inclemente.
E le stelle ferite,
ferite d’amore,
saranno puntini esplosi
di immenso biancore.
Ti troverò
di là dell’insensibilità
e delle vane parole.
Ti vedrò
elettrica e sensuale
così come sei,
per non sentirmi
più solo.
Versi tratti dalla raccolta “Il cielo degli azzurri destini, i Quaderni del
Bardo edizioni, 2021
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Toglimi di dosso
quest’ansia sorda,
perché io possa rivedere
la loquacità del cielo.
Aprimi lo spazio
delle venature dell’anima,
perché le scorribande d’amore
possano essere di porpora
come i papaveri di fine maggio.
Troppo tempo
mi sono affannato
silente
nei porti
della rimembranza.
Ma ora è il tempo
del ciliegio,
è tempo
del tuo corpo d’incanto.
Troppo tempo
tramortito dal vento
non ho colto
il fiore.
Tu dammi
il colore della passione
e l’intreccio delle tue mani
strette alle mie,
ch’io possa contenere
tutta la leggerezza
del mondo.
Versi tratti dalla raccolta “Fra le pieghe del rosso”, i Quaderni del Bardo
edizioni, 2022
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Sospesi
a contare gli anni andati
e quelli che restano ancora.
Il giorno
d’acre sapore,
l’impeto congelato
la rimembranza
il sole negato.
Appesi
come panni sdruciti,
ci inventiamo
le elettriche chimere
per sentirci ancora un po’ vivi,
per un malinteso senso
d’eternità.
Il giorno
di reboante rumore
cancella l’allegrezza
la muta in cupezza.
C’è un fastidioso frastuono intorno.
Ci vorrebbe
una piccola preghiera.
Una preghiera di silenzio.
Versi tratti dalla raccolta “E se nel giallo ti vedrò”, i Quaderni del Bardo
edizioni, 2023
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Aprite
gli arsenali di grano,
fate tacere
gli arsenali di guerra.
La gente
ha fame e sete di verità
di giustizia di equità.
Silenziate le armi,
padroni della terra.
La terra è violata,
la terra è sconfitta,
la terra è martoriata
dalla vostra smisurata insensata cupidigia.
La terra
giace in un lago di sangue.
Le fosse comuni
i vecchi, le vecchie in fuga
i bambini deportati
sono la vostra condanna a morte.
Non c’è tribunale penale internazionale
che possa giudicare
i vostri inverecondi misfatti.
Non c’è dio della misericordia
che possa perdonare
la vostra folle efferatezza.
Non c’è uomo
che non sappia distinguere
il probo dall’iniquo.
Padroni del mondo
siete la iattura,
siete la rovina
della civiltà.
Versi tratti da “TI seguii per le rotte”, i Quaderni del Bardo edizioni, 2024