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Marco Colletti vive e lavora a Roma. Laureatosi in Lettere all’Università degli Studi di Roma La Sapienza con la tesi ‘L’immaginario affettivo nelle Familiares del Petrarca’, Relatore Prof. A. Asor Rosa, si occupa da sempre di poesia, critica letteraria con approccio ermeneutico-antropologico e arte contemporanea in qualità di curatore e artista digitale: le sue opere digitali sono poesie visive e le sue poesie visioni. Organizza eventi e convegni letterari ed è redattore della rivista letteraria Formafluens International Literary Magazine. Suoi contributi critici sono presenti anche nelle riviste Laboratori Poesia e Il Mangiaparole. Nel 2024 è uscita la sua raccolta di poesie La Materia non esiste, ed. La Vita Felice. È art director e illustratore per aziende e case editrici internazionali nel settore dell’illustrazione per l’infanzia.
Non si può appartenere alla leggerezza,
noi che la gravità tutto sostiene
e la mente stanca affossa nella terra.
Tutto è il peso che ci circonda, e
l’immaginazione si fa rade pietre
colorate. Respiro, espiro e quel vocio
polmonare, che si affianca alle maree,
cade a ogni istante nella bianca fauce
del mondo. A quel centro del cosmo
che tutto tiene, quell’altrove che tutto
attrae. Lì, nell’impensabile, una farfalla
alata, lenta un battito, si irradia all’azimut
dell’universo e scoscesi pesiamo
di grammo in grammo in meno verso
l’eterea iridescenza del nulla nel pensiero.
Tra le pagine della mia vita ci sono
romanzi che non leggo più, che
disegnano ormai altri sé, altri me.
E sospese le sento allungarsi
verso i bianchi spazi della memoria,
le lettere intrecciarsi e scambiarsi
i colori originali come lucciole
intermittenti. Tutto si fa flebile.
L’abbaglio del dolore e i fulmini
dell’amore sono transatlantici lontani,
piccole barche al baratro dell’orizzonte,
sull’orlo della piatta Terra.
Svaniranno nelle cascate che piovono
verso il buio universo e io mi sentirò
un libro vuoto, senza pagine e parole,
senza l’ombra di ciò che non sarà più
e senza la luce di ciò che è.
Li vedo agitarsi questi fiori notturni,
tra i rovi del mondo e le spine
della mia mano: nel canto silenzio,
ad un’alba qualsiasi, infine mi giaccio.
C’è un dolore nel crepuscolo
che ammanta lo spazio di una vita
senza ombre. Acre la luce perde
il giorno e la notte attende tra le sue
bianche vene. S’aggrottano le statue
sul ciglio dei ponti e volano come corvi
nel nero che la mente avanza.
Non c’è un prima e non c’è un dopo,
né più l’ora che la volontà ristora.
Trascolorato, a fermarsi è il mondo,
appassiti i petali in un grigio che
la luna ancora non argenta.
In questo tempo di congelate
essenze, tenue assaporo un mito
di sospensione, di quel distacco lieve
che mi salva dallo schiavo sguardo.
Ho visto un campo di girasoli
che sembravano stelle cadute,
alcune morte, alcune luccicanti
ancora. Era un tenue camposanto
sfuggito all’imbrunire e io l’ho girata
la testa per cercare quell’ultimo sole.
Ma solo mi è apparsa la luce rosa
del tramonto e quello spacco di cielo
sopra, che avanzava al viola.
Ho annaspato tra i colori e immaginato
quel sole, a me negato, oltre l’ultima
linea dei petali. Notturna si è fatta
la mia mente e, in questa notte
in cui vado vivendo, ascolto il grido
delle lucciole, che spengono i ricordi.
Marco Colletti La Materia non esiste, ed. La Vita Felice.