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Alessandra Carnovale è nata a Roma. Dopo la maturità classica, si è laureata in Scienze Biologiche. Ha studiato inoltre inglese, tedesco e i rudimenti del greco moderno, si è interessata di letteratura tedesca, ha frequentato un gruppo di danze popolari greche e, a partire dal 2000, si è appassionata alla modellazione della ceramica, partecipando con le sue opere a mostre e concorsi. Nel 2003 vince il Premio della Provincia di Caserta con un bucchero che è stato in esposizione presso il Museo di Capua. Alla poesia è approdata a partire dal 2010. Ha curato la rubrica InSistenze per la rivista contaminata di arte e letteratura Diwali, è stata co-responsabile del laboratorio di poesia Martedì(Di)Versi per l circolo letterario Bel Ami e partecipa a reading e ad altre iniziative culturali dell’area romana. Ha pubblicato tre raccolte di poesie: Come vento su monte (flower-ed, 2017), La scorza delle parole (Eretica edizioni, 2018) e Asfalto spumante(Swanbook, 2024), e una di haiku (Pane e zampirone, La Ruota, 2024).Ha collaborato anche a performance poetico-teatrali Fa parte del gruppo di donne che, sotto la guida della regista Monica Giovinazzi, hanno dato vita alla performance Difforme dal senso comune- voci di donne dal manicomio, a Roma, Vienna e Latina. Cura anche un laboratorio estivo di ceramica per bambini.
Dialogo con Alessandra Carnovale
Come è nata la tua passione per la scrittura?
Raccontaci quando hai capito che scrivere sarebbe diventato qualcosa di importante nella tua vita.
La mia prima passione, sin da bambina, è stata per la lettura, per la parola stampata. I libri mi hanno accompagnata in ogni fase della mia vita e tutt’oggi ne ho tanti sparsi in casa ancora da leggere.
Poi, con l’adolescenza, ho cominciato a cimentarmi anche con la scrittura; un modo per cercare di sbrogliare qualche nodo interiore. In seguito ho trascurato la penna per altre passioni: la modellazione, ad esempio, per tornare infine a scrivere verso i 40 anni.
In un’epoca come la nostra, in cui tutto scorre velocemente e la comunicazione è spesso frammentata, in che modo pensi che la scrittura possa offrire un’alternativa significativa?
Credi che scrivere (e leggere) possa ancora essere un atto di resistenza o di profondità?
Non so; in fondo anche i creativi che inventano slogan e campagne pubblicitarie “scrivono”: testi che per fare presa devono essere sintetici, a effetto, e saper far leva sul lato emozionale del pubblico in target, bypassando totalmente l’apparato critico-razionale.
E’ una forma di comunicazione che toglie spazio a qualsiasi distinguo e appiattisce ogni forma di complessità, che è invece ciò che la letteratura dovrebbe mostrarci.
Poi c’è il problema del lettore: a scrivere solo per sé, magari si coltiva la propria consapevolezza e la profondità, ma rischia di essere un esercizio sterile, se non condiviso, anche se a volte trovare un interlocutore può essere difficile.
In che modo la scrittura ha inciso — o incide tuttora — sulla tua quotidianità?
Ti ha cambiato come persona? Influisce sul tuo modo di vedere o vivere le cose di ogni giorno?
La scrittura è parte di me e convive con altre esperienze e altre inclinazioni; ci sono periodi in cui resta silente e poi torna a farsi sentire. In questo la lascio fare e non mi forzo a scrivere a comando.
Non credo mi abbia cambiata e non saprei dire se è la scrittura che influenza il modo di vedere e di sentire o se è da quest’ultimo che scaturisce la scrittura, o più precisamente dallo scarto tra la propria sensibilità e la realtà circostante.
Parlaci delle tue pubblicazioni e dei tuoi progetti letterari.
Hai voglia di condividere con noi qualche dettaglio, anche su ciò che stai preparando o che sogni di realizzare in futuro?
Ad oggi ho pubblicato 4 raccolte di poesie e una di haiku.
La prima, Come vento sul monte (flower-ed) è incentrata su tre temi: gli amori, le donne e l’arte. Sono raccontati amori precari, cinici, in fuga, clandestini, in ogni caso destinati fin dall’inizio al fallimento.
La seconda raccolta, La scorza delle parole (Eretica edizioni), che in realtà comprende testi antecedenti alla prima pubblicazione, raccoglie poesie scritte nell’arco di quasi 10 anni, si sviluppa attraverso molteplici temi (l’antichità classica, i luoghi, il male di vivere, il lavoro impiegatizio…) e può essere letta, in molte sue parti, come una riflessione sul potere.
La terza silloge, Asfalto spumante (Swanbook), è suddivisa in una Galleria di ritratti femminili e maschili e una sezione che ho voluto intitolare Fatigue: la fatica quotidiana di arrancare in questo mondo, tra drammi collettivi (guerre, crisi ecologica), e difficoltà individuali (burnout, recrudescenza dell’insonnia dopo un periodo di tregua, crisi).
La raccolta di haiku, Pane e zampirone (La Ruota), nasce dopo le esperienze di laboratori sul tema per il circolo Bel Ami, di cui faccio parte, ed è suddivisa secondo il criterio classico delle stagioni con circa una trentina di componimenti per sezione.
Infine è uscito da poco Direzione babele per Macabor, una raccolta monotematica, legata alla mia esperienza di “caregiver parziale” di una persona con demenza senile.
Per nuovi progetti è ancora presto; vedremo cosa catturerà in futuro la mia attenzione.
Testi su "Pillole di Storia"
non impariamo niente
dalla storia
o dall’esperienza
la fame di un popolo
si fa intrattenimento
l’impotenza artiglia la coscienza
deglutiamo come un bolo
notizia dopo notizia
(inedito)
da “Asfalto spumante”
La guerra è servita all’ora di cena
tra lo spot di un reality in seconda serata
una notizia di costume
l’ultimo gossip sul divorzio dell’anno
e, immancabili, i consigli per gli acquisti.
Il pubblico segue distratto, tra una portata
e l’altra, l’ultimo reportage
sui bombardamenti in una terra distante
poi sparecchia assuefatto a immagini
che scorrono senza lasciare segno
come lo scroll di una pagina social
dove si alternano notizie e food porn.
All’ora di cena va in onda la guerra
segue la serie in voga al momento
l’igiene serale, quindi a letto.
Da Asfalto spumante (Swanbook, 2024)
CHE COSA RESTA
In un cofanetto arancio la testimonianza
intera di un’esistenza:
una foto formato tessera
lo scontrino del droghiere
la ricevuta del dentista [carie, devitalizzazione]
le fatture
Acea Enigaseluce Telecomitaliamobile
preventivo e consuntivo condominiale
allegati al verbale, l’oro
della fede nuziale
e un appuntamento, già fissato
col barbiere.
Un vecchio Nokia
modello fuori produzione.
MEMORIE
Natale duemilaventuno.
Ha perso il suo aroma
il Cointreau artigianale
che ti avevo preparato in regalo
quel dicembre duemiladue
o duemilatré ‒
è evaporato piano, impercettibile
come, a tratti
la memoria
di te.
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conosco quasi ogni accento
della notte – il camion
dei rifiuti lo stridio dei gabbiani
la scansione analogica del tempo
la voce sensuale
che mi guida nella meditazione
allungo una mano, ne cerco accanto
la presenza
è solo un file audio
un’applicazione dell’I-Phone
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al baretto fermata
Policlinico una ragazza
festeggia con la torta
e gli amici intorno che intonano
il motivetto degli auguri mentre
poco distanti operai
stendono l’asfalto ‒
mentre
aroma di catrame e spumante