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Alessandro Assiri nasce a Bologna nel 1962 vive tra Trento Bologna e Parigi. Si occupa a vario titolo di letteratura e progetti culturali per editori italiani e francesi. Collabora con riviste letterarie cartacee e telematiche. Ha all'attivo numerose pubblicazioni di poesia e critica.
Alessandro Assiri (Bologna, 1962), ha pubblicato in poesia Morgana e le nuvole (2004), Il giardino dei pensieri recisi (2006), Modulazione dell’empietà (2007), Quaderni dell’impostura (2008), La stanza delle poche righe (2010), Cronache della città parallela (2011), In tempi ormai vicini (2012), Appunti di un falegname senza amici (2013), Lo sciancato e Caterina (2014), Lettere a D. (2016), Ontologia della Maddalena (2018), L’anno in cui finì Carosello (2019), Come (Lietocolle/Ronzani Editore, 2022). Abitarmi stanca (puntoacapo edizioni 2023)
Come salvare la poesia dai poeti con Serse Cardellini Thauma edizioni 2015
( saggio breve)
Ho cenato in uno dei tuoi locali, non l’avevo più fatto, non volevo più sedermi su quelle sedie, non volevo i biscotti il limoncello che ti mettevano sul tavolo, la lingua simil tedesca con cui ti regalavano una buonasera. I camerieri che ti volevano bene ben oltre le mance che lasciavi, il tuo fare affabile e borghese di saluti e pacche sulle spalle, quel che resta di te, il figlio di quel poco che ho costruito io coi rossi e coi bicchieri le parole sincere le bestemmie vere e le briciole dove giocare le forme dei castelli, le principesse alla finestra che prima del mascarpone cucivano la tela disfavano il tempo.
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Su delle sedie pieghevoli Guardate le mie ceneri volare Frastuono di gabbiani di barche quasi in porto e alzare il sopracciglio un’ironia che mi rifiuto di spiegare Eravate voi le facce dei sorrisi Le candeline al compleanno come orgasmo da soffiare Il sedile posteriore l’autostrada da pagare.
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È vero Maddalena che ci nutriamo di noi senza riuscire a consumarci che preferiamo non sapere per non sapere male, ogni rivoluzionario in fondo ha qualcosa di patetico, militanti deboli di un corredo sottotraccia, il nostro giudizio sul mondo quasi sempre sbagliato. È questa città, mia cara, il mio niente necessario, la lentezza che impongo al mutamento, ai miei problemi che non sono in grado di gestire, mio Dio di cosa sono capaci gli incapaci. La bassa intensità del nostro fallimento che preme per farsi riconoscere.
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Ti guardavo mangiare da solo chiamare gli spaghetti per nome
Sussurrare ti amo alla tagliata
Poi ti ricordi amore le gocce dagli occhi che stanno al bicchiere
le vite insieme che sognavo con gli amari