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BIOGRAFIA
Francesca Del Moro è nata a Livorno nel 1971 e vive a Bologna. È laureata in lingue e dottore di ricerca in Scienza della traduzione. Ha pubblicato dodici libri di poesia tra cui Gli obbedienti (Cicorivolta, 2016), La statura della palma. Canti di martiri antiche (Cofine, 2019), Ex madre (Arcipelago itaca, 2022), Sovraliminale (Progetto Cultura, 2023) e L (Gattomerlino, 2024). Ha curato e tradotto numerosi volumi di saggistica e narrativa e ha pubblicato una traduzione isometrica delle Fleurs du Mal di Baudelaire (Le Cáriti, 2010) e la traduzione dei Derniers Vers di Jules Laforgue (Marco Saya, 2020). Fa parte del collettivo artistico Arts Factory e propone performance di musica e poesia insieme alle Memorie dal SottoSuono. Nel 2013 ha pubblicato la biografia della rock band Placebo La rosa e la corda. Placebo 20 Years, edita da Sound and Vision. Dal 2007 organizza eventi in collaborazione con varie associazioni bolognesi e fa parte del comitato organizzativo del festival multidisciplinare Bologna in Lettere.
INEDITI
I ragazzi splendenti
rimasti divisi
tra terra e cielo
una sigla per spiegarli.
*
Il corpo allarga
non vuole stare più nella vita.
Tu provi a disciplinarlo
con la chimica, coi breviari
della salute.
Il corpo smania
gonfia in protesta
ti muove guerra.
*
I bambini giocano tra le dune
mi fanno uno strano racconto.
I genitori arrivano insieme
al capanno e guardano in alto.
Un padre tiene un discorso
di speranza sulla rinascita.
Un altro si passa tra le mani
le lettere dei figli, incredulo
rilegge ora l'una ora l'altra.
*
Ce l'hanno tutti fatta.
Scatti-riscatto sulla pagina.
La brav’a scuola ha smesso di mangiare.
*
Un'infinita cura
e ancora
la potenza di fuoco
del luogo comune
si stacca il tetto
della casa, scivola
tra un mezzo sorriso
e una tazza di caffè
la frase che t'inchioda.
*
Nell'assedio
d'insegne e tavolini
cammini sazia
e ti riempiresti ancora
per vomitarti tutta
sulla strada.
L'odore
di un mondo di cibi
satura l'aria.
Bologna, dice Rita,
è una città che mastica.
*
Sembra proprio come noi
con i suoi libriccini
bianchi consumati
(ma bianchi di bianca Einaudi)
con le mani anziane
che sfogliano le pagine
dicendo con emozione
- sono le mani che lo dicono -
eccole, eccole qui
le mie cose buone.
(per Patrizia Cavalli)
*
Mio dolce amico
oggi ti avrei chiesto
cosa intendevi
per carriera umana.
Quali sono le prove
chi ci promuove
come ci si rialza
dopo le cadute
quando il male
diventa troppo grande
quando è tempo
di abbandonare.
(per Christian Tito)
*
Daydreaming
Prima la nuca è arresa
dondola il dorso pesa
il caldo sulla fronte
io formo figure e so
che sono nel pensiero
sto seduta e cammino
sulla spiaggia innevata
ora vado alla casa
coi muri di legno e il cerchio
di mani intorno al tepore
ma lei mi aspetta altrove.
Li deludo e riconosco
un uomo sulla quarantina
con barba e capelli bianchi
bagnato dall’acqua di mare
non so chi sia gli chiedo
quanti anni ha tua figlia
ormai, dice ventun’anni,
ed è bella tanto bella
come quand'era viva.