El Greco
Yorgios Lanthimos
Yorgios Lanthimos
El Greco è un autore barocco. La Favorita (2018) ne è la prova del nove. I suoi prodotti sono generalmente costruiti in modo lineare e sobrio, in superficie, ma si vogliono tronfiosamente complicati e citazionisti. Oppure è il contrario. Ogni scena che ci sia sembrata memorabile, si scopre citazione da grandi autori, ma questo non avviene mai esplicitamente. Forse citazione non è la parola giusta, sarebbe più adeguato omaggio, o ancora plagio.
Dato che i suoi prodotti sono sempre fiabe allegoriche (fiabe nerissime) la morale è tutto: le sue predicozze sono formalmente conformi alla Controriforma di von Trier, ma risultano rarefatte, quando non cervellotiche, e il risultato è che El Greco costruisce piuttosto un'atmosfera di oppressione, di insicurezza vaga, giocando infantilmente con la paura e l'angoscia fine a sé stessa e non come spunto di riflessione (al contrario dei suoi "punti di riferimento": Pasolini, Haneke e sia pure Von Trier). Questo colloca i suoi prodotti, al di là di una patina raffinata o raffinatissima, a livello delle opere commerciali dell'industria d'intrattenimento.
Insomma non film d'autore che trascende l'horror, ma horror.
Impeccabile e affascinante la fotografia, come quella del maestro Von Trier del resto, che rende più subdolo il prodotto.
Non riuscirà mai a essere canonizzato per il suo esser nato ortodosso, ritenuti alla fine poco meno che ebrei. Cosa che si sa li manda in bestia.
El Greco doppio concentrato
l'anti esorcista
Se Hilary Clinton e la lobby gay avessero vinto
l'anti teorema