Data di inserimento: 13-feb-2026 17.00
Uno dei lavori che più spesso viene chiesto in cantiere è quello del rilievo dei cedimenti. Con questo termine intendo sia gli assestamenti (per esempio altimetrici), sia le deformazioni, sia il controllo di fessurazioni o pareti che tendono a "spanciare" (e tanto altro, naturalmente).
Mi è successo spesso: rilievo di fili banchina con varie curve che facevano presagire un crollo imminente, altre volte (magari per le nostre stesse lavorazioni) fessure anche preoccupanti, qualche controllo sulla stabilità di una fila di palancole ancorate in maniera sperimentale, le immancabili prove di carico su pali, eccetera
In questi casi serve il buon senso più che la classica tecnica topografica.
Rilievi di questo genere devono tener conto che se c'è un movimento in atto non sappiamo bene quanto essa sia esteso e così potrebbe darsi che la struttura monitorata sia immobile e a muoversi sia lo strumento. Trattandosi di movimento relativo rischiamo di lanciare un allarme impreciso (però anche se si muove la stazione e non la struttura bisogna comunque avvertire chi di dovere per i provvedimenti del caso).
Direi che la prima attenzione va data alla continuità delle operazioni, detto in soldoni cercheremo di creare un impianto di rilievo che ci permetta di operare sempre con gli stessi punti, strumento, metodi. Una seconda accortezza va posta nella metodologia del rilievo. E' molto probabile che sia richiesto il nostro intervento con una cadenza stretta e regolare, ad esempio ogni giorno o cose del genere. Ebbene questo fa sì che una fetta della giornata lavorativa sia dedicata a quell'incombenza, e questo si traduce nel cercare un sistema che sia veloce. Naturalmente preciso ed affidabile.
Sembrerà una cosa banale, ma deve anche essere un sistema comprensibile a chi non è topografo e deve prendere le decisioni. Quindi eviteremo di comunicare angoli o coordinate, ma solo misure "da muratore" (sia pure con i millimetri).
L'attendibilità si ottiene solo con misure esuberanti. E con sistemi "chiusi" ed agganciati ad elementi (numerosi, minimo tre) che siano sicuramente stabili e al di fuori di fenomeni per così dire "di riflesso".
Prendiamo uno spanciamento: organizzeremo due punti leggermente scostati dalla linea da monitorare, e naturalmente realizzati prima e dopo le sue estremità. A questo punto averno due punti che, per semplicità, indico con S1 (stazione 1) e R1 (riferimento 1). Se è appena possibile fate battere una struttura adeguata su questi vertici (ad esempio una putrella, una palancola) in maniera da poter operare sempre sugli stessi punti (senza i piccoli errori dovuti allo stazionamento su treppiede). Realizzeremo così un sistema veloce (che non guasta) e soprattutto semplice: una linea di riferimento. Lungo la linea da monitorare realizzeremo dei punti (se è una parete dei piccoli incavi con un trapano a batteria vanno bene), e quindi realizzeremo un attrezzo costituito da una stecca di metro da muratore fissato su una livella (sempre da muratore). La livella ad una estremità avrà una punta (basterebbe un chiodo) per impegnare l'incavo. Il canneggiatore quindi passerà da un punto ad un altro e al topografo resterà solo da fare la lettura. Bisogna naturalmente azzerare prima di cominciare, e poi bisogna controllare a fine operazione se l'azzeramento è rimasto stabile (non per cedimento in atto, ma perché magari abbiamo forzato lo strumento). Non ha importanza che l'allineamento S1-R1 sia parallelo al filo struttura, a noi interessano i cedimenti e qualche centimetro di disassamento non influisce sui dati. Naturalmente i punti S1 ed R1 devono essere noti. La prima cosa da fare è misurare la loro distanza. Ma soprattutto farli entrare in una piccola poligonale chiusa (immaginiamo ad esempio una figura quadrata) che sia CHIUSA (quindi ci darà la bontà del rilievo) e che abbia alcuni punti, come detto, esterni in zona considerata imperturbata. Già, ma se troviamo degli scostamenti (il controllo dell'impianto sarà fatto con frequenza minore rispetto al rilievo, ovvero ogni 'n' operazioni e comunque in caso di riscontro di movimenti significativi)? Ecco perché ho spiegato che i punti "esterni" (quelli di "ancoraggio") devono essere più di uno! In genere se ho una linea AB pure collegata a due punti esterni C e D e ho il dubbio di un movimento di A o di B devo poter controllare se si è mosso il punto o l'aggancio, cosa che posso fare solo se ho più misure di riferimento cosa che ragionevolmente mi permette di capire chi si è mosso e per esclusione chi è rimasto stabile.
Il controllo altimetrico (e le prove di carico) seguono un concetto simile. Si parte da un punto esterno, preso come caposaldo base, e poi si fa il "giro" della struttura, ritornando però al punto di partenza. E possibilmente passando per atri punti ritenuti stabili. E' importante MUOVERE LA STAZIONE dividendo questo giro in più settori. Prendiamo il caso, frequente, di un prolungamento di un molo. Verrà posizionato un nuovo cassone e sarà bene (per lo di strutture di dimensioni classiche, quasi sempre rettangolari) battere almeno 6 punti sul perimetro. Questo rilievo si potrebbe fare "a raggera" da un punto centrale (che li vede, oltretutto sono vicini), ma noi partiremo da un punto esistente (caposaldo base di riferimento) e quindi faremo le stazioni necessarie per realizzare la famosa poligonale (altimetrica in questo caso) con ritorno sul caposaldo di riferimento (anzi su almeno due). Alla fine avremo una figura chiusa (che compenseremo se la chiusura sarà stata dignitosa). Se non chiudiamo si rifà il rilievo. Se siamo previdenti quando siamo a metà facciamo una battuta anche sull'altro lato (se mai non chiudessimo possiamo sperare di isolare l'errore e quindi dovremo rifare solo mezzo rilievo).
Per le prove di carico vale lo stesso ragionamento, teniamo solo presente che la catasta di contrasto è poggiata sul terreno, per cui quando il carico è passato al palo in prova si ha una diminuzione della pressione al suolo, che può muoversi. Ecco che due o tre stadie nell'intorno sono una buona garanzia. Al limite si lascerà una in invar come base assoluta e si useranno due più spartane in altra zona. Ricordiamoci che esistono le medie pesate. L'importante è che si realizzi un caposaldo su cui posizionarle (basta uno spezzone di tondo da CA infisso a mazzate, salvo poi far modellare a semisfera (anche grossolana) la sommità.
Per le fessure alle volte possono bastare due chiodi di acciaio e un calibro da meccanico. Naturalmente bisogna marcare bene il punto di misura per garantire la ripetibilità. Non esitate a legarli fra di loro con del filo di ferro: si chiama "allarme a strappo". L'unico difetto è che non è sensibile come un vetrino. Può essere d'aiuto per diradare i rilievi (ad esempio con stazione topografica al martedì, ma ogni giorno passare a dare un'occhiata allo stato del filo metallico).
Come sempre il tutto va tabulato, e i fogli elettronici ci vengono in aiuto: sono pensati per queste operazioni e forniscono dei meravigliosi diagrammi! Che anche chi non è topografo saprà interpretare "al volo".