Si discute, e si discuterà ancora a lungo, dei clamorosi ritardi registrati dall’INPS nell’erogazione della Cassa Integrazione Guadagni in favore di coloro che ne hanno fatto legittimamente richiesta.
La platea dei richiedenti e dei trattamenti richiesti è molto vasta e variegata: i primi, infatti, annoverano aziende con 4 dipendenti, in media, a salire; i secondi, invece, si sostanziano, prevalentemente, in Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO), Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD) e Fondi di Integrazione Salariale (FIS).
Ciò premesso, è accaduto che un’azienda abbia chiesto, ed ottenuto, la CIGD dalla Regione Lazio in data 10 marzo 2020 e che, ancora un mese dopo, l’INPS non solo non aveva provveduto al pagamento, ma aveva persino negato l’erogazione del trattamento autorizzato, declinando la propria competenza in favore di un altro soggetto, ossia il “Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato - FSBA” (!).
Immediata è stata la reazione dell’azienda in questione, la quale evidenziava l’illegittimità del comportamento dell’INPS per essere stato il trattamento CIGD già avallato dalla Regione Lazio, sicché l’Istituto previdenziale, rispetto a tale "via libera", doveva limitarsi a fungere da mero “soggetto intermediario erogatore”, senza poter opporre, quindi, che la richiesta doveva essere inoltrata ad altro istituto ancora (appunto, l’FSBA).
Per di più, tale condotta – al di là della sua illegittimità – avrebbe costretto l’azienda ad intraprendere un nuovo percorso burocratico e, nelle more dello stesso, a corrispondere la retribuzione dovuta ai propri lavoratori, con conseguente grave ed irreparabile danno per le proprie casse (già seriamente compromesse dalla situazione emergenziale).
E sono stati proprio questi i presupposti per cui il Tribunale di Viterbo ha ordinato d’urgenza (decreto n. 3268/2020) il pagamento della CIGD da parte dell’INPS, con annessa condanna dell’Istituto al pagamento delle spese legali.
Trattasi di un provvedimento certamente interessante e che dovrebbe indurre gli Istituti previdenziali, nessun escluso, verso un migliore governo della situazione emergenziale, posto che il fattore tempo, nell’attuale crisi pandemica, è di importanza vitale e non ulteriormente differibile.