Il lutto come risposta codificata alla morte rappresenta un elemento essenziale per ristabilire l'equilibrio sociale. Questa risposta si manifesta attraverso rituali funebri e onoranze, considerati un "debito" verso il defunto.
Nell'epica omerica, è fondamentale che un guerriero ucciso non rimanga "senza pianto" e "senza sepoltura". Il lutto comprende diverse pratiche rituali:
πένθος: il dolore per la perdita del defunto.
θρῆνος: il pianto rituale, che esprime il dolore e celebra le virtù del defunto.
πρόθεσις: l'esposizione cerimoniale del corpo, accompagnata da un coro di donne e aedi.
ἐκφορά: la processione funebre che precede la cremazione.
Oltre ai lamenti pubblici, il πένθος si manifesta anche attraverso gesti privati, come strapparsi i capelli, graffiarsi il volto e cospargersi di cenere.
I poemi omerici restano un modello di riferimento, ma le città greche introducono pratiche differenti, come la tomba individuale e la cremazione al posto dell'inumazione. Le manifestazioni del lutto sono spesso pubbliche e solenni:
κοπετός: percosse sul petto come espressione del dolore.
περίδειπνον: il banchetto funebre, occasione per rinnovare l'elogio del defunto.
Nel VI secolo a.C., le leggi suntuarie limitano le manifestazioni eccessive del lutto privato. La memoria dei defunti diventa progressivamente una questione della polis, con il ricordo affidato a monumenti e cerimonie pubbliche. La poesia arcaica invita alla moderazione nel manifestare il dolore.
Il lutto nella polis classica
Con la democrazia ateniese, lo Stato assume il controllo del lutto pubblico. I funerali dei caduti in guerra avvengono a spese della comunità, e le ossa vengono raccolte in bare distinte per ogni tribù. In questo contesto, al posto del pianto, una figura autorevole pronuncia un ἐπιτάφιος, un discorso commemorativo. Il controllo pubblico sul lutto si affievolisce durante le dinastie ellenistiche, con la ripresa della costruzione di tombe monumentali.