Come per i tre tragediografi, anche per Aristofane ci è pervenuta, all’interno della tradizione manoscritta - nel Codice Marciano 474 - una Vita anonima. Le notizie che essa contiene sono in parte autoschediastiche. Occorre tenere presente che nella commedia troviamo diverse notizie che si prestano ad essere interpretate come autobiografiche:
Invettive personali
Allocuzioni dirette al pubblico da parte del poeta (nella parabasi) e polemiche letterarie che vi trovano spazio (stages biographies)
Una parte della tradizione manoscritta presenta altro materiale biografico dal titolo: Ἀριστοφάνους γένος καὶ κατάλογος τῶν αὐτῶν δραµάτων, Vita di Aristofane e catalogo delle sue opere, che contiene un elenco di circa 38 titoli.
Ad esse si aggiunge la tradizione scoliografica, costituita da ciò che resta dei numerosi commenti testuali sviluppati a partire dai filologi alessandrini.
Possediamo inoltre l’epitome di una comparazione di Plutarco fra Aristofane e Menandro, che contiene giudizi molto duri sull’opera di Aristofane, giudicata volgare.
Da queste fonti e dalle deduzioni che è possibile trarne, si ricavano poche notizie:
Aristofane era originario del demo di Citadene, dove nacque probabilmente nel 444 a.C. (o qualche anno prima)
Ebbe forse delle proprietà a Egina, o fu cleruco in quell’isola.
Certa è la data dell’esordio ufficiale, avvenuto nel 427 a.C. probabilmente alle Lenee con i perduti Banchettanti.
Cominciò ben presto l’attività di drammaturgo, dapprima in collaborazione con altri poeti e soltanto in seguito a proprio nome. Non curò sempre la regia delle sue opere, affidandola a Callistrato o a Filonide; la prima volta fu nel 424 con I Cavalieri;
Subì un’azione giudiziaria di tipo censorio.
Polemizzò vivacemente con personaggi politici del tempo. Sappiamo con certezza della rivalità che lo contrappose ad altri poeti, in particolare ad Eupoli che accusava di averlo imitato.
La sua ultima commedia, Pluto, è del 388. Altre due furono messe in scena dal figlio.
Morì nel 386/385 a.C.