La scena registra due mutamenti rispetto al Prologo: in città si compiono riti per l’imminente arrivo del re, ai quali sovrintende la regina Clitemestra.
Dal momento che la regina, interpellata dal Coro, non risponde, è dubbia la sua presenza in scena. Il Coro potrebbe avere rivolto le sue domande verso il retroscena, dove immagina la regina. Ciò conferirebbe più forza all’apparizione della regina alla fine della Parodo. Tuttavia, non è da trascurare l’impatto scenico di una presenza muta della regina durante la Parodo.
Nella parodo, protagonista è il coro. Un'analisi del coro come personaggio (per la quale puoi usare questa lista di controllo) deve tenere conto di tre aspetti: aspetti scenici, relazione del coro con l'attore (o gli attori), funzione espressiva del coro.
Il coro entra in scena marciando al ritmo degli anapesti di marcia
È dubbio se mentre declama il recitativo sia presente sulla scena Clitemestra, muta o se la regina rimanga dentro il palazzo. Ad un certo punto appaiono sulla scena i segni (fumo? Fiamme?) di sacrifici. Il coro è all’oscuro di ciò che accade sulla scena.
Il corifeo interpella Clitemestra per essere messo al corrente delle novità che hanno dato luogo ai numerosi sacrifici che il coro vede tutto intorno alla regina. Ma la regina non risponde subito. Ciò serve comunque a preparare il suo ingresso in scena, che risulta in tal modo ansiosamente atteso.
Ma ad essere ansiosamente atteso è anche Agamennone: il coro costruisce la prospettiva di ansia e di attesa con cui lo spettatore guarda alla vicenda di Agamennone.
Nella sezione anapestica il Coro esprime la fiducia nella giustezza della spedizione contro Troia, ma al tempo stesso evoca la realtà della guerra cruenta e dolorosa sia per i Greci che per i Troiani.
Nella sezione strofica, nella triade, il Coro estende la vicenda tragica, da un punto di vista spaziale e temporale, raccontando le primissime fasi della spedizione e la profezia di Calcante
Il racconto, proprio nel punto in cui si profila il dilemma insolubile che causerà la morte di Agamennone, è interrotto per una riflessione di carattere teologico (Inno) sulla potenza di Zeus e sulla sua legge. Questa riflessione spiega l’origine della sofferenza e il suo posto nell’ordine divino essa serve a preparare la saggezza, l’apprendimento.
N.B. vi sono due interpretazioni di questa ‘legge’ una del filologo E. Fraenkel che sottolinea lo spessore religioso e filosofico; l’altra ‘minimalista’ di Page che la ritiene una massima di buon senso, di uso comune.
Di grande rilievo è l'immagine con cui il coro, nella prima strofe della sezione strofica della parodo, evoca l'impresa degli Atridi: due aquile, una nera e una bianca, che ghermiscono e uccidono una lepre pregna. Vincenzo Di Benedetto ha osservato giustamente che essa rappresenta la "cellula scissa", cioè l'intima contraddittorietà dell'evento tragico. L'evento tragico, che fornisce lo spunto per lo sviluppo della tragedia, è un evento intimamente contraddittorio. Infatti alcuni elementi dell'immagine - le aquile che vengono da destra, il fatto che riescano a impadronirsi della preda - sono 'fausti', sono presagio di vittoria; altri sono infausti - come il fatto che la lepre fosse pregna - segnalano il prezzo molto alto della vittoria stessa. La vittoria di Agamennone e di Menelao a Troia smette così di essere un evento su cui è possibile dare un giudizio univoco, ma diventa un evento tragico, conflittuale.
Una componente importante dei pezzi corali in genere e di questo in particolare è il momento riflessivo, l'approfondimento concettuale di un evento o di un aspetto del mito. Nella parodo dell'Agamennone, nell'Inno a Zeus, il coro formula la 'legge' secondo la quale attraverso la sofferenza si consegue la saggezza.
L'Inno a Zeus si configura come un'interruzione della struttura narrativa della parodo, serve a chiarire che la vicenda di Agamennone è un esempio, un παράδειγμα che mostra la potenza di Zeus e il modo in cui guida gli uomini attraverso la sofferenza fino alla saggezza. Il resoconto degli eventi di Aulide era stato portato fino alla soglia del dilemma insolubile che Agamennone avrebbe dovuto affrontare. Un punto di totale ἀμηχανία ("mancanza di soluzioni") era stato raggiunto. In questo momento il canto lascia la storia, almeno per il momento, e si rivolge a colui solo che, in un tale frangente di crisi, è capace di sollevare la mente dell'uomo dal peso di una vana speculazione: Zeus
1. Agamennone è libero oppure costretto dalla necessità?
2. Agamennone è responsabile della sua azione oppure no?
3. Agamennone è riluttante a uccidere la figlia oppure no?
4. Agaemnnone considera l’uccisione della figlia moralmente problematica oppure no?