Pacifismo:
Euripide dimostra una sensibilità innovativa nell'affrontare il tema della guerra senza nessuna concessione ai valori della tradizione eroica. Al centro della scena nelle Troiane, le donne di Troia costituiscono un quadro luttuoso che caratterizza la condizione degli sconfitti, ma coinvolge nella stessa sorte di dolore universale sia i vinti che i vincitori. Come appare evidente fin dal prologo di quest'opera, la guerra non risparmia nessuno.
Anche l'Andromaca è un dramma fitto di riferimenti all’attualità politica, in particolare per una serie di violenti attacchi contro la politica spartana.
La tragedia Supplici ha una motivazione politica nell'esaltazione dei valori etici e umanitari, in particolare il diritto alla sepoltura, difesi da Teseo . L'argumentum definisce l'opera un «encomio di Atene» in quanto soccorritrice degli oppressi, un cliché propagandistico formatosi in età periclea . Tuttavia, l'elemento patriottico risulta in ultima analisi svuotato dall'interno, poiché il centro emozionale della tragedia risiede nella «rappresentazione del lutto delle madri» e nella presa di posizione contro l'idealizzazione della battaglia come spettacolo di valore militare. La Grecia è definita δοριμανής («folle di guerra») al verso 4851 .
Alcuni drammi perduti di poco anteriori alle Supplici, come l'Eretteo (con l'augurio di pace nel fr. 60 Austin) e il Cresfonte (con l'invocazione a Eirene, «dispensatrice di ricchezza», nel fr. 453 N.2), testimoniano un orientamento antibellicista presente anche in altre opere euripidee
Esplorazione Psicologica:
Un tratto distintivo del teatro euripideo è la centralità dell'uomo, con la sua piena individualità, il suo mondo psichico e i suoi sentimenti . La predisposizione a dar voce agli impulsi profondi rendeva la donna un terreno privilegiato per Euripide nell'analizzare i conflitti, intuirne le motivazioni inconsce ed esplorare le ossessioni e le passioni umane. Euripide scandaglia l'animo femminile, rivelandone l'intimità ed evidenziando gli sconvolgimenti cui può portare una pulsione inappagata, come quella erotica nel caso di Fedra in Ippolito incoronato.
Personaggi come Medea, Fedra, Alcesti, Ifigenia, Polissena, Evadne, Alcmena ed Ecuba dimostrano una vasta gamma di comportamenti e motivazioni: accanto a figure femminili segnate dalla violenza passionale e dalla risolutezza, come Medea e Fedra, Euripide presenta anche donne che agiscono per generosità e lealtà, come Alcesti che accetta di morire per il marito. In Andromaca, Ermione è descritta come una figura che ritiene le donne maestre di mali. Tuttavia, nelle tragedie di Euripide campeggiano anche figure di straordinarie eroine.
Anche Ifigenia, nell'ora cruciale, non ha esitazioni e affronta con orgoglio il proprio destino. Ecuba nelle Troiane riannoda fino all'ultimo il filo delle speranze, mentre nell'omonima tragedia, la rassegnata Ecuba si trasforma in una belva infida e crudele per vendicare il figlio ucciso a tradimento. Questa trasformazione evidenzia la profondità del dolore e la capacità di vendetta delle figure femminili euripidee.
Medea e Fedra sono indicate come due indimenticabili personaggi femminili creati da Euripide, che hanno avuto una lunga fortuna nelle letterature europee . Entrambe si impongono per la loro violenza passionale e, nel caso di Medea, per la risolutezza nell'agire, mentre Fedra per l'energia nella decisione malvagia . Nonostante la loro forza, le protagoniste euripidee attraversano momenti di dubbio psicologico, durante i quali dibattono interiormente le loro scelte .
Medea è un personaggio indimenticabile, caratterizzato da una metamorfosi psicologica che la porta dall'essere madre a assassina per vendetta. La sua vicenda non è più legata alla "ragion di stato" o a quella del genos, ma a un fatto privato e a un sentimento di vendetta. In Medea, la struttura a dittico è incentrata sul θυμός di Medea, la lotta tra ragione e irrazionalità in un atto decisionale che chiama in causa l'ἦθος dell’individuo. Questo processo produce la metamorfosi della figura materna in assassina dei propri figli, non più nell'ambito della storia sacra o del mito, ma come esplicitazione del quotidiano sentimento di vendetta di una donna ripudiata.
Fedra nell'Ippolito incoronato è consumata da una passione proibita, combattuta tra il desiderio e la ragione, e infine spinta al suicidio per salvare il proprio onore. La sua figura è divisa tra la passione e una matura e robusta razionalità. Diversamente da Medea, in Ippolito incoronato la scena è divisa tra i due protagonisti, Fedra, consumata dalla passione, e Ippolito, casto servitore di Artemide, confinati in una vicenda senza spazi di conciliazione. Questo evidenzia come Euripide si addentri nelle profondità dei loro tormenti interiori. Le inquietudini dell'io dei personaggi femminili, come Medea e Fedra, si traducono spesso in monologhi fatti di interrogativi, pause e ipotesi, sottolineando la svolta che avviene nel loro animo . L'autore stesso sottolinea questi cambiamenti con vocaboli significativi come metabolé e exapinao .
Il Logos e la Retorica
Gli studiosi sottolineano il gusto di Euripide per i «discorsi duplici», tipici della pratica sofistica. In Ecuba, il personaggio omonimo definisce la persuasione come unica sovrana degli uomini, un'eco dell'incontro con Gorgia. Tuttavia, la concezione del logos in Euripide si muove spesso nel senso di un ribaltamento delle dottrine protagoree, che insegnavano a rendere più forte il discorso più debole. Euripide, invece, evidenzia l'opposizione tra parole e realtà, svalutando la parola come insufficiente a modificare le situazioni oggettive. L'agone verbale tra i personaggi diventa quindi un elemento centrale per esplorare diverse prospettive e la fragilità della verità assoluta, testimonia il dominio del relativismo e dimostra come nulla sia indiscutibile. Questo esercizio intellettuale stimolava il pubblico a esaminare il pro e il contro di ogni questione. In Euripide, ancor più che negli altri tragici, il dibattito stesso è l'elemento cruciale.
L'umanizzazione degli eroi
Euripide tende a umanizzare le figure eroiche tradizionali, mostrando le loro debolezze, i loro dubbi e le loro contraddizioni. Nell'Eracle furente, ad esempio, rovescia la tradizionale biografia dell'eroe, presentando le sue famose fatiche come compiute volontariamente prima dell'uccisione della moglie e dei figli in un accesso di follia. Questa demitizzazione degli eroi è una caratteristica distintiva del suo teatro.Gli eroi di Euripide sono descritti come lacerati da tensioni etiche e psicologiche, inclini al dubbio e alla metamorfosi. Le inquietudini e le esitazioni dei personaggi euripidei richiedono un attore capace di esprimere questi trapassi interiori
Critica al Mito Tradizionale e alla Religione
Euripide è noto per la sua revisione critica dei miti tradizionali e per un certo scetticismo nei confronti della religione. In Elena, rappresentata dopo la disfatta in Sicilia, Euripide propone un'ulteriore riflessione sulla guerra e sull'illusorietà delle certezze, soprattutto quelle legate alla religione tradizionale, trattate con disincantato scetticismo. Il coro si interroga sulla natura di dio e sull'impossibilità per i mortali di comprenderne appieno le opere contraddittorie e inattese. Questa tendenza a mettere in discussione le narrazioni mitiche consolidate è una costante nella sua opera.
L'Imprevedibilità degli Dei e del Fato (Tyche)
Euripide ricorre spesso alla fortuna (tyche) o all'azione divina, intesi come elementi spesso imprevedibili e persino irrazionali: «O la tyche o gli dei». Riflette sull'incertezza degli eventi e sulla difficoltà di attribuirli univocamente a una volontà divina coerente. In Ippolito, Afrodite provoca almeno due morti ingiuste, e Dioniso nelle Baccanti punisce spietatamente anche i suoi sostenitori, mostrando il volto più terribile delle divinità.