Tutta la prima parte dell’Agamennone, la prima tragedia della tetralogia, è gioiosa e felice: finalmente dopo molti anni sta tornando a casa il re Agamennone: sul tetto del palazzo infatti una guardia ha visto un segnale di fuoco; anche la regina Clitennestra l’ha visto. Il coro è prudente, ma poi ci crede: sta arrivando Agamennone! (da dove viene Agamennone? Sia il coro che un araldo che lo precede ricordano i fatti precedenti: l’antefatto mitico della guerra di Troia e l’uccisione da parte di Agamennone della figlia Ifigenia, necessaria per il buon esito della spedizione). L’arrivo di Agamennone non è però felice come ci si sarebbe immaginato: intanto perché il coro ha ricordato gli orrori della guerra, i morti da entrambe le parte, il rancore che forse qualcuno nutre nei confronti di chi l’ha guidata ma soprattutto per il comportamento inquietante della regina. Clitennestra infatti manifesta una gioia eccessiva, una devozione verso il marito che inquieta: vuole infatti che Agamennone entri in casa calpestando un tappeto rosso, pregiato, che ella fa stendere ai suoi piedi. Agamennone in un primo tempo è restio, ma poi accontenta la moglie. Agamennone entra in casa.
Si crea un clima di ansia e di paura e il Coro la esplicita.
Ma in scena c’è un altro personaggio inquietante, muto, su un carro che ha seguito Agamennone: è Cassandra. Clitennestra la invita ad entrare in casa, ma la profetessa tace; poi è presa da un delirio incomprensibile e profetizza ciò che accadrà. Improvvisamente, da dentro la reggia, si sentono delle grida: esce Clitennestra: ha ucciso il marito! È fiera di quanto ha fatto!Il coro è impotente, inascoltato.
Finisce la prima tragedia. Inizia la seconda: le Coefore.
Sulla scena c’è una tomba. È la tomba di Agamennone e un gruppo di donne sta compiendo dei riti. Di nascosto, osserva la scena Oreste, il figlio di Agamennone e di Clitennestra. Fra le donne c’è Elettra, sua sorella. I due si riconoscono ed Elettra gli racconta di uno strano sogno fatto dalla madre: generava una serpe, la fasciava e lo allattava al seno. Il serpente allora sputava un grumo di sangue. Oreste capisce il significato del sogno: il serpente è lui! Deve uccidere la madre per vendicare il padre! All’inizio, Oreste non rivela la sua identità, anzi si spaccia per un forestiero e racconta che Oreste è morto. Sia la madre che la nutrice accolgono con dispiacere la notizia. Oreste riesce ad attirare il compagno della madre, Egisto, senza scorta e lo uccide dentro la casa, poi esce con la madre e sta per ucciderla, Ma è incerto, Clitennestra cerca di fermarlo ma alla fine la uccide.
Il coro esulta, ma Oreste improvvisamente è preso da visioni. Vede delle donne orrende, dei fantasmi che lo perseguitano: fugge, dicendo di volersi recare a Delfi
Nella tragedia successiva, le Eumenidi infatti, la scena è a Delfi. Nel tempio di Apollo si respira un’aria di serenità e pace. Una sacerdotessa prega. Poi apre le porte del tempio ed entra. Quando esce, pochi secondi dopo, è sconvolta.
Ha visto una scena orrenda: degli esseri mostruosi addormentati, che russano, emettono fetori insopportabili. Al centro, in mezzo a loro c’è un uomo seduto, nella postura del supplice con una spada insanguinata in mano: è Oreste! Arriva il dio Apollo che da a Oreste un consiglio: deve recarsi ad Atene! Solo là potrà trovare una soluzione al suo caso. Quando Oreste se ne va, sulla scena restano le Erinni, addormentate, appare allora un fantasma: è il fantasma di Clitennestra che rimprovera aspramente le Erinni: si sono lasciate sfuggire Oreste! Si sono fatte ingannare da Apollo! Le Erinni si svegliano e se la prendono con Apollo. Oreste arriva ad Atene e si prostra presso la statua di Atena: ma le erinni lo hanno seguito, lo circondano e danno vita ad una danza infernale e ad un canto malefico con cui vogliono togliergli il senno. Entra in scena la dea Atena, che parla sia con le Erinni che con Oreste, ma non riesce a risolvere la vicenda: decide quindi di istituire un tribunale apposito: l’Areopago. Si celebra dunque il processo: Oreste è difeso da Apollo. Entrambe le parti espongono i propri punti di vista e infine si vota. I voti dei giudici sono però esattamente uguali: la metà di loro ha votato per Oreste, l’altra per le Erinni. Atena decide allora di dare il suo voto a Oreste, che quindi viene assolto. Le Erinni però sono furiose! Atena allora promette loro un culto: da Erinni dovranno però trasformarsi in Eumenidi e trasformare le proprie maledizioni in auguri di prosperità