Possiamo averne esperienza soggettiva, per essere stati travolti da una realtà che ci annientato, ci ha visto soccombere; oppure possiamo chiedere alla letteratura – alla tragedia - di mostrarci aspetti della realtà e modi di porsi davanti ad essi che ci sono sconosciuti; e di sollecitare quindi qualche riflessione o di chiarire qualche dubbio.
Nella tragedia greca - nella grande stagione del teatro tragico di V secolo che si riassume nella triade Eschilo, Sofocle, Euripide – il tragico prende avvio da un evento – l’evento tragico – che presenta un conflitto, è intimamente contraddittorio. Questo evento è vissuto da un personaggio che è consapevole di questo conflitto o che lo diventa, dopo essere passato attraverso stadi intermedi di ansia e paura; l’evento tragico fa parte del mito – narrazioni tradizionali di cui si conosceva già l’esito, in modo che ci si poteva concentrare sull’analisi dell’evento più che sulla ‘trama’. Spesso il carattere ‘tradizionale’ del mito è in contrasto con la cultura contemporanea, quella del poeta tragico e del suo pubblico. Altri temi che toccano da vicino l’essenza del tragico, il senso del tragico, sono quelli relativi agli effetti che lo spettacolo tragico produce nello spettatore e quali siano gli obiettivi, gli scopi che l’organizzazione statale, cioè la polis, si prefigge nel momento in cui si fa carico dell’allestimento degli spettacoli tragici.
Tre aspetti dunque:
l’evento tragico;
il conflitto tra primitività del mito e razionalismo della cultura di V secolo,
gli effetti sul pubblico.
Cominciamo da primo punto:
La realtà tragica è contraddittoria: il senso del tragico è cogliere questa doppia dimensione della realtà: un evento o un’azione che è contemporaneamente giusta e sbagliata; sensata e dolorosa; necessaria e indesiderata. Due attori, ugualmente presenti sulla scena, incarnano questa duplicità, questa scissione e si contrappongono su questioni rilevanti; oppure la scissione – in Sofocle – è portata dentro il personaggio tragico, che è scisso fra due istanze ugualmente forti: due amori, due lealtà, due forme di giustizia. Questa è la tragedia. Il senso del tragico rende impossibile un giudizio semplice, univoco; obbliga a scoprire le tensioni, ad andare oltre il convenzionale, il normale.
Tragica è per eccellenza l’esperienza del conoscere. Quando diciamo conoscere però non dobbiamo pensare alla conoscenza in senso scientifico: la conoscenza tragica è una conoscenza turbata, che produce sofferenza, che scopre aspetti sinistri e sgradevoli della realtà. Non solo, è una conoscenza che si realizza anche attraverso l’emotività – l’intelligenza emotiva diremmo oggi. Infatti, l’evento prima di essere conosciuto è temuto, prefigurato… Gli stati emotivi dell’ansia, della trepidazione e della paura fanno parte del processo conoscitivo. A volte, lo spettatore capisce prima del protagonista: perché sa qualcosa che il protagonista non sa, che era svelato per esempio, in una scena in cui egli era assente. Si produce così il meccanismo dell’ironia tragica. Il personaggio – poiché ignora una parte della realtà - prova sentimenti, dice parole che lo spettatore sa essere fuori luogo, inappropriate. Per esempio, Clitemestra nelle Coefore pensa che il figlio Oreste sia morto e ne deduce che la maledizione che pesa sulla sua casa non si sia estinta, come lei si augurava; il che è vero, ma la vittima di questa maledizione sarà lei, perché Oreste non è morto e di lì a poco la ucciderà. Lo spettatore sa a quale destino Clitemestra sta andando incontro – perché conosce i piani di vendetta di Oreste – ma Clitemestra no.
Spesso nel mito che viene messo in scena si riflette una cultura che potremmo definire ‘primitiva’: i miti risalgono a un’età di molto precedente rispetto alla tragedia del V sec., quando essi vengono utilizzati come patrimonio di trame e personaggi. Basti pensare che Esiodo, a cui si deve una prima sistemazione del patrimonio mitologico greco, visse 400 anni circa prima di Eschilo e che Omero, contemporaneo di Esiodo già presuppone le varie saghe mitiche e i loro intrecci. Quindi nei personaggi mitici sono spesso presenti aspetti che erano avvertiti come appartenenti ad uno stadio culturale – magico-primitivo – che contrasta anche violentemente con la cultura razionalistica. Questo conflitto si articola in vari modi e produce esiti differenti: ora soccombe la cultura primitiva