Euripide, nonostante sia solo di dieci anni circa più giovane di Sofocle, sembra appartenere ad un’età diversa. Egli appare infatti molto diverso dai suoi predecessori:
sulla sua vita possediamo più fonti
sono più numerose le tragedie conservate
la loro tradizione manoscritta è in parte diversa
diverso è il rapporto che lo lega ad Atene e al pubblico.
Oltre a queste differenze, risulta molto più difficile, per Euripide, fornire un’interpretazione unitaria della sua opera, in cui prevalgono i contrasti - per esempio fra il pathos e la ragione, fra la religiosità e il dubbio, fra la tradizione e l’innovazione – e in cui alcune opere appaiono più riuscite di altre.
Per questi motivi, su molti punti, non vi è un accordo fra gli studiosi e rimangono aperti, o si riaprono periodicamente, tanti dibattiti su aspetti fondamentali della drammaturgia euripidea.
Nonostante su Euripide disponiamo di molte fonti biografiche, i dati biografici accertabili sono pochi. Il resto sono aneddoti spesso inattendibili
La fonte più importante è un frammento papiraceo che contiene una Vita di Euripide scritta da Satiro di Calatte, un biografo del III sec. a.C.
La tradizione manoscritta ha conservato una vita anonima intitolata Origini e vita di Euripide
Altre fonti importanti sono la Suda e un capitolo delle Notti Attiche di Aulo Gellio.
Per la cronologia: Marmor Parium
La commedia di Aristofane è un’importante fonte di aneddoti
Sicuramente false sono alcune Lettere attribuite ad Euripide, che però possono essere utili perché il loro autore (o autori) mostrano di conoscere dettagli importanti della vita dell’autore.
Da queste fonti, desumiamo i seguenti dati:
nacque a Salamina nel 485/84 da una famiglia di proprietari terrieri, originari del demo attico di Flia, i genitori si chiamavano Mnesarco e Clito (Aristofane ne faceva un bottegaio e un’erbivendola).
Da giovane potrebbe aver fatto il pittore (ma la notizia potrebbe essere frutto di un’omonimia) e servito nel culto di Apollo Zosterio come danzatore e tedoforo.
Sulla sua vita privata circolarono chiacchiere maligne: ebbe due mogli da una delle quali fu forse tradito.
Ottenne il primo coro nel 455, con le Peliadi, ma senza molto successo. Ottenne il coro per 22 tetralogie, ma riportò poche vittorie (4 o 5), a testimonianza di un rapporto tormentato e difficile col pubblico ateniese.
Non partecipò attivamente alla vita politica, ma frequentò gli intellettuali del tempo. Ebbe fama di misantropo e ateo (fu accusato di empietà da Cleone).
Scrisse anche un epinicio per Alcibiade e un epigramma per i caduti a Siracusa.
Trascorse qualche tempo a Magnesia dove fu onorato con la prossenìa e l’atelìa.
Morì nel 407/6 all’estero, a Pella alla corte di Archelao, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Molti aneddoti circolavano sulle circostanze della morte e sul suo cenotafio, inventati.