All'uscita del paese si dividevano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto. Martino lo sapeva perché lo aveva chiesto un po' a tutti e da tutti aveva ricevuto la stessa risposta:
"Quella strada lì? Non va in nessun posto. E' inutile camminarci".
"E fin dove arriva?". "Non arriva da nessuna parte".
"Ma allora perché l'hanno fatta?". "Non l'ha fatta nessuno, è sempre stata lì".
"Ma nessuno è mai andato a vedere?". "Sei una bella testa dura: se ti diciamo che non c'è niente da vedere...".
"Non potete saperlo se non ci siete mai stati".
Era così ostinato che cominciarono a chiamarlo Martino-Testadura, ma lui non se la prendeva e continuava a pensare alla strada che non andava in nessun posto. Quando fu abbastanza grande, una mattina si alzò per tempo, uscì dal paese e senza esitare imboccò la strada misteriosa e andò sempre avanti. Il fondo era pieno di buche e di erbacce e ben presto cominciarono i boschi.
Cammina cammina la strada non finiva mai, a Martino dolevano i piedi e già cominciava a pensare che avrebbe fatto bene a tornarsene indietro quando vide un cane. Il cane gli corse incontro scodinzolando e gli leccò le mani, poi si avviò lungo la strada e ad ogni passo si voltava per controllare se Martino lo seguiva ancora. Finalmente il bosco cominciò a diradarsi e la strada terminò sulla soglia di un grande cancello di ferro. Attraverso le sbarre Martino vide un castello e a un balcone una bellissima signora che salutava con la mano.
Spinse il cancello, attraversò il parco e sulla porta trovò la bellissima signora. Era bella, vestita come una principessa e in più era allegra e rideva: "Allora non ci hai creduto".
"A che cosa?". "Alla storia della strada che non andava da nessuna parte".
"Era troppo stupida e secondo me ci sono più posti che strade". "Certo, basta aver voglia di muoversi. Ora vieni ti farò vedere il castello".
C'erano più di cento saloni zeppi di tesori. C'erano diamanti, pietre preziose, oro, argento e ad ogni momento la bella signora diceva: "Prendi, prendi quello che vuoi... Ti presterò un carretto per portare il peso". Martino non si fece pregare e ripartì col carretto pieno.
In paese, dove l'avevano già dato per morto, Martino fu accolto con grande sorpresa.
Scaricato il tesoro il carro ripartì. Martino fece tanti regali a tutti e dovette raccontare cento volte la sua storia. Ogni volta che finiva, qualcuno correva a casa a prendere cavallo e carretto e si precipitava giù per la strada che non andava da nessuna parte.
Ma quella sera stessa tornarono uno dopo l'altro, con la faccia lunga per il dispetto: la strada per loro finiva in mezzo al bosco in un mare di spine. Non c'era né cancello, né castello, né bella signora. Perché certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova.
(Gianni Rodari)
A coppie i bambini hanno cercato sul dizionario alcune delle parole presenti nel testo.
ostinato:
sinonimi: caparbio, testardo, tenace, cocciuto
contrari: arrendevole, ragionevole, docile, volubile
diradare:
sinonimi: far diventare meno folto, fare qualcosa con minor frequenza
contrari: infoltire, infittire, intensificare
soglia:
porta, entrata, ingresso
esitare:
sinonimi: indugiare, essere incerti, essere indecisi, essere perplessi
contrari: decidersi, stabilire, risolvere
dolere:
Far male a qualcuno, provocargli una sofferenza fisica
Cosa significa la frase "perché certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo la strada nuova"
La frase vuol dire che per scoprire cose nuove (tesori) bisogna essere coraggiosi, curiosi e aver voglia di perlustrare nuove strade.
Sottolinea la risposta esatta
1. Le tre strade fuori dal paese portavano:
Verso il mare
Verso un castello
Verso la campagna
Da nessuna parte
Verso un cancello di ferro
Verso un bosco pieno di spine
Verso la città
Verso un grande fiume
2. Secondo gli abitanti del villaggio chi aveva costruito la strada che non portava da nessuna parte?
Gli uomini, ma moltissimi anni prima
Nessuno, era sempre stata lì
L’aveva fatta costruire una bellissima donna, perché la strada portava al suo castello
3. Il protagonista della storia veniva chiamato “testadura” perché
era testardo e ostinato
aveva una memoria straordinaria
era uno sciocco e non ascoltava le persone più grandi di lui
4. Nel racconto si legge “cammina cammina la strada non finiva mai, a Martino dolevano i piedi, cosa significa?
Che Martino cammina veloce come se avesse le ali ai piedi
Che Martino cammina cammina e gli fanno male i piedi
Che Martino cammina in punta di piedi per non provare fatica e dolore
5. Cosa fa il cane quando incontra Martino?
Gli corre incontro
Abbaia per fargli cambiare strada
Scodinzola
Gli lecca le mani
Lo annusa intimorito
Si volta per controllare che lo segua
Gli morde un polpaccio
Si strofina a lui per farsi coccolare
6. Cosa significa che il bosco cominciò a diradarsi?
Che nel bosco ci sono sempre più alberi
Che nel bosco gli alberi diventano sempre meno fitti
Che nel bosco al posto degli alberi ci sono siepi e cespugli
7. Come viene descritta la bella signora? Metti sì o no accanto alle informazioni
E’ vestita come una principessa
E’ preoccupata
E’ triste e malinconica
E’ lieta ed allegra
E’ ridente
E’ pensierosa e preoccupata
8. Secondo te cosa significa che “ci sono più posti che strade”?
Che c’è sempre una strada per arrivare in un luogo
Che talvolta per arrivare in un luogo non ci sono strade
Che bisogna sempre camminare lungo una strada per arrivare in un luogo
9. Quando gli abitanti del paese provano a percorrere la strada dove arrivano?
In mezzo al fitto del bosco
In mezzo al mare su un’sola piena di spine
in mezzo al bosco in un mare di spine
10. Cosa significa trovarsi in mezzo al bosco in un mare di spine
Che il bosco era verde così come il mare è blu
Che il bosco era pieno di rovi e cespugli spinosi
Che il bosco era vicino al mare, infatti una delle strade portava verso il mare
Gianni Rodari, (Omegna, 23 ottobre 1920 – Roma, 14 aprile 1980), è stato uno scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano, specializzato in letteratura per l'infanzia e tradotto in molte lingue. Fu uno fra i maggiori interpreti del tema "fantastico" nonché, grazie alla Grammatica della fantasia del 1973, sua opera principale, uno fra i principali teorici dell'arte di inventare storie.
Tra le sue opere maggiori si ricordano: Favole al telefono, C'era due volte il barone Lamberto, Il libro degli errori, Novelle fatte a macchina, I viaggi di Giovannino Perdigiorno.
Dal suo libro La freccia azzurra è stato tratto un omonimo film d'animazione nel 1996.
it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Rodari
Nel 2020 si festeggia il centenario della nascita di Gianni Rodari
Disegna la copertina di uno dei libri di Gianni Rodari
Un'altra lettura fatta in classe è stata "Il giovane gambero" di Gianni Rodari. Anche questa tratta del desiderio di scoprire, attraverso il viaggio, se stessi e il mondo circostante.
Anche questa lettura è stata divisa in sequenze e riassunta, utilizzando la mappa.
sites.google.com/view/terzab2017-18/classe-quinta/il-viaggio-alla-scoperta-di-se-stessi?authuser=0
Un giovane gambero pensò: “Perchè nella mia famiglia tutti camminano all’indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco”.
Cominciò ad esercitarsi di nascosto, tra i sassi del ruscello natio, e i primi giorni l’impresa gli costava moltissima fatica. Urtava dappertutto, si ammaccava la corazza e si schiacciava una zampa con l’altra. Ma un po’ alla volta le cose andarono meglio, perchè tutto si può imparare, se si vuole.
Quando fu ben sicuro di sé, si presentò alla sua famiglia e disse:
“State a vedere”.
E fece una magnifica corsetta in avanti.
“Figlio mio”, scoppiò a piangere la madre, “ti ha dato di volta il cervello? Torna in te, cammina come tuo padre e tua madre ti hanno insegnato, cammina come i tuoi fratelli che ti vogliono tanto bene”.
I suoi fratelli però non facevano che sghignazzare.
Il padre lo stette a guardare severamente per un pezzo, poi disse: “Basta così. Se vuoi restare con noi, cammina come gli altri gamberi. Se vuoi fare di testa tua, il ruscello è grande: vattene e non tornare più indietro”.
Il bravo gamberetto voleva bene ai suoi, ma era troppo sicuro di essere nel giusto per avere dei dubbi: abbracciò la madre, salutò il padre e i fratelli e si avviò per il mondo.
Il suo passaggio destò subito la sorpresa di un crocchio di rane che da brave comari si erano radunate a far quattro chiacchiere intorno a una foglia di ninfea.
“Il mondo va a rovescio”, disse una rana,, “guardate quel gambero e datemi torto, se potete”.
“Non c’è più rispetto”, disse un’altra rana.
“Ohibò, ohibò”, disse una terza.
Ma il gamberetto proseguì diritto, è proprio il caso di dirlo, per la sua strada. A un certo punto si sentì chiamare da un vecchio gamberone dall’espressione malinconica che se ne stava tutto solo accanto a un sasso.
“Buon giorno”, disse il giovane gambero.
Il vecchio lo osservò a lungo, poi disse: “Cosa credi di fare? Anch’io, quando ero giovane, pensavo di insegnare ai gamberi a camminare in avanti. Ed ecco che cosa ci ho guadagnato: vivo tutto solo, e la gente si mozzerebbe la lingua piuttosto che rivolgermi la parola. Fin che sei in tempo, dà retta a me: rassegnati a fare come gli altri e un giorno mi ringrazierai del consiglio”.
Il giovane gambero non sapeva cosa rispondere e stette zitto. Ma dentro di sé pensava: “Ho ragione io”.
E salutato gentilmente il vecchio riprese fieramente il suo cammino.
Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perchè egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno.
Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: “Buon viaggio!”.
Gianni Rodari
Cerchiamo insieme gli elementi comuni tra "Il giovane gambero" e "La strada che non portava da nessuna parte", sempre di Rodari.
In entrambi i racconti tutti sconsigliano i protagonisti di intraprendere un viaggio o di cambiare quello che si è sempre fatto
"Quella strada lì? Non va in nessun posto. E' inutile camminarci"
"...rassegnati a fare come gli altri e un giorno mi ringrazierai del consiglio”
In entrambi i racconti il protagonista segue le sue curiosità e i suoi desideri
"... una mattina si alzò per tempo, uscì dal paese e senza esitare imboccò la strada misteriosa e andò sempre avanti."
"Il bravo gamberetto voleva bene ai suoi, ma era troppo sicuro di essere nel giusto per avere dei dubbi: abbracciò la madre, salutò il padre e i fratelli e si avviò per il mondo."
In entrambi i racconti il protagonista viene preso in giro perché non vuol fare quello che fanno tutti
"Era così ostinato che cominciarono a chiamarlo Martino-Testadura..."
"Figlio mio”, scoppiò a piangere la madre, “ti ha dato di volta il cervello?... I suoi fratelli però non facevano che sghignazzare"
In entrambi i racconti l'autore invita i suoi lettori ad avere coraggio e a non aver paura ad intraprendere nuove strade
"certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova"
"Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perchè egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno".
(insieme)
Si può viaggiare in treno, in automobile,
e in macchina da scrivere perché no?
Io ci ho provato.
Semplicemente battendo
un tasto sbagliato
sono arrivato in Lamponia:
un paese dolcissimo
che sa di marmellata e di sciroppo
e somiglia un pochino, ma non troppo,
alla Lapponia propriamente detta
che se ne sta a rabbrividire
lassù alle soglie del Polo.
Il popolo dei Lamponi
confina con altri popoli
buoni e tranquilli:
fragole, mirtilli,
lucciole e grilli.
Spesso giungono in visita
dagli Stati vicini
farfalle, api, bambini
con il cappellino bianco
che presto sarà nero di more…
O paese felice,
scoperto per errore,
Lamponia del mio cuore!
La filastrocca di Rodari è servita come spunto per proporre ai bambini alcuni giochi linguistici, che risultano sempre molto divertenti e possono essere l'occasione per imparare parole nuove.
MURO
MUSO
MUTO
MUCO
MULO
RANA
RASA
RAPA
RADA
RARA
RATA
GALLO
BALLO
CALLO
FALLO
MALLO
VALLO
PORTA
CORTA
MORTA
SORTA
TORTA
CERA
SERA
NERA
PERA
VERA
Con le liste di parole abbiamo inventato filastrocche e frasi pazze
Il muso
ho sbattuto
sul muro,
son rimasto
muto
col muco
che scendeva
dal naso,
sei peggio
di un mulo
disse
un lottatore
di sumo.
Se una rapa
incontra
una rana rasa
in una rada
le chiede
di pagare una rata,
ma è rara
una rapa
che vede
una rana.
Una morta
un bel dì
è sorta,
bussa
alla porta
vuol vendere
una torta,
ma la giornata
è corta.
Allora la morta
risorta
esce
dalla porta.
Una pera nera
aveva davvero
una brutta cera,
ma la sera
la nera pera
sembrava vera.
(insieme)