La visione del film Ratatuille ci ha fatto riflettere sull'importanza di avere un sogno, un desiderio che si vuole realizzare.
Il sogno può essere puramente fantastico o si può provare a renderlo concreto, attraverso l'impegno e la costanza.
E' stato chiesto ai bambini di pensare e scrivere quale potesse essere un loro sogno possibile, qualcosa che potrebbe realizzarsi.
Dopo aver scritto il proprio sogno gli è stato chiesto di associarlo a:
un colore
un odore
una sensazione
"Il mio sogno è di diventare un archeologo o comunque di fare un mestiere che ha a che fare con la storia, perché la storia è la mia passione e credo di essere abbastanza bravo in questa materia molto interessante.
Guardo spesso e con piacere un sacco di documentari come: "L'Italia del 900" o "La storia dell'arte" e tanti altri.
Mi piace la storia perché ricostruisce fatti realmente accaduti e perché dovrebbe aiutarci a non rifare gli errori fatali commessi nel passato."
A questo mio sogno associo:
un colore: il giallo ocra perché è uno dei colori della terra, in cui mi piacerebbe cercare nuovi reperti archeologici
un odore: l'incenso perché lo associo a qualcosa di antico
una sensazione: l'entusiasmo nel fare nuove scoperte
Simone
"Il mio sogno sarebbe di fare la chef perché fin da quando avevo sei anni mi piaceva, e ancor oggi mi piace, guardare mio babbo, e aiutarlo, a cucinare. Gli chiedo quali sono gli ingrendienti con cui prepara dei piatti che per me sono buonissimi! Vorrei realizzare questo sogno frequentando l'Istituto Alberghiero per cinque anni e poi farei un altro anno per specializzarmi. Voglio mettercela tutta per realizzare il mio sogno! Dopo gli studi potrei andare a "Master Chef" per dare il massimo di me e continuare ad allenarmi. Vorrei specializzarmi nella cucina e infine andare a lavorare in un ristorante stellato.
A questo mio sogno associo:
un colore: l'arancione perché è un colore vivace e allegro e cucinare mi mette allegria
un odore: la cannella perché è una spezia che mi piace molto
una sensazione: l'acquolina in bocca pensando a tante cose buone
Maria Chiara
"Il mio sogno più grande è di fare la maestra di equitazione perch<è adoro gli animali, specialmente i cavalli. Sarà molto difficile perché dovrò studiare tanto, ma per me non è un problema perchè mi piace studiare. La cosa più difficile è che dovrò avere tanto spazio e dovrò avere tanti cavalli e bisognerà costruire molte stalle...
Farò di tutto per realizzare questo sogno, perché è il mio più grande desiderio. Quando andrò alle superiori inizierò a lavorare e piano piano risparmierò abbastanza soldi per prendere tutto quello che occorre. Spero di poter realizzare questo sogno, sarà dura e impegnativo, ma sono sicura che potrà avverrarsi."
A questo mio sogno associo:
un colore: il verde perché è il colore dei prati su cui potrò cavalcare
un odore: l'odore della terra
una sensazione: il coraggio per affrontare tutto quello che dovrò fare
Susanna
C’era una volta un uomo che faceva bellissimi sogni tutte le notti. Poi si alzava e...
Ma facciamo un esempio. Una mattina il signor Proietti si svegliò e chiamò la moglie:
– Presto, vestiti, andiamo in campagna.
– E dove?
– Perbacco, ma sul lago Maggiore, nel nostro nuovo villino.
– Villino?
– Insomma, sei proprio tonta: quel villino con un bel portico davanti e un pergolato d’uva in giardino.
– Te lo sei sognato, per caso?
– Appunto, me lo sono sognato. E ora voglio andarci a passare una quindicina di giorni.
La signora Proietti ebbe un bel protestare: dovette rassegnarsi a fare le valige per andare in campagna. Prima di sera avevano fatto il giro di tutto il lago Maggiore, compresa la sponda svizzera, ma del villino sognato nessuna traccia.
– Vedi, – disse la signora Proietti, – era soltanto un sogno.
– Non capisco, – borbottò il signor Proietti, – possibile che abbiano rubato un villino intero, compreso il portico e il pergolato?
Un’altra volta il signor Proietti sognò di parlare correntemente in bulgaro. Corse in libreria, comprò due pacchi di libri scritti in bulgaro e giunto a casa cominciò a sfogliarli ansiosamente.
– Strano, – dovette ammettere poco dopo, – non ci capisco più una parola. Da quando mi sono svegliato sono passate soltanto due ore: possibile che in due ore si possa dimenticare totalmente una lingua straniera?
Il signor Proietti continuò così per anni a scambiare i suoi sogni con la realtà, finché una mattina – dopo aver sognato di volare con l’ombrello si gettò da una finestra del primo piano appeso al parapioggia di sua moglie e si ruppe una gamba.
Guarì in poche settimane. Guarì dalla frattura della gamba e dalla sua fede nei sogni, contemporaneamente. Sognava ancora, ma appena sveglio cercava di dimenticare quello che aveva sognato. Sognava anche a occhi aperti, ma appena se ne accorgeva si scuoteva tutto, come fanno i cani quando escono dall’acqua e vogliono asciugarsi il pelo.
Dimagriva, diventava triste, non parlava più con nessuno.
Suo figlio, che al principio della storia era un bambino, e non ne avevamo nemmeno parlato per non complicare inutilmente le cose, crebbe, si fece un bel giovanottone,
allegro, studioso, sportivo, una perla di ragazzo. Ma, per il padre, egli era troppo sognatore.
– Ah, – diceva il ragazzo, – come sogno un bel viaggio! Vorrei fare il giro di tutta l’Europa, dal Portogallo agli Urali.
– Svegliati, – lo ammoniva il padre, – non fare come me.
Il giovanotto, invece di svegliarsi, fece la valigia e partì con l’autostop, e quando tornò aveva girato davvero tutta l’Europa.
– Ah, – diceva poi, – come sogno di andare nella luna!
– Svegliati, – gli diceva il padre, – non confondere i tuoi sogni con la realtà. Certe confusioni sono pericolose. Il giovanotto, invece di svegliarsi, continuò a fare confusioni, e ne fece tante che alla fine diventò astronauta, andò sulla luna e anche più lontano […].
Gianni Rodari
Sottolinea la risposta esatta
1. Un villino è:
a) Una piccola villa b) Un bambino villano c) Una casa vicino ad un lago
2. L’uva è il frutto di quale pianta?
a) Il gelso b) La vite c) L’uva spina
3. Cosa significa scambiare i suoi sogni con la realtà?
a) Avere una ricca immaginazione
b) Sognare ad occhi aperti
c) Confondere la fantasia con la realtà
4. Cosa significa che l’uomo guarì dalla sua fede nei sogni?
a) Che l’uomo non sognava più
b) Che l’uomo non credeva più ai suoi sogni
c) Che l’uomo dimenticava i suoi sogni
5. Cosa significa sognare ad occhi aperti?
a) Fantasticare b) Essere concentrati c) Sperare che i propri sogni si avverino
6. Nel testo l’autore ci dice che il signor Proietti dimagriva, diventava triste, non parlava più con nessuno? Secondo te perché?
a) Perché non riusciva più a sognare
b) Perché i suoi sogni non si realizzavano
c) Perché capisce che realtà e sogno non sono la stessa cosa
7. Il cognome dell’uomo è Proietti, questo nome da che verbo può derivare?
a) Proiettare b) Protestare c) Progredire
8. Cerca sul dizionario il verbo che hai scelto, troverai più significati, scrivi quello che ti sembra più adatto al racconto
9. Nel testo il figlio del signor Proietti è definito una “perla di ragazzo” Cosa significa?
a) Che ha la carnagione chiara e luminosa come una perla
b) Che è un ragazzo con grandi qualità
c) Che è un ragazzo davvero simpatico e affettuoso
10. Il padre ammonisce il figlio dicendogli che è un sognatore. Cosa significa?
a) Lo rimprovera b) Lo loda c) Lo consiglia
11. Quando il ragazzo parte dove vuole andare?
a) A visitare il Portogallo
b) A vedere i monti Urali
c) A conoscere tutta l’Europa
12. Alla fine andò…
a) Sulla Luna b) Su un pianeta sconosciuto c) Sulla luna e anche più lontano
Riflessioni:
I due sognatori fanno sogni diversi. Il padre sogna ad occhi aperti, cioè sogna cose che poi non ritrova nella realtà; il figlio invece di raggiungere obiettivi realizzabili, che riesce a raggiungere con lo studio e l'impegno.
(insieme)
Le poesie hanno una musicalità e un ritmo. I poeti per creare musicalità e ritmo utilizzano figure di suono e figure di significato come la rima, la similitudine e la metafora, l’assonanza, la consonanza, l’allitterazione.
La rima è il ripetersi dello stesso suono che costituisce la parte finale di due parole; le principali sono: rima baciata (la rima in due versi successivi), rima alternata (la rima fra il primo e terzo verso, il secondo e il quarto e così via), rima incrociata (la rima tra il primo e il quarto verso e tra il secondo e il terzo).
La similitudine indica una somiglianza, un paragone tra due soggetti. Vengono utilizzate espressioni quali: come, sembra, pare, assomiglia, è simile a: "Il sole è come un girasole", "Elisa ha capelli biondi come il grano" "Le stelle come lucciole"
Nella personificazione i poeti attribuiscono a oggetti, animali o a fenomeni naturali, atteggiamenti, pensieri, idee e sentimenti umani, immaginano che quella cosa o quell’animale si comporta come una persona (il vento scherza coi capelli).
Nella metafora, l’avverbio “come” è eliminato (“Il mare è verde come un prato” diventa "il mare è un prato"), ("Sei una volpe invece di “Sei furbo come una volpe”).
Si ha un’assonanza quando nella parte finale sono uguali le vocali ma diverse le consonanti; viceversa, nella consonanza sono uguali le consonanti ma non le vocali.
L’allitterazione è la ripetizione di suoni o di sillabe uguali all’inizio di due o più parole successive e talvolta anche all’interno di due o più parole.
L'onomatopea si intende una parola che riproduce fedelmente o imita o ricorda un suono reale. Per esempio: "cip cip" (un piccolo uccellino), "din don" (il suono delle campane), "tic tac" (il ticchettio dell’orologio).
L'anafora è la ripetizione della stessa parola all’inizio dei versi.
Sulla luna
Sulla luna, per piacere,
non mandate un generale:
ne farebbe una caserma
con la tromba e il caporale.
Non mandateci un banchiere
sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte
per mostrarlo a pagamento.
Non mandateci un ministro
col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie
i lunatici crateri.
Ha da essere un poeta
sulla Luna ad allunare:
con la testa nella luna
lui da un pezzo ci sa stare…
A sognar i più bei sogni
è da un pezzo abituato:
sa sperare l’impossibile
anche quando è disperato.
Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla luna e sulla terra
fate largo ai sognatori!
Il tema della poesia di Rodari è la luna, ma anche la capacità di sognare.
Il poeta vede la luna non solo come un satellite della terra, ma anche come un luogo lontano che invita gli uomini ad immaginare e a sognare.
Alcune persone rovinerebbero la luna:
il generale la trasformerebbe in una caserma
il banchiere la mostrerebbe solo a pagamento
il ministro riempirebbe di fogli e documenti i suoi crateri.
Deve perciò essere un poeta ad andare sulla luna perché solo un poeta sa sognare e sperare, anche quando è triste e disperato.
Rodari ci dice che bisogna far spazio ai sognatori, sia sulla Terra che sulla Luna, perché solo loro possono rendere reali i sogni e le speranze così come sono reali e veri i fiori.
(Insieme)
Seminate e innaffiate i vostri sogni
Contadini piantatori di miraggi
Spalate nuvole
Lasciate segni
Frecce di favole per tutti i vostri viaggi
I sogni più sinceri e più sbruffoni
Si fanno oracoli
Se bene detti
Se le visuali diventano visioni
Le profezie diventano progetti
Se non si avverano
È solo un sogno scemo
Ma se si avverano
Allora brinderemo
Bruno Tognolini
Scritta per una maestra di Genova che ha deciso di aggiungere ai Diritti dei Bambini il Diritto al Sogno, marzo 2012.
Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
Arricchiamo il lessico: a coppie cerchiamo sul dizionario
Miraggio: fenomeno ottico causato dalla rifrazione atmosferica e consistente nella percezione visiva di immagini distorte di oggetti lontani, che sembrano sospesi in aria o capovolti come riflessi da uno specchio
Vana e ingannevole speranza SINONIMO: illusione:
Sbruffone: chi si vanta di possedere qualità, capacità superiori; spaccone
Oracolo: forma di divinazione praticata presso vari popoli antichi, consistente in un responso che, in vario modo, era dato dalla divinità in determinati luoghi a una domanda riguardante sia cose ignote del presente, passato o futuro, sia la giusta maniera di agire in determinate circostanze.
Visuale: ciò che si vede.
Visione: apparizione, immagine o scena del tutto straordinaria, che si vede, o si crede di aver visto, in situazioni e per cause miracolose e soprannaturali, oppure anche in sogno.
Profezia: predizione di un evento futuro, dovuta a ispirazione divina.
Così come si ha cura delle piante seminandole e innaffiandole si deve aver cura dei propri sogni. I sognatori sono “piantatori di miraggi”, cioè di qualcosa che non è reale ma immaginario; rimuovete le nuvole, lasciate dei segni che siano come frecce fantastiche di tutti i viaggi. I sogni, quelli più realistici e quelli più falsi e vanitosi diventano come parole di indovini se son ben raccontati, se ciò che si vede diventa una visione da raggiungere. Le (profezie) previsioni diventano dei progetti. E se questi sogni non si realizzano vuol dire che erano sciocchi, ma se si realizzano allora si potrà brindare e festeggiare.
Una gallina fece un sogno.
Ma com'è fatto
un sogno di gallina?
E' bianco e tondo,
ma non proprio tondo:
è tondo, ma allungato.
Appena l'ebbe fatto
glielo presero:
volevano lessarlo,
farlo fritto,
seppellirlo sotto la farina,
lo volevano sbattere,
affettare,
quel sogno di gallina.
Ma chi l'aveva preso
inciampò:
il sogno cadde
e, infranto,
si spappolò
disteso
sulla soglia della cucina.
Ahi, com'è fragile,
un sogno di gallina!
Anche una gallina può sognare, lo sostiene Roberto Piumini in questa deliziosa poesia letta da Margherita Stevanato.
"Fanfole"
Cartoline per giorni smegi e lombidiosi
Un progetto LeggereperLeggere
www.leggereperleggere.it
Quando io dormo, sogno
Quando io dormo, sogno
Sogno che volo, sola,
senza nessun bisogno
sopra un'isola viola.
E dall'isola viola
mi viene su una voce:
io non sono più sola
e volo giù veloce.
lo volo giù veloce
su un sentiero di seta:
c'è un bambino che cuoce
una pappa segreta.
Una pappa segreta
di cui sento il bisogno
mi sveglio un poco inquieta
e qui finisce Il sogno.
Roberto Piumini
Dopo l'ascolto sono state svolte diverse attività di lettura ad alta voce, di comprensione del testo, di invenzione e messa in pratica delle diverse figure di suono e di significato.
In classe abbiano letto alcuni capitoli del libro "L'inventore dei sogni" (The Daydreamer) un romanzo di Ian McEwan del 1993.
Questo romanzo narra la storia di Peter Fortune, un ragazzo che ama sognare e ha una grandissima immaginazione. Gli adulti lo considerano un ragazzo difficile perché è un po' distratto ed è soprattutto un gran sognatore.
Il significato profondo del libro è quello di crescere attraverso i sogni, che ti danno il coraggio necessario per affrontare le difficoltà della vita.
Dopo la lettura del capitolo è stata data in fotocopia una parte del testo.
"Quando Peter Fortune aveva dieci anni, i grandi dicevano che era un bambino difficile. Lui però non capiva in che senso. Non si sentiva per niente difficile. Non scaraventava le bottiglie del latte contro il muro del giardino, non si rovesciava in testa il ketchup facendo finta che fosse sangue, e neppure se la prendeva con le caviglie di sua nonna quando giocava con la spada, anche se ogni tanto aveva pensato di farlo. Mangiava di tutto, tranne, s’intende il pesce, le uova, il formaggio e tutte le verdure eccetto le patate. Non era più rumoroso, più sporco o più stupido degli altri bambini. Aveva un nome facile da dire e da scrivere e una faccia pallida e lentigginosa, facile da ricordare. Andava tutti i giorni a scuola come gli altri e senza fare poi tante storie. Tormentava sua sorella non più di quanto lei tormentasse lui. Nessun poliziotto era mai venuto a casa per arrestarlo. Nessun dottore in camice bianco aveva mai proposto di farlo internarein un manicomio. Gli pareva, tutto sommato, di essere un tipo piuttosto facile. Che cosa c’era in lui di così complicato? Fu solo quando era ormai già grande da un pezzo che Peter finalmente capì. La gente lo considerava difficili e perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio. L’altro problema era che gli piaceva starsene da solo. Non sempre naturalmente. Nemmeno tutti i giorni. Ma per lo più gli piaceva prendersi un’ora per stare tranquillo in qualche posto, che so, nella sua stanza, oppure alparco. Gli piaceva stare da solo, e pensare i suoi pensieri...
La gente vedeva Peter sdraiato per terra un bel pomeriggio d’estate, a masticare un filo d’erba o a contemplare il cielo. «Peter! Peter! A che cosa pensi?» gli domandavano. E Peter si rizzava a sedere dsoprassalto dicendo: «A niente. Davvero!» I grandi sapevano che nella sua testa qualcosa doveva pur esserci, ma non riuscivano né a vedere né a sentire checosa. Dirgli di smettere non potevano, non sapendo che cosa stesse facendo...
A scuola Peter spesso lasciava Peter seduto nel banco, mentre la sua mente partiva per lunghi viaggi, ma anche a casa gli era capitato di avere delle noie per quei sogni a occhi aperti...
La Pomata Svanilina
"Nella grande cucina disordinata c’era un cassetto. O meglio, ce n’erano tanti, ovviamente, ma se qualcuno diceva: «La corda è nel cassetto in cucina», tutti quanti capivano. Magari poi succedeva di non trovarcela dentro, la corda. Quello sarebbe stato il suo posto, insieme a quello di un’altra dozzina di cose utilissime che non si trovavano mai: cacciaviti, forbici, nastro adesivo, puntine da disegno, matite. Cose del genere si cercavano prima di tutto nel cassetto, e poi dovunque. Il reale contenuto del cassetto era in effetti difficile da determinare: oggetti non sistemabili in base a una logica, cosucce inutili, ma che nessuno aveva cuore di gettare via, aggeggi che un giorno, chissà, si sarebbe anche potuto aggiustare. E perciò, pile non ancora del tutto scariche, dadi senza la vite, il manico di una teiera preziosa, un lucchetto senza la chiave, oppure uno a combinazione il cui numero segreto era ormai un vero segreto per tutti, biglie del tipo più scadente, spiccioli di valute straniere, una torcia elettrica senza lampadina, il guanto superstite di quel vecchio paio che la Nonna aveva fatto a maglia con tanto amore poco prima di morire, il tappo di una borsa dell’acqua calda, un pezzo di fossile. Grazie a un curioso fenomeno di perversa magia, a riempire il cassetto degli utensili, finiva ogni oggetto palesemente inutile. A che cosa sarebbe mai servita la singola tessera di un rompicapo? E d’altra parte, chi se la sentiva di cestinarla? Di quando in quando, il cassetto subiva una ripulita. Viola Fortune ne rovesciava l’intero contenuto tintinnante dentro la spazzatura, e tornava a metterci corda, nastro adesivo, forbici... Poi, a poco a poco, questi oggetti preziosi si ammutinavano per protesta contro il ciarpame che era tornato a insinuarvisi.
Certe volte, nei momenti di noia, Peter apriva il cassetto nella speranza che le cose potessero suggerirgli un’idea o un gioco. Non succedeva mai. Non c’era nulla che funzionasse, niente di collegabile. Magari, se per un milione di anni un milione di scimmie avesse continuato a rovesciare il cassetto, alla fine dal suo contenuto avrebbe potuto saltar fuori una radio. Ma di sicuro non ci sarebbe stato verso di farla funzionare, e nessuno l’avrebbe mai più gettata via. Altre volte invece, come in questo pomeriggio di sabato, troppo caldo e noioso, andava tutto storto davvero. Peter aveva voglia di costruire qualcosa, di inventare, ma non riusciva a trovare niente di utile al caso, e il resto della famiglia non gli era del minimo aiuto. Quelli pensavano solo a starsene stravaccati nell’erba, fingendo di dormire. Peter li detestava. Quel cassetto sembrava rappresentare tutto ciò che non andava nella sua famiglia. Che disastro! Sfido io che pensare riusciva difficile. Come stupirsi che si rifugiasse sempre nei sogni a occhi aperti! Se avesse avuto una casa tutta sua, corde e cacciaviti sarebbero stati sempre al loro posto. E se fosse stato da solo, anche i suoi pensieri avrebbero finito per riordinarsi.
Come si poteva pretendere che mettesse a punto le grandi invenzioni che avrebbero cambiato il mondo, quando i suoi genitori e sua sorella gli creavano intorno simili montagne di caos? Quel sabato in particolare, Peter si era messo a raspare in fondo al cassetto. Era a caccia di un gancio, ma sapeva di avere ben poche speranze. La mano gli si chiuse intorno a una piccola molla sporca di grasso che era appartenuta a un paio di forbici da giardinaggio. La lasciò andare. Poi incontrò bustine di sementi, troppo vecchie per essere piantate e non abbastanza per finire in pattumiera. Che razza di famiglia, pensò Peter ficcando la mano proprio in fondo al cassetto.
Perché non possiamo essere anche noi come gli altri, con le pile dove servono, i giocattoli che funzionano, i puzzle e i mazzi di carte completi e il tutto rimesso a posto dopo l’uso?"
Sottolinea di blu, nel testo, tutto ciò che dovrebbe essere nel cassetto, ma che inevitabilmente dopo poco tempo non c’è più.
Evidenzia di giallo tutti gli oggetti inutili e le cianfrusaglie che invece si trovano.
Disegnale nel cassetto
Sottolinea la risposta esatta
1. Qual è la prima cosa che la pomata svanilina fa sparire?
a) Il pollice b) La punta dell’indice c) La punta del mignolo
2. La pomata svanilina rende invisibili o fa sparire le persone
a) Le fa sparire b) Le rende invisibili
3. Perché Peter dice che il prato era una versione all’aperto del cassetto?
a) Perché tutto era dove doveva essere
b) Perché sul prato c’era di tutto
c) Perché Kate aveva svuotato il cassetto sul prato
4. Chi fa sparire per primo Peter?
a) Il babbo b) La sorella c) La mamma
5. Cosa finge di fare Peter per far sparire i suoi genitori?
a) Dice di voler spruzzare una lozione rinfrescante perché è molto caldo
b) Chiede di spalmare una crema abbronzante per evitare che si scottino
c) Non dice niente e fa cadere la pomata sulla loro schiena
6. Cosa indossa Peter per far sparire la sua famiglia?
a) Indossa il costume per non destare sospetti
b) Indossa un guanto per evitare che gli sparisca la mano
c) Non indossa nulla, ha capito come si deve usare la pomata
7. Peter voleva bene a sua madre. Ricordi cosa gli aveva insegnato a fare?
a) Gli aveva insegnato a fare il gelato e le caramelle mou
b) Gli aveva insegnato a leggere e scrivere
c) Gli aveva insegnato a fare le caramelle mou, oltre che a leggere e scrivere
8. Cosa rimane del padre dopo che Peter ha spalmato la pomata?
a) Il giornale che stava leggendo
b) Gli occhiali da vista
c) Il bicchiere con il tè alla menta che stava bevendo
9. Secondo Peter è più facile “far fesso” un adulto o un bambino?
a) Un adulto b) Un bambino c) E’ uguale
10. Peter quanti sacchi di spazzatura riempie dopo aver fatto ordine in casa?
a) 11 b) 9 c) 15
11. Per quanto tempo, al giorno, i bambini potevano stare davanti alla TV?
a) Un’ora e mezza b) Due ore c) Un’ora d) Tutto il tempo che volevano
12. Perché?
a) I genitori sostenevano che stare davanti alla TV fosse istruttivo
b) I genitori dicevano che stare davanti alla TV spappolava il cervello
c) I genitori si fidavano dei figli e loro potevano decidere il tempo
13. Cosa mangia Peter davanti alla TV?
a) Un litro di limonata, un chilo di caramelle mou e la torta margherita
b) Un litro di coca cola, un chilo di caramelle mou e la torta al cioccolato
c) Un litro di limonata, un chilo di caramelle al limone e la torta margherita
14. Dove si rifugia Peter pensando che in casa ci sia un mostro?
a) In camera di sua sorella b) In cantina c) In camera sua
15. Chi riappare per primo davanti a Peter?
a) La mamma b) Il babbo c) La sorella
16. Cosa vuole costruire il babbo di Peter utilizzando un vecchio tagliaerba?
a) Un hovercraft b) Una bici elettrica c) Una moto d’acqua
C’era un prepotente nella classe di Peter; si chiamava Barry Tamerlane. Non aveva l’aria da prepotente. Non era di quelli sempre tutti sporchi; non aveva una faccia brutta, e neppure lo sguardo da far paura o le croste sopra le dita, e non girava armato. Non era poi tanto grosso. Ma nemmeno di quei tipi piccoli, ossuti e nervosi che quando fanno la lotta possono diventare cattivi. A casa non lopicchiavano, come spesso succede ai prepotenti, e neanche lo viziavano. Aveva genitori gentili ma fermi, che non sospettavano nulla. La voce non ce l’aveva né acuta né rauca; gli occhi, non particolarmente piccoli e cattivi, e non era neppuretroppo cretino. Anzi, a guardarlo era bello morbido e tondo, pur senza essere grasso; portava gli occhiali e, sulla sua faccia soffice e rosa luccicava l’argento dell’apparecchio dei denti. Spesso metteva su un'aria triste e innocente che a certi grandi piaceva e che gli tornava comoda quando doveva togliersi dai guai. Come si spiega allora che Barry Tamerlane riuscisse tanto bene a fare il prepotente? Peter aveva dedicato a questa domanda un bel po’di pensieri. Ed era giunto alla conclusione che il successo di Barry avesse due spiegazioni. La prima era che Barry sembrava capace di ridurre al minimo i tempi tra il voler euna cosae l’ottenerla. Supponiamo ad esempio che gli andasse a genio il giocattolo che aveva un bambino in cortile: lui non faceva altro che strapparglielo di mano.Oppure se in classe gli serviva una matita, si voltava e «prendeva in prestito» quella di un compagno. Se c’era da fare una coda, lui si metteva per primo. Se cel’aveva con qualcuno, glielo diceva in faccia e poi lo picchiava senza pietà. La seconda ragione del successo di Tamerlane era che di lui avevano tutti paura. Non si sapeva bene perché. Bastava sentirlo nominare per provare una specie di pugno gelato alla bocca dello stomaco. Uno aveva paura, perché ce l’avevano gli altri. Barry metteva paura, perché aveva la reputazione di uno che mette paura. Vedendolo arrivare, la gente se ne stava alla larga, e se chiedeva caramelle o un giocattolo, se le vedeva subito consegnare. Facevano tutti così, perciò sembrava logico non fare in modo diverso. Barry Tamerlane era potente in tutta la scuola. Nessuno poteva impedirgli di prendersi quel che voleva. Neanche lui stesso. Era una forza cieca. A volte Peter pensava che fosse come un robot programmato per fare tutto quel che doveva. Che strano che non gli importasse di essere senza amici, o di essere odiato ed evitato da tutti. Naturalmente, Peter si teneva lontano da quel prepotente, ma provava per lui un interesse speciale. Barry Tamerlane era un mistero. Quando compì undici anni, Barry invitò a casa una dozzina di compagni. Peter cercò di salvarsi, ma i suoi genitori furono irremovibili. Dal canto loro trovavano simpatici la mamma e il papà di Barry e perciò, in base a una logica adulta, Peter doveva trovare simpatico il figlio. Il festeggiato tutto sorridente accolse i bambini sulla porta di casa. -SalvePeter! Grazie! Ehi, Mamma, guarda che cosa mi ha regalato il mio amico Peter. - Quel pomeriggio, Barry fu cortese con tutti i suoi ospiti. Partecipava alle gare, senza pretendere di vincere sempre, soltanto perché era il suo compleanno. Rideva con i genitori e versava da bere, e aiutò addirittura a rimettere in ordine e a lavare i piatti. A un certo momento della festa, Peter sbirciò nella stanza di Barry. C’erano libri dappertutto, una pista da trenino montata sul pavimento, un vecchio orso di pezza sul letto appoggiato al cuscino, una scatola del piccolo chimico, un gioco elettronico: una stanza identica in tutto e per tutto alla sua. Alla fine del pomeriggio, Barry salutò Peter con una pacca sul braccio e gli disse: -A domani Peter-. Allora Barry Tamerlane ha una doppia vita, pensava Peter tornando a casa. Ogni mattina in un determinato punto del tragitto tra casa e scuola, il bambino si trasforma in un mostro, e la sera, il mostro ritorna bambino. Questi pensieri portarono Peter a fantasticare su pozioni e incantesimi che trasformano le persone; poi però, nelle settimane che seguirono la festa di compleanno, si scordò tutto quanto. È già un mistero che riusciamo a vivere circondati da tanti misteri, e in fondo l’universo è pieno di enigmi ben più straordinari di quello di Barry Tamerlane...
*il capitolo è stato interamente letto in classe
1. Peter dice che Barry non aveva l’aria da prepotente perché:
a) Era sempre sporco e aveva una brutta faccia
b) Era piccolo, ossuto, nervoso e cattivo
c) Era bello, morbido e tondo
2. Se Barry voleva qualcosa che apparteneva a qualcun altro cosa faceva?
a) Lo chiedeva gentilmente
b) Lo strappava con aggressività
c) Lo rubava senza farsi vedere
3. Durante la festa del suo compleanno come si comporta Barry?
a) E’ gentile con tutti e aiuta la mamma
b) E’ prepotente e pretende di vincere sempre, solo perché è il suo compleanno
c) Ride e prende in giro gli amici
4. La stanza di Barry è:
a) Caotica e disordinata, con i giochi distrutti e rovinati
b) Piena di libri
c) Identica in tutto e per tutto a quella di Peter
5. Cosa vuole Barry da Peter quando lo vede nel giardino della scuola?
a) Un’arancia b) Una mela c) Una banana
6. Perché Barry riesce ad essere così prepotente, tanto da essere temuto da tutti?
a) Perché era grosso e forte e riusciva a picchiare tutti
b) Perché qualsiasi cosa facesse i suoi genitori lo difendevano
c) Perché aveva la reputazione di uno che mette paura
7. Per quale motivo agli occhi di Peter Barry appare un ragazzo interessante?
a) Perché Peter avrebbe voluto essere come lui
b) Perché Barry faceva paura a tutti
c) Perché per Peter Barry era un mistero
8. Che spiegazione si dà Peter della particolarità di Barry dopo la festa di compleanno?
a) Peter pensa che Barry finga di essere un prepotente, in realtà è dolce e gentile
b) Peter pensa che Barry abbia una doppia vita e che ad un certo punto del tragitto fra casa e scuola si trasformi in un mostro
c) Peter pensa che Barry prima di uscire di casa prenda una pozione magica
9. 4) Quali riflessioni sorgono in Peter dopo aver ascoltato una conversazione tra due ragazze?
a) Che la sua vita fosse solo un sogno
b) Che non c’è differenza tra il sogno e la realtà
c) Che i sogni non possono confondersi con la realtà
10. Per quale motivo secondo te Barry comincia a piangere?
a) Perché gli altri bambini cominciano a prenderlo in giro
b) Perché vuole il suo orsacchiotto
c) Perché ad un certo punto è lui ad aver paura degli altri
11. Perché Peter afferma di non provare alcuna soddisfazione per quanto aveva fatto?
a) Perché non era riuscito a picchiare Barry
b) Perché gli altri bambini avevano riso di Barry
c) Perché dopo quello che era successo si sentiva lui il prepotente