La nostra scuola quest'anno ha aderito al Progetto Triennale delle Arti con un Progetto dal titolo: "Il popolo delle Colonie" Un viaggio alla riscoperta delle vacanze marine dei bambini.
Il Progetto nasce dall’idea di far conoscere ai nostri alunni il territorio e il patrimonio culturale presente nei pressi della nostra scuola, questo sia per favorire la formazione di una cittadinanza attiva che per radicare in loro il senso di appartenenza ai luoghi, così da poter facilitare l’incontro tra individuo e comunità.
Filo conduttore del lavoro svolto sono state le attività laboratoriali, attività in cui il laboratorio viene inteso come spazio e luogo di apprendimento sia di conoscenze legate al curricolo scolastico che di competenze Individuali, sociali, civiche. Competenze trasversali che sole permettono la crescita e lo sviluppo di ogni individuo.
Si è progettato ed elaborato un percorso trasversale e interdisciplinare su uno specifico patrimonio culturale, quello delle ex colonie marine situate nel Comune di Rimini, e su un ambiente naturale, la foce del fiume Marano, come luogo ricco di biodiversità, posto in prossimità delle colonie stesse.
Nella zona di Miramare si trovano infatti diverse ex colonie marine destinate al soggiorno di bambini ed adolescenti, che vennero utilizzate dagli anni 30 per lo svolgimento di attività sia di cura che ludiche e ricreative.
Il progetto prevede visite e passeggiate urbane sul territorio per conoscere spazi, stili architettonici ed ambienti naturali e favorire così una progettazione partecipata che prevede da un lato ricerche e approfondimenti storici sullo stile architettonico, sulla nascita e sull’utilizzo delle colonie estive, e dall’altro laboratori artistico espressivi.
Le attività didattiche si sono quindi incentrate sulla scoperta e lo studio del 900. Lo abbiamo fatto attraverso due classici libri per ragazzi, Cuore e Gian Burrasca, e sulla loro rappresentazione televisiva. Abbiamo cercato documenti e fonti sulla scuola di una volta, intervistato genitori, nonni, ex insegnanti. Il 900 è stato un secolo pieno di eventi straordinari, di avvenimenti drammatici, di guerre ma anche di grandi conquiste ed invenzioni.
Parlare delle ex colonie marine a Rimini ci ha portato a scoprire quando e perchè è nato il concetto di vacanza, in particolare sulla riviera adriatica e ha neccesssariamento richiesto una pur semplice conoscenza del ventennio fascista.
Fu infatti proprio la propaganda fascista che portò migliaia di bambini nelle colonie marine e montane sparse nel territorio italiano.
Cosa significa per te la parola vacanza?
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Dal dizionario: Sospensione di un'attività, di lavoro o di studio, spesso in corrispondenza di particolari ricorrenze o festività.
Intervallo di riposo, di uno o più giorni, che nella ricorrenza di una festività o per altra circostanza viene concesso agli studenti e agli impiegati, mentre le scuole e gli uffici rimangono chiusi.
Solo dal 1900 (XX secolo) possiamo usare il termine “vacanza” in Italia. I primi stabilimenti balneari si svilupparono intorno al 1850, ma il boom del turismo in Italia iniziò solo negli anni ´60.
Andare in vacanza nel primo 900 era possibile solo per le famiglie ricche. Per trascorrere le vacanze, oggi come allora, si andava in montagna o al mare. Tra le spiagge frequentate dai primi turisti quelle di Rimini, Riccione, Cattolica.
Ecco un manifesto pubblicitario del 1922.
L’autore, Marcello Dudovich, è stato tra i primi e più importanti cartellonisti pubblicitari italiani.
Grazie all'associazione "Il Palloncino rosso" i bambini e le bambine dell'IC Miramare hanno potuto vedere, conoscere ed apprezzare da vicino due delle ex colonie marine presenti nel nostro territorio: la Colonia Novarese e la Colonia Bolognese.
A settembre diverse classi, mappando il percorso, hanno raggiunto e visitato gli spazi delle ex colonie.
I bambini hanno mappato il percorso, da scuola alle colonie, utilizzando Google Map.
"Questo posto mi sembra proprio speciale, perché si sente il rumore del mare"
"Questo posto per me è triste, perché una volta c'erano i bambini e ora non ci sono più"
Breve storia delle Colonie marine
I bambini delle famiglie meno ricche, in particolare se bisognosi di cure mediche, venivano mandati nelle colonie. Infatti, alla fine del del 1800, era molto diffusa una malattia, la “scrofolosi”, che faceva gonfiare le ghiandole del collo, e che colpiva soprattutto i bambini più poveri e malnutriti.
La scienza pediatrica scoprì che l’acqua di mare associata al caldo dei raggi solari recava benefici per la cura di questa malattia. Fu così che nacquero le prime colonie marine, che all’epoca erano chiamate “ospizi marini”. Negli ospizi marini erano mandati anche i bambini gracili, cioè fisicamente deboli, molto magri ed esili. Dobbiamo ricordare che nel periodo 1921-1925 la mortalità infantile superava il 30% nei primi cinque anni di vita.
Durante il Fascismo le colonie si moltiplicarono e vennero frequentate da un enorme numero di bambini e ragazzi allo scopo sia di sostenere le famiglie meno agiate che di educare i bambini, attraverso una disciplina militare, propria del regime fascista, a diventare dei futuri soldati pronti a combattere e a morire per la Patria.
In questo periodo, su iniziativa del Partito Nazionale Fascista, furono edificate enormi strutture, che potevano ospitare anche più di mille bambini.
Tra le colonie costruite nella nostra zona la Colonia marina Bolognese di Rimini (realizzata nel 1934), con 2000 posti letto e la Novarese (realizzata nel 1933) sempre a Miramare di Rimini, con 900 posti letto.
Durante la seconda guerra mondiale (1939-1945) non si poteva certo pensare alla possibilità di andare in vacanze e le colonie furono chiuse o talvolta usate come scuole e ospedali militari.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, a partire dagli anni 40 e 50, nelle colonie marine furono mandati i bambini di tutte le classi sociali e col passare del tempo le colonie diventarono strutture dedicate ai bambini che, nel periodo estivo, le frequentano per irrobustirsi e giocare, divertendosi con i propri coetanei. In quegli anni molte grandi aziende italiane come la FIAT, l’Enel, l’Olivetti offrivano ai figli dei loro dipendenti la possibilità di vacanze nelle colonie marine a prezzi modici.
Verso la fine degli anni settanta le colonie vengono dismesse e abbandonate; le famiglie italiane, dagli anni 60, diventano più ricche e decidono quindi di organizzarsi e scegliere autonomamente dove passare le vacanze.
Ciò che rimane adesso sono grandi edifici deserti: dove una volta la quiete era associata ai riposini pomeridiani, spezzata poi dalla vivacità e dal rumore dei bambini, ora è calato il silenzio.
1) Alla fine del 1800 chi veniva mandato in colonia?
2) Che cos’era la scrofolosi e chi colpiva?
3) Che cos’erano gli ospizi marini?
4) All’inizio del 900 la mortalità infantile era alta?
5) Durante il Fascismo perché moltissimi bambini venivano mandati in colonia?
6) In che cosa si trasformarono le colonie durante la seconda guerra mondiale?
7) Chi andava in colonia negli anni 40 e 50?
8) In che anni le colonie vengono chiuse?
Le colonie nel periodo fascista
Negli anni ’30, durante il regime fascista, il numero delle colonie aumentò significativamente.
Le colonie fasciste avevano un triplice scopo:
“Albergo”, perché al loro interno i bambini potevano alloggiare in ottime strutture e mangiare pietanze che a casa non potevano permettersi;
“clinica” perché i bambini venivano seguiti dalle “signorine vigilatrici” e dai medici per la cura delle malattie;
“scuola” poiché nelle strutture veniva insegnata l’educazione patriottica e politica, il rispetto e l’obbedienza alle gerarchie e al regime fascista.
Per poter accedere al soggiorno coloniale, i bambini e le bambine dovevano essere vaccinati almeno contro le malattie più difficili da curare, per evitare il diffondere queste malattie ad altri bambini. Figura importante, all’interno della colonia, era quella del medico, il quale aveva il compito di vigilare attentamente dal punto di vista igienico-sanitario.
I bambini indossavano una divisa uguale per tutti, con un numero di riconoscimento della biancheria; l’abbigliamento era specifico per ogni tipo di attività: bagni, cure elioterapiche, uscite, riposo.
Attività fondamentali, all’interno della colonia marina, erano la “terapia dell’acqua” e la “terapia del sole”, la balneoterapia e l’elioterapia. I bagni d’acqua avvenivano dopo quelli d’aria e consistevano in immersioni di circa venti minuti nell’acqua del mare, considerata il rimedio di tutti i mali.
I bagni di sole erano fatti mediante l’esposizione totale del corpo stando sdraiati su delle stuoie per circa un’ora.
La giornata era scandita da orari rigidi e iniziava con “l’alza bandiera”, il resto dell’attività di colonia era diviso in base al sesso perché maschi e femmine erano rigorosamente separati.
Il regolamento doveva essere sempre rispettato e non vi era un tempo dedicato al gioco libero, ma tutte le attività di ginnastica e di educazione fisica erano organizzate tenendo conto dell’ordine, del ritmo e del movimento collettivo (marce, esercizi di squadra con gli attrezzi…).
I bambini erano educati ai principi di disciplina, obbedienza, al rispetto e alla fede nel Duce.
All’interno delle colonie la vita non era facile, sembrava di stare in una caserma e i bambini sentivano fortissima la nostalgia di casa.
Al suo interno la colonia disponeva, di solito, di:
camerate dormitorio
ampio refettorio;
servizi igienici;
infermeria;
piccoli ambulatori per la cura, ad esempio, di escoriazioni.
Le colonie fasciste non prevedevano discriminazioni sociali, ci andavano i figli dei contadini, i ragazzi più poveri, ma anche quelli più benestanti.
In classe i bambini, utilizzando "popplet", hanno costruito la mappa relativa al testo.
La mappa è servita anche per ripetere oralmente, a piccoli gruppi, le informazioni contenute nel brano. Attraverso la presentazione a singole finestre i bambini si sono alternati al pc e all'esposizione orale.
In seguito è stata data una scheda con risposte a scelta multipla
Sottolinea la risposta esatta
1) Durante il regime fascista il numero delle colonie:
a) diminuì b) aumentò c) rimase uguale
2) In che senso le colonie fasciste erano come alberghi:
a) Perché i bambini erano liberi di giocare
b) perché i bambini mangiavano meglio che a casa
c) perché i bambini venivano seguiti per la cura delle malattie
3) Quale figura era importante all’interno delle colonie?
a) La figura della signorina vigilatrice b) La figura del Direttore c) La figura del medico
4) Per poter andare in colonia i bambini dovevano essere vaccinati?
a) Sì, per evitare il diffondersi delle malattie
b) No, tutti i bambini erano già vaccinati
c) Era indifferente
5) La balneoterapia, terapia dell’acqua, consisteva in:
a) Fare la doccia tutti i giorni
b) Fare immersioni nell’acqua di mare
c) Nuotare per venti minuti
6) L’elioterapia è:
a) La cura del sole b) La cura dell’acqua c) La cura dell’aria d) La cura del fuoco
7) Nelle colonie i bambini
a) Erano divisi in base all’età b) Erano divisi in base al sesso c) erano divisi in base all’altezza
8) In colonia la giornata iniziava con:
a) La colazione b) la ginnastica c) l’alzabandiera
9) In che senso le colonie fasciste erano come scuole:
a) Perché i bambini dovevano fare i compiti per due ore al giorno
b) Perché ai bambini veniva insegnata la lingua italiana
c) Perché ai bambini veniva insegnata l’obbedienza al regime fascista
10) Gli esercizi di educazione fisica eseguiti in colonia che caratteristica avevano?
a) Erano esercizi collettivi b) erano esercizi individuali c) erano basati sul gioco libero
11) Nel testo trovi la seguente affermazione: “Le colonie fasciste non prevedevano discriminazioni sociali”. Cosa significa?
a) Che in colonia andavano solo i bambini poveri
b) Che in colonia andavano solo i figli dei contadini
c) Che in colonia andavano solo i bambini ricchi
d) Che in colonia andavano tutti i bambini
Per far capire ai bambini com'era scandita la vita in colonia è stato presentato un diagramma che riassumesse i vari momenti della giornata.