La scuola di 50, 60, 70 anni fa era molto diversa da quella di oggi.
L'obbligo scolastico terminava in quinta elementare, ma molti bambini lasciavano prima gli studi per aiutare i propri genitori.
Solo chi aveva possibilità economiche continuava gli studi andando alla Scuola media o all'Avviamento e poi, chi aveva la fortuna di poter studiare, alle Scuole superiori e all'Università.
La scuola iniziava il 1° Ottobre, si andava a scuola dal lunedì al sabato, dalle 8,30 alle 12,30.
Le aule erano grandi ma spoglie, i banchi erano di legno, avevano il calamaio incorporato ed erano disposti in file ordinate.
La cattedra era messa sopra ad una pedana.
Un'aula scolastica degli anni '30
Il materiale scolastico era costituito da:
quadernino a righe e a quadretti
cannuccia e pennini
qualche foglio di carta assorbente
sillabario o abbecedario
Alcuni quadernini avevano la scritta "Bella Copia"
A scuola c'erano spesso classi formate da soli maschi oppure da sole femmine.
Si indossavano i grembiuli neri con fiocchi rosa per le femmine e celeste per i maschi.
La cartella era prima di cartone poi di cuoio o pelle.
Maestre e maestri erano severi: se gli alunni si alzavano o non ascoltavano le spiegazioni, li punivano con le bacchettate sulle mani o mettevano gli alunni in punizione con la faccia contro il muro.
Gli allievi dovevano portare loro rispetto e usare la formula di cortesia "Lei".
Si chiedeva l'intervento del maestro usando l'espressione "Signor maestro" e mai chiamandolo per nome.
Ai bambini è stato dato un breve testo in cui un anziano racconta i suoi ricordi di scuola.
Cinque i diversi testi proposti. La consegna è stata di leggere attentamente e rispondere alle domande.
Abbiamo poi letto ad alta voce i racconti e confrontato le risposte.
Racconto n.1 - Nonna Maria
“Si andava a scuola fino alla quinta elementare, poi non era obbligatorio. Si andava a scuola a piedi e spesso era lontano, due o tre chilometri…
Non c'era il riscaldamento e le aule venivano riscaldate con la stufa. Ogni allievo doveva portare da casa un po' di legna. Indossavamo tutti grembiuli neri.
In classe eravamo 30 bambini con una maestra sola. Se uno si comportava male o se non sapeva la lezione veniva messo dietro alla lavagna in castigo. La maestra controllava le unghie e, se non erano pulite, dava delle bacchette sulle dita. Era importante essere puliti e i genitori erano severi, guai se tornavi a casa a lamentarti. Si studiava dalla prima alla quinta: italiano e aritmetica. Per scrivere usavamo il cannello con il pennino che intingevo nell’inchiostro che tenevo nel calamaio, infilato nell’apposito buco nel banco. Dovevo stare molto attenta a non far cadere le gocce d’inchiostro sul quaderno.”
(Nonna Maria - a scuola nel 1942)
Racconto n.2 – Nonno Giovanni
“A scuola andavo a piedi con un paio di zoccoli con un po' di paglia dentro senza calze. Si camminava sopra la neve gelata ad andare e venire poi quando la neve si scioglieva ti riempivi le scarpe d'acqua. In classe eravamo anche in 60 bambini con un maestro solo che faceva due classi o tre. Nell'aula c'era una fila di prima poi altre due file di seconda, due file della terza e due file della quarta e la maestra doveva dare la lezione per ogni classe. In prima ci facevano fare le aste e imparavi a leggere e a scriverei. In aritmetica si facevano anche i problemi e per contare usavamo il pallottoliere. L'aula si scaldava con la legna. C'era l'intervallo e ci portavamo un panino e la maestra dava il tempo di mangiare un panino. A merenda tanti avevano il salame fatto in casa e il pane si faceva in casa, non c'erano le mense. Ci davano i quaderni e i colori perché eravamo troppo poveri; scrivevo con il calamaio che era dentro il banco e se macchiavi il quaderno ricopiavi a casa o mettevi un'aggiunta a quello che avevi macchiato. I maestri erano severi e punivano gli alunni che disturbavano e non stavano attenti con bacchettate sulle mani o facendoli inginocchiare dietro alla lavagna con i chicchi di granoturco sotto le ginocchia. Tutte le mattine controllavano se gli alunni avevano mani, unghie e collo puliti.”
(Nonno Giovanni - a scuola nel 1935)
Racconto n.3 – Nonno Emilio
A 7 anni andavo a scuola, ma anche a lavorare. Si andava a scuola a piedi, non c’erano gli scuolabus. Le aule erano scaldate da una stufa a legna. In classe eravamo 30 bambini con una maestra sola. Il materiale scolastico era costituito da: quadernino a righe e a quadretti, sillabario, penna, pennini. Noi per scrivere usavamo la penna con il pennino e l’inchiostro nero. I maestri usavano l’inchiostro rosso per correggere gli errori e dare i voti fino al 10. Gli allievi dovevano portare rispetto e rivolgersi loro usando la forma di cortesia "Lei". Si diceva "Signor maestro" e non lo si chiamava mai per nome.
I maestri erano severi: se gli alunni si alzavano o non ascoltavano le loro spiegazioni, davano le bacchettate sulle mani o mettevano in punizione con la faccia contro il muro. Ogni mattina il maestro faceva l'ispezione agli alunni per verificare il grado di pulizia: controllavano le unghie, le orecchie e il collo e, se questi erano sporchi, li picchiavano
Avevo due libri: uno per storia, geografia e italiano e l'altro per matematica.
Non c'erano docenti speciali tranne il prete, per la lezione di religione, e una signora che insegnava " lavoro femminile". Gli scolari dovevano indossare un grembiule, che in genere era nero, e un colletto bianco.
A scuola le uscite si facevano rarissimamente: l'unica gita era la passeggiata scolastica di fine anno.
(Nonno Emilio - a scuola nel 1925)
Racconto n.4 – Nonna Regina
Andavo a scuola a Frisanco, a piedi, ero vicina alla scuola. Avevamo i banchi e le sedie di legno. Non c’erano i termosifoni e ci si riscaldava con le stufe. Alle pareti avevamo due carte geografiche. Scrivevamo con pennino ed inchiostro e con le matite e per asciugare l’inchiostro avevamo la carta assorbente. Io tenevo in una scatoletta di latta sei colori. Avevamo quaderni piccoli, a righe, con copertina nera con bordi rossi. Le cartelle erano di cartone o di tela fatte in casa. Avevamo un solo libro. Prima di iniziare la lezione, facevamo una marcia e poi il saluto delle piccole italiane e poi la maestra controllava che mani, unghie, collo e orecchie fossero pulite. Indossavamo la divisa composta da gonna nera a pieghe con camicetta bianca, per i maschietti calzoni corti, camicia nera e berretto tipo fez con pennacchio. Per merenda avevo pane, formaggio, castagne bollite. In classe eravamo in 25, c’era una maestra per la prima e la seconda, una per la terza e la quarta, la classe quinta non c’era, bisognava pagare. La maestra era molto severa: bacchetta sulle mani, dietro alla lavagna…le punizioni… imparavi a leggere e a scriverei, in aritmetica si facevano anche i problemi A me piaceva tantissimo andare a scuola e la mia materia preferita era grammatica.
(Nonna Regina - a scuola nel 1937)
Racconto n.5 – Nonna Marina
Andavo a scuola piedi. La mia scuola aveva solo due aule che erano arredate con banchi color verde, di ferro. La prima attività eseguita ogni giorno era il controllo igienico, ovvero l’insegnante verificava la pulizia del viso, delle mani, delle unghie. Avevamo calamaio con inchiostro. Nell’aula c’era una stufa di mattoni rossi e ogni bambino, a turno, portava le legna. Le pulizie le facevamo noi bambini, a turno. Alle pareti erano appese due carte geografiche. Scrivevamo con pennino che veniva intinto nell’inchiostro e avevamo un astuccio di legno. I quaderni erano piccoli e dovevamo stare attenti a non strappare le pagine perché costava comperarli! Le bambine indossavano un grembiule nero, i maschi non lo indossavano. La cartella era di tela o di cartone. In classe eravamo in 25 e non tutti della stessa età, c’era chi faceva la prima, chi la seconda, chi la terza, insomma una pluriclasse. La classe era mista: maschi e femmine. Facevamo e come merenda avevamo panino con formaggio o marmellata. Il bagno della scuola si trovava fuori, nel prato. Avevamo un’unica maestra, non facevamo inglese e nemmeno ginnastica. Si studiavano alcune materie scolastiche simili ad oggi come: religione, lingua italiana, storia, geografia, aritmetica, geometria, scienze, disegno, canto, ginnastica; altre invece erano diverse, ad esempio: bella scrittura, educazione morale e civile, lavori manuali (per i maschi), lavori donneschi per le femmine.
La maestra ci insegnava anche a far da mangiare e a ricamare, era tanto severa, ogni tanto dava qualche schiaffo o ci metteva in castigo dietro alla lavagna o in ginocchio…Avevamo la pagella con i voti e l’anno scolastico era diviso in trimestri. Avevamo i compiti per casa, ma prima di farli, dovevamo aiutare i nostri genitori nei campi e nella stalla.
(Nonna Marina - a scuola nel 1948)
1) Chi racconta?
2) In che anni frequentava la scuola elementare?
3) Come andava a scuola?
4) Quanti alunni c'erano nella classe che frequentava?
5) Come venivano scaldate le aule?
6) La maestra era severa?
7) Che tipo di punizioni davano?
8) Con che cosa si scriveva?
9) Che materie si studiavano?
10) Gli insegnanti cosa controllavano tutte le mattine?
Leggi attentamente il testo
Entrando in una scuola di una volta si vedevano aule ordinate. Ai muri un crocifisso, due ritratti, quelli del Re d’Italia e del dittatore Benito Mussolini.
Alle pareti le lettere dell’alfabeto e le carte geografiche.
Poi c’era una lavagna nera di ardesia, a volte un grande pallottoliere per contare, un mappamondo e una stufa per il riscaldamento, una grande cattedra rialzata su una predella, tanti banchi di legno a due posti con il calamaio incorporato.
Il “Signor Maestro” arrivava puntuale, con il suo cappello e cappotto scuro, e dava inizio alla lezione suonando la campanella con il batacchio. Gli alunni entravano in fila silenziosamente e si sedevano nei banchi. Ognuno indossava un grembiule nero (a volte bianco per le femmine), con un colletto rigido bianco ed un fiocco blu: questo abbigliamento serviva come una divisa ed il nero della stoffa serviva per camuffare le macchie di inchiostro. L’insegnante entrava per ultimo e, dopo essere stato educatamente saluto da un corale “Buon giorno Signor Maestro!” indossava a sua volta il grembiule.
Le classi erano molto numerose, a volte erano miste, a volte solo maschili o femminili. L’insegnante era molto severo e, per tenere la disciplina, poteva utilizzare le famose bacchettate sulle dita o i lunghi periodi trascorsi con le mani incrociate dietro la nuca o in ginocchio, a volte sui legumi (ad esempio i ceci)
secchi. Si usavano anche altri castighi come il noto “cappello da asino” per gli studenti poco preparati, o altri come passare un periodo dietro la lavagna o scrivere molte volte la stessa frase, ad esempio “Scrivi cento volte: devo stare attento in classe:”.
La prima attività era il controllo igienico, ovvero l’insegnante verificava la pulizia del viso, delle mani, delle unghie degli alunni, controllava che fossero ben pettinati, in particolare le bambine, che dovevano arrivare a scuola con trecce molto strette. Se un bambino o una bambina non superava l’esame, veniva “invitato” a lavarsi al catino presente in classe, da riempire con l’apposita brocca, piena di acqua fredda.
Tale controllo era molto importante perché al tempo dei nonni erano diffusi la scabbia, un’infezione della pelle, e i pidocchi a causa dei quali spesso i bambini venivano completamente rasati.
Finita questa “operazione”, si iniziavano le lezioni vere e proprie.
Si studiavano alcune materie scolastiche simili a quelle di oggi: religione, lingua italiana, storia, geografia, aritmetica, geometria, scienze, disegno, canto, ginnastica; altre invece erano diverse, ad esempio: bella scrittura, educazione morale e civile, lavori manuali (per i maschi), lavori donneschi (per le femmine).
Ogni alunno aveva una cartella di cartone o di cuoio contenente qualche libro, un quaderno a righe ed uno a quadretti, spesso con la copertina nera, ed un astuccio di legno, una gomma ed un pennino e la carta assorbente.
Prima di scrivere con il pennino ci si esercitava con la matita, poi si passava al pennino. Era obbligatorio, anche per i mancini, scrivere con la destra.
Prima di scrivere le singole lettere dell’alfabeto o le cifre, ci si allenava a lungo con linee, tondini, fiorellini, cornicette. Le cornicette venivano colorate con le matite perché non esistevano i pennarelli.
Cerca sul dizionario e scrivi il significato delle seguenti parole:
dittatore
ardesia
predella
batacchio
igiene
catino e brocca
Sottolinea la risposta esatta
1) La lezione iniziava
a) Con l’appello
b) Col suono di una campanella con il battacchio
c) Con un gioco collettivo
2) Ai muri erano appese
a) Le lettere dell’alfabeto e le carte geografiche
b) Le lettere dell’alfabeto, le carte geografiche e il crocefisso
c) Le lettere dell’alfabeto, le carte geografiche, il crocefisso e alcuni ritratti
3) Le classi erano
a) Solo maschili
b) Solo femminili
c) Potevano essere maschili, femminili, miste
4) Ogni mattina cosa controllavano i maestri?
a) Che gli alunni avessero fatto i compiti
b) La pulizia del viso, delle mani, delle unghie
c) La presenza o l’assenza degli alunni
5) Chi indossava il grembiule?
a) Tutti gli alunni
b) Solo le femmine
c) Gli alunni e il maestro
6) Perché era obbligatorio il “controllo igienico”?
a) Perché non si diffondessero la scabbia e i pidocchi
b) Era un modo per punire gli alunni impreparati
c) Perché era obbligatorio avere i capelli rasati e, per le femmine, legati
7) Con cosa coloravano i bambini?
a) Con le matite
b) Con i pennarelli
c) Con le matite e l’inchiostro
8) Tra le materie di studio c’erano i lavori manuali, questi erano uguali per tutti?
a) Sì, sia i maschi che le femmine li svolgevano
b) I maschi facevano i lavori manuali e le femmine i lavori donneschi
c) Le femmine facevano i lavori donneschi e i maschi educazione fisica
9) Perché in fondo all’aula c’era un catino con una brocca?
a) Perché tutti, prima di iniziare la lezione, dovevano lavarsi le mani
b) Perché tutti, prima di andare a mensa, dovevano lavarsi le mani
c) Perché alcuni alunni potevano non superare il controllo igienico
Maria Grazia è un ex insegnante e ha accettato con entusiasmo di venire a trovarci per raccontarci com'era la scuola quando lei era una bambina. Ci ha portato una vecchia fotografia che la ritrae, insieme alle sue compagne e alla maestra, scattata in occasione della fine dell'anno scolastico. La classe è una prima elementare, femminile. L'anno scolastico il 1955-56.
"C’è poi la memoria storica, quella che non riguarda i fatti della tua vita o le cose che hai letto, ma quello che è accaduto prima che tu nascessi.
Oggi se vai al cinema devi entrare a un’ora fissa, quando il film incomincia, e appena incomincia qualcuno ti prende per così dire per mano e ti dice cosa succede. Ai miei tempi si poteva entrare al cinema a ogni momento, voglio dire anche a metà dello spettacolo, si arrivava mentre stavano succedendo alcune cose e si cercava di capire che cosa era accaduto prima (poi, quando il film ricominciava dall’inizio, si vedeva se si era capito tutto bene – a parte il fatto che se il film ci era piaciuto si poteva restare e rivedere anche quello che si era già visto. Ecco, la vita è come un film dei tempi miei. Noi entriamo nella vita quando molte cose sono già successe, da centinaia di migliaia di anni, ed è importante apprendere quello che è accaduto prima che noi nascessimo; serve per capire meglio perché oggi succedono molte cose nuove."
"Lettera al nipote" Umberto Eco
Nonna Tina è la bisnonna d Karien, una delle nostre alunne. Poiché il filo conduttore delle diverse attività didattiche di quest'anno è stato il racconto del passato ci ha fatto davvero piacere conoscerla e incontrarla.
Un lunedì mattina ci è venuta a trovare e i bimbi le hanno chiesto di ritornare indietro nel tempo e di raccontarci la sua infanzia e la sua giovinezza. Nonna Tina è nata nel 1926, ha quindi vissuto in prima persona molti degli avvenimenti che abbiamo incontrato nel nostro viaggio.