Erano gli anni Settanta del secolo scorso, quando si sperimentò su larga scala la stagflazione, ossia la coesistenza di inflazione e stagnazione economica, generata da uno shock di offerta causato dal forte e repentino aumento del prezzo del petrolio da parte del Cartello dei produttori OPEC.
La stagflazione fa sì che i prezzi aumentino, ma al contempo anche che la produzione sia bassa, diminuendo così il potere d’acquisto. Nella pratica le famiglie si ritrovano sempre più impossibilitate ad acquistare beni e prodotti perché il loro potere d’acquisto, determinato dagli stipendi e dalle entrate, sono resi insufficienti da un mancato aumento che non tiene il passo dell’inflazione.
Il 2022 doveva essere l'anno in cui l'UE superava definitivamente i problemi economici della pandemia ed entrava in un nuovo capitolo di ripresa e prosperità; ma l’invasione dell’Ucraina ha cambiato le carte in tavola. Un mese dopo l'inizio della guerra, l'inflazione annua nell'Eurozona è salita al 7,5% dal 5,9% di febbraio. I soli prezzi dell'energia sono saliti alle stelle del 44,7% su base annua, un aumento sorprendente rispetto al tasso del 4,3% registrato a marzo 2021. La tempesta perfetta di aumento dei prezzi, catene di approvvigionamento limitate e decelerazione economica sta alimentando i timori di una stagnazione.
Le banche centrali dalla situazione economica degli anni Settanta hanno appreso almeno due grandi lezioni su come fronteggiare gli shock stagflazionistici:
di fronte a shock di offerta, la politica monetaria non deve agire in modo immediato, ma rispondere segnalando anticipatamente le mosse future relative al rialzo dei tassi di interesse; ciò è cruciale per gestire al meglio le aspettative di inflazione, che sono il motore principale dell’inflazione.
alzare i tassi di interesse nominali può non essere sufficiente per frenare l’inflazione. Negli anni settanta fu necessario alzare i tassi nominali al di sopra dell’inflazione, al fine di generare un rialzo dei tassi di interesse reali.
Il rendersi conto tardivamente di questo fenomeno porta ad un rialzo dei tassi aggressivo da parte della banca centrale che causa contrazione dell’economia, come successe nel 1980-81 negli Stati Uniti a causa di una Fed che aveva perso il controllo delle aspettative di inflazione.
Attualmente negli USA, dove l’inflazione ha raggiunto l’8,5%, la Federal Reserve il 16 marzo ha alzato i tassi del 0,25% e ha programmato altri sei aumenti entro la fine dell’anno sempre della stessa entità. In Europa, invece, per il momento di rialzo dei tassi non si parla. La guerra ha, infatti, avvolto in nuove ombre lo scenario dell’Eurozona e la Bce è voluta rimanere accomodante sotto l’ombrello dell’incertezza, poco attiva, e più attendista, sul fronte prezzi.