martedì 6 maggio 2014, 17:21
Appena ho finito di registrare una canzone, se mi sento appagato del risultato, provo, per pochi muniti, come una forma di esaltazione, qualcosa che non so descrivere, come se fossi un musicista capace, o se avessi prodotto qualcosa di veramente bello … So bene di non aver prodotto nulla, ma, ciò nonostante, mi sento felice e realizzato, soddisfatto.
La canzone di oggi, per esempio, non mi piace, ma mi piace molto come l’ho suonata, come sono riuscito ad eseguirla; lo dico così, per dire le cose come stanno, per condividere uno stato d’animo, senza false modestie. Come si spiega tutto questo? Non lo so, trovo nell’armonica e su tutto ciò che la riguarda, nell’armonica contestualizzata con la vita e le attività del nostro Forum, in quanto solo questa armonica conosco, delle strane contraddizioni, una delle quali è proprio questa: in questo mio percorso sanremese, incredibile palestra, come dice l’ottimo Roberto, per apprendere, progredire e trovare gli incentivi per farlo, sembra che mi vengano meglio le canzoni che non mi piacciono rispetto a quelle che mi sono sempre piaciute. Forse è merito del fatto che, dovendo vincere, per suonarle, quella certa inerzia dovuta al disinteresse, ci devo per forza mettere un impegno maggiore, tutto quello possibile.
Un’altra di queste contraddizioni, frutto delle mie sensazioni e non di pura verità, intendiamoci, che mi viene subito alla mente, visto che oggi sono in vena, è che ho dovuto constatare che chi prende lezioni smette di divertirsi, fino a smettere addirittura di suonare.
Chiedo a me stesso ed agli altri: “Ma, da grande, vuoi forse fare l’armonicista?” Per quanto mi riguarda, la risposta è no; da grande voglio fare altre cose, e non credo che avranno a che vedere con la musica, perché la musica fa parte di quelle discipline e materie che sono belle soprattutto viste da chi non le sa fare. Lo so, lo so, sembra una cavolata, e potrebbe anche esserlo; ma fatemi almeno spiegare. Per essere musicisti occorre, oltre al talento, tanto studio, impegno e autodisciplina, carattere, determinazione, passione. Se senti suonare al pianoforte un brano che ti piace vai in visibilio; ma quello che te lo sta suonando c’è arrivato attraverso tanti e tali sacrifici, e tanta dilazione nel tempo, che non è nemmeno in grado di rendersi conto di quello che veramente ha imparato a fare, in tutti quegli anni, né di quello che veramente riesce a trasmettere ad uno che non sa suonare. Insomma, per fare un esempio molto semplice, è un po’ come diventare ricchi attraverso una vita di duro lavoro e impegno e pensare di vincere alla lotteria. Capite bene che quella ricchezza appare molto più affascinante e in forma molto diversa al pensiero povero di chi ricco non è.
Insomma, dicevamo, da grandi volete fare gli armonicisti? Si? Bene, allora prendetevi tutto il tempo necessario e, se avete talento, andate da qualcuno che, notoriamente e in maniera comprovata e confermata, possa aiutarvi a farvi manifestare questo talento. Se invece da grandi non volete fare gli armonicisti, allora il mio consiglio è quello di divertirvi, divertirvi e basta; andate in montagna, mettete gli sci ai piedi, cominciate sul campetto dei bambini, poi, dopo un’oretta, mettetevi tra le gambe il seggiolino dello skilift e fate di tutto per arrivare in cima, e poi giù, alla meno peggio, come fece colui che per primo si mise gli sci, e che aveva due gambe, due braccia e due palle esattamente come le vostre.
E questi sono quei cinque minuti di esaltazione che mi prendono alla fine di una registrazione, quasi sempre, tanto per farvi capire. A voi non succede? Ovviamente mi sto rivolgendo a chi suona e condivide con gli altri, non a quelli che non suonano o che fanno autoerotismo musicale.
Un’altra contraddizione la trovo sullo sbavare guardando i video dei grandi sul tubo …
Ma, insomma, dovremmo confrontarci con i grandi musicisti, per lo più professionisti, viventi e non, che in ogni parte del mondo si contano sulle dita delle mani, per il nostro divertente passatempo? Ripeto, “divertente passatempo”, ciò che l’armonica è per me. Potrebbe qualcuno spiegarmi perché dovrei divertirmi di più e passare così meglio il mio tempo osservando attentamente quanto hanno saputo fare alcuni esemplari di esseri umani che si sono succeduti nei lustri e che vengono ricordati come dei fenomeni? Sapete, nella mia mente in preda ai cinque minuti di esaltazione, quale domanda si compone riguardo a questo? Mi viene da chiedermi: “Ma per fare l’amore con una donna dovrò forse prima guardarmi un filmino porno e cercare di imparare da quello?”
Poi, quando tutto ritorna nel suo equilibrio naturale, e cessa la secrezione di certi ormoni e certe sostanze che vanno ad influenzare la funzionalità del cervello, capisco che no, non è il caso, è meglio, e anche più dignitoso, un approccio sereno, naturale, secondo i tuoi stimoli e la tua fantasia. O no?
Ovvio che questa lettura non è per Giuliano, che mi trova lungo anche quando scrivo poco … Anche perché non ho ancora finito, e ora vi devo parlare del festival di Sanremo 1982 e della mia canzone.
A presentarlo fu ancora Claudio Cecchetto, con Patrizia Rossetti e Daniele Piombi dal Casinò. Il premio della critica andò a Mia Martini con “E non finisce mica il cielo”; a vincere fu Riccardo Fogli con “Storie di tutti i giorni”; il maggior riscontro per le vendite lo ebbe “Felicità” cantata da Albano e Romina Power. Altre canzoni, “Soli” di Drupi, “Vado al massimo” di Vasco Rossi. Fu anche l’anno della disputa tra Claudio Villa e il patron Ravera per l’eliminazione della canzone dello stesso Villa, che finì a carte bollate.
Pertanto ecco la vincitrice, “Storie di tutti i giorni” in versione armonica cromatica, Suzuki SCX 56, e il famoso tappeto, come dice Gianni, di fisarmonica; e questa volta il tappeto gliel’ho fatto, proprio pensando a Gianni, bello lungo come più volte mi aveva suggerito.
Sarò lieto se vi piacerà, ma sempre lieto di averla imparata e suonata anche se venisse criticata, ed il percorso è ancora lungo e pieno di insidie e avrò modo di rifarmi e tempo per altre critiche.
Grazie in ogni caso.
Carlo
P.S. Mi viene da ridere all’idea che qualcuno scrive tre righe e si scusa di averla fatta lunga … . Scusatemi veramente … . O meglio, ascoltate la canzone, direttamente, senza leggere il romanzo.