giovedì 17 aprile 2014, 16:47
Speravate di scansarla oggi, la mia canzone, ma no, non è così.
E intendo anche farla lunga con la presentazione, perché mi sento in vena di esporre alcune considerazioni a caldo. Antepongo i fatti miei a Sanremo ed al Festival; prima la canzone suonata con l’armonica, poi il festival. Il lavoro è stato lungo e difficile. L’ho dovuta suonare e risuonare prima di poter provare a registrarla, perché la benedetta strofa è maledettamente difficile. Sono partito da un midi, ma ho praticamente modificato o addirittura sostituito tutte le tracce; ho lavorato, per la base, molto sulla tastiera. Ma se il risultato soddisfa, va bene anche perdere un po’ di tempo in più … Tutto ha funzionato al meglio ed il risultato mi lascia soddisfatto. Celentano è un po’ come i Beatles e nulla è molto facile.
Ho creato qualche intreccio particolare, come i violini della Tyros sovrapposti al suono della CX12: ebbene quell’armonica regge anche un simile confronto e non si lascia intimidire da nulla! E sì che quei violini sono belli, anche se registrati! Il suono originale di quei violini, ascoltato direttamente dalla tastiera, è comunque molto più bello. Anche la voce di quello che dovrebbe essere un coro maschile, in risposta a “Chi non lavora”, tolta dal suo strumento e riprodotta altrove perde la caratteristica, perché sfrutta delle peculiarità dello strumento stesso, che vengono perse se si trasferisce tale voce altrove. Comunque l’idea di quanto volevo fare è rimasta anche in questa maniera.
Insomma, sono arrivato agli anni ‘70, in un battibaleno, e dopo questa mi aspettano due bellissime canzoni di Nicola di Bari, che già non vedo l’ora di suonare. Ma anche questa di Celentano l’aspettavo con ansia ed interesse, perché mi preoccupava molto per la sua difficoltà. Nella strofa qualche piccola “stempatura” si avverte, ma quelle le faccio sempre, anche nelle canzoni facili, perché mi trovo spesso in ritardo rispetto alla base; ma quello è dovuto soprattutto all’età …
E poi, dopo le due di Nicola di Bari, anni 1971 e 1972, inizieranno canzoni mai sentite, fino al 79; le altre non le ho ancora guardate, ma più si va avanti e più mi sono sconosciute …
Ma perché non conosco le canzoni del ‘70? Dovrei introdurre alcune note autobiografiche e non mi sembra il caso; ma in due parole posso dire che nella prima metà di quel decennio mi sono sposato, ho fatto il servizio militare, ho iniziato un’attività lavorativa in proprio; dal 1975 ho iniziato a fare gare con le moto e tutte le energie erano dedicate a quello; non c’era più tempo, e nemmeno passione, per le canzonette, né per la musica in genere.
Quasi tutte le canzoni che ho suonato in questi cinque anni, la stragrande maggioranza di esse, risalgono a periodi antecedenti il 1970. Vivo fuori dal tempo e dallo spazio, arroccato in cima ad un poggio, come quei vietnamiti che dal 1973 hanno vissuto nei boschi, continuando una guerra che era cessata da decenni.
Ma veniamo al festival del 1970.
Furono presentate ben 303 canzoni, delle quali ne furono scelte 26. Furono eseguite in due serate successive e le prime sette di ogni serata andarono in finale. Non c’erano molti stranieri, c’era Antoine, Rocky Roberts, Sandie Shaw. Non fu un anno eccezionale; debuttarono I Camaleonti, Patty Pravo, Mario Tessuto ed altri; dei nostri c’era inoltre Celentano, Caterina Caselli, La Cinquetti, Rascel, la Pavone, Bobby Solo, Claudio Villa ed altri.
Vinsero Adriano Celentano e Claudia Mori cantando questa “canzoncina” della quale fu premiata, secondo me, soprattutto la trovata originale delle parole e l’interpretazione della coppia.
Fu l’anno in cui Nino Manfredi cantò, fuori concorso, “Tanto pe’ cantà” di Petrolini.
Entriamo nell’era moderna del Festival, era in cui comincia a contare sempre più lo spettacolo e sempre meno la canzone, era che ci porterà gradualmente a fare del festival sempre più uno show televisivo che una gara vera e propria di canzoni.
Buona serata.
Carlo