giovedì 1 maggio 2014, 10:27
Buon primo maggio a tutti.
Sono lieto di terminare questi anni ‘70, prendermi una pausa, per poi pianificare e concentrarmi sugli anni ‘80, anni che ci riservano altrettante belle canzoni.
La canzone del 1979, “Amare”, non è famosissima ed è una di quelle tantissime canzoni di Sanremo che non piacciono subito, al primo ascolto, ma che cominciano a piacere dopo un po’ di ascolti, ed io, come per tutte quelle che non conoscevo, me ne sono innamorato imparando a suonarla.
L’ho fatta con la bluesharp, la solita Seydel in Low C, che ha un timbro sonoro particolarmente bello. Ci ho messo anche un pizzico di fisa; se Gianni mi dirà che c’è poca fisa vorrà dire che ho fatto bene a mettercela e che il risultato è gradevole; il problema sarebbe se mi dicesse che ce ne ho messa troppa, perché allora vorrebbe dire che non ci andava messa … !
Inoltre vorrei condividere con i “suonatori” praticanti della “home-recording” questa mia ansia di inizio, cioè la difficoltà delle prime battute, in cui le labbra tendono ad irrigidirsi e non ti senti sciolto: lo fa anche a voi? Poi, man mano che vai avanti con la canzone e che cominci a rilassarti ed a pensare che se sbagli potrai rifare tutto da capo o risuonarne una parte o una frase, allora le cose si aggiustano e cambia la musica, e le mie sono sempre migliori nella seconda metà.
Vorrei anche spendere due parole sul tipo di armonica che ho usato, un’armonica in tonalità bassa, considerando quelle in chiave di Do e più alta, cioè Re, Mi e Fa, senza considerare quelle in Sol, La e Si, perché credo siano ingestibili, almeno per me, e che comunque non ho mai provato.
Dunque, parlo a chi non è pratico e non le hai mai suonate. La successione tonale delle armoniche, dalla più bassa alla più alta, parte, come sappiamo, dal Sol, tonalità più bassa, a va fino al Fa, tonalità più alta. Le tre ottave che abbiamo a disposizione partono dalla tonica, la prima nota della scala, che è quella centrale di un pianoforte. Esempio: un’armonica in Do parte, sul primo foro soffiato, dal Do centrale di un pianoforte, detto in termini europei anche C4. Le armoniche, invece, accordate in tonalità bassa partono dall’ottava precedente e cioè, sempre nel caso di una in Do, dal C3 anziché dal C4. Ebbene, l’uso di tali armoniche non è così semplice come potrebbe sembrare, perché la loro risposta alle nostre sollecitazioni è assai diversa da quelle “normali”.
Le lunghe ance della prima ottava vibrano solo a guardarle ed è molto più difficile ottenere note singole pulite, nei fraseggi di una melodia; inoltre sono molto più sensibili e reattive ai piccoli errori di mancato controllo della respirazione e del posizionamento dell’armonica rispetto alla bocca, ed il pericolo di ottenere una nota “strozzata” è molto più consistente e sempre presente. Pensate che le ance si sentono vibrare solo sbattendo l’armonica sul palmo della mano per asciugarla. Di contro ti consentono, a chi come me suona melodie, di avere quella famosa ottava che nelle “normali” è monca di due note, la prima ottava, ti consentono, dicevo, di averla tutta completa, per poter meglio gestire le note del brano che devi affrontare senza uso di bending. Insomma, pro e contro; credo comunque che siano gestibili sino alla tonalità di Do e che la tonalità di Fa basso sia quella di maggior significato e di maggiore diffusione, essendo il Fa, come abbiamo visto, la tonalità più alta, e quella quindi che più facilmente necessita di una corrispettiva bassa.
Tutto questo per dire che ogni qualvolta mi cimento con quella tonalità impiego un sacco di tempo in più per arrivare a risultati accettabili, in termini di fluidità del fraseggio, anche perché se da una parte le ance più lunghe diventano più sensibili e morbide, dall’altra il loro tempo di reazione si allunga ed i fraseggi veloci diventano molto più complicati.
Bene, dette queste mie sensazioni sulle armoniche in tonalità bassa, sensazioni empiriche che non sono certo vangelo e che magari potrebbero essere il frutto di eventuali difetti delle mie armoniche in particolare, passiamo al festival del 1979.
Presentato ancora una volta da Mike Bongiorno, questo festival vede la partecipazione di 22 cantanti e di 22 canzoni. Vince Mino Vergnaghi con questa canzone e un certo successo lo ottennero i Camaleonti con “Quell’attimo in più”, ma nulla di grande rilievo da tramandare ai posteri. Come ormai consuetudine, risaltano più gli ospiti che i cantanti in gara, ed il festival ha veramente perso tutto il suo significato originario. Tra gli ospiti Demis Roussos e Tina Turner. Inoltre Pippo Franco canta la sua “Mi scappa la Pipì”, fuori concorso, che sarà la canzone più ricordata di quel festival …
Guardiamo fiduciosi verso gli orizzonti degli anni ‘80.
Un caro saluto a tutti.
Carlo