Abstract
Il lavoro di ricerca portato avanti ruota attorno alla questione – giacché trattata come "concetto" si fa più difficilmente afferrabile – della feralità: questa vi si situa come metafora fondamentale per una particolare postura di progetto argomentata, auspicata, derivata, proposta per il ripensamento dei luoghi della morte delle nostre città future: tale postura è quella del progetto ferale. Preso a tutto tondo, il progetto ferale (e le strategie di pensiero ad esso correlato) tiene assieme – anche nella giocosità doppia, ibrida del termine stesso – i due temi cardine del discorso intrapreso, che sono la morte (a cui rimanda il ferale nella sua accezione luttuosa) e la "natura" (a cui rimanda il ferale nella sua accezione zoologica). Di entrambi – e della morte, e della "natura" – si è ammesso, studiato e discusso il nostro concepirli come veri e propri tabù, anche se per motivi tra loro differenti. Segue che, in questo senso, può considerarsi ferale anche il grande sfondo di qualsiasi ricerca-azione si possa oggi proporre: il (poli)collasso ecosistemico e ambientale in cui siamo invischiati. Progetto ferale è così un tentativo di "proiettare" la teoresi ferale qui discussa – che si confronta con il (poli)collasso; che si confronta con i due tabù in questione –, che di per sé può definirsi una postura di pensiero interdisciplinare generale, internamente all'ambito della teoria dell'architettura e, quindi, del progetto: tale "proiezione" (ferale) avviene, infine, attraverso, per- e su di un luogo specifico, "luogo della morte" per eccellenza delle nostre città: quello del cimitero. Un luogo cimiteriale – ossia: ciò che intendiamo e conosciamo pure architettonicamente come tale nelle nostre città, che all'alba del XXI secolo si ritrova anch'esso coinvolto in quella che, a ragione, viene ormai definita una vera e propria "crisi" (lo è dal punto di vista strutturale e di funzionamento come spaziale) – che si ritrova, al presente, in moltissimi casi, ad essere luogo "esausto", lo si è dunque concepito in maniera anti-tradizionale come perimetro aperto, spazio per un possibile progetto ferale di reinvenzione dello stesso. Per muovere in codesta direzione destituente rispetto al "normato" cimiteriale attuale, ci si è altresì serviti di una finzione (ch'è funzione), di uno stratagemma che potesse in sé addensare, culturalmente e architettonicamente, la condizione attuale, per aiutare a meglio focalizzarla per affrontarla: Eusonia è questo, ossia una città che non esiste, ma della quale esistono i suoi abitanti – che siamo noi: nel nostro rapporto con la morte; ovvero, anche, nei nostri cimiteri. Andare oltre Eusonia – e nell'immaginario; e negli usi; e nelle forme – è ciò che in ultimo si prefigge progetto ferale: per una città, finalmente, dei-vivi-e-dei-morti assieme, infine indistinguibilmente.
2026 / Tommaso Antiga, "Architetture del Miserère. Reinventare il ruolo degli spazi cimiteriali per ripensare l'architettura della città", in Dario Gentili, Francesco Careri, Natalia Agati, Guelfo Carbone, Giulia D'Alia, Giulia Dettori, Edoardo Fabbri (a cura di), Roma. Out of Place, Mimesis, Sesto San Giovanni (MI), 2026, pp. 164-169, 187-188. ISBN: 979-1222328201.
2025 / Tommaso Antiga, "Death and the Open: Notes for a Cemetery Defoundation", in Andrea Califano, Francesca Lembo Fazio (a cura di), Urban Corporis – Foundations, Anteferma, Conegliano (TV), 2025, pp. 263-273. ISBN: 979-1259532275 (print); 979-1259532954 (e-book).
2025 / Tommaso Antiga, La morte e i suoi luoghi. Cronache da Eusonia, Mimesis, Sesto San Giovanni (MI), 2025. ISBN: 979-1222320724.
2022 / Tommaso ANTIGA, La morte e i suoi luoghi. Cronache da Eusonia, Tesi di Laurea Magistrale in Architettura, Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura – Università degli Studi di Udine, A.A. 2020-2021. Relatore: prof. Giovanni La Varra.