È noto che riordinare davvero è faticoso, richiede tempo. Un'ordinata riconfigurazione avviene solo nel momento in cui qualcosa in noi cambia. Il riordino incomincia sempre con una rottura, con una cesura; per dirla con Paul Valéry, con un'interruzione.
Per quanto riguarda il mondo dell'architettura e della progettazione, la condizione del nostro tempo pare essere proprio quella del "riordino". Invischiati in un Antropocene fatto di "questioni scottanti", per tentare di uscirne stiamo cercando nuove visioni e rinnovati traguardi, nuovi scenari integrati futuri per le nostre città: il tutto, sempre più spesso, cercando di dare nuova linfa a ciò che c'è già, ovvero a partire da ciò che resta al termine di un Novecento razional-esuberante che ha prodotto l'agenda architettonica del XXI secolo, o almeno di questo primo scorcio di secolo.
Quelle a venire non sono che proposte, raggruppate per mezzo di famiglie, per una piccola biblioteca a tema "architettura del paesaggio" – che altro non è che un più aggiornato modo di intendere e integrare la sempreverde Architettura. Sono note, quindi, per una "riordinata Architettura", che in sé tutta – al tempo dell'odierna policrisi, in primo luogo ecologico-ambientale – ha da essere "del paesaggio", se con tale accezione si intende un'attenzione più profonda nei riguardi del vivente non-umano e delle dinamiche ecologiche concepite in senso ampio, all'interno di un campo di studio e d'azione allargato nel quale sempre più discipline di trovano a dover operare.